Dalla parte
di Giovanna
Botteri

Niente da fare. Non c’è virus che tenga. Non c’è tragedia universale che tutto il mondo viva capace di far fare almeno un passo in avanti sulla strada del superamento dei peggiori stereotipi. Uno per tutti, peraltro di stringente attualità: le donne devono essere belle mentre gli uomini non ne hanno bisogno. La messa in piega è imprescindibile al femminile, il capello maschile un po’ trascurato aggiunge invece fascino. E non è solo una questione di stile, di questi tempi sarebbe anche inopportuna. Ma è la manifestazione del retropensiero oscuro che accompagna e limita il giudizio (peraltro mai richiesto) su qualunque azione o comportamento di una donna. Sia essa una professionista o una mamma, una ragazza o anche una bambina. In un laboratorio, in un’azienda, in una fabbrica, in ufficio, in ospedale ma anche solo tra le quattro mura di casa.

Il video non si trova in rete

Non c’è giustificazione che tenga. Il servizio di “Striscia la notizia” sul look di Giovanna Botteri – la giornalista Rai, ora corrispondente da Pechino, che da anni ci rilascia ogni giorno un lasciapassare per aiutarci a capire cosa sta accadendo nel mondo, dalle guerre alle pandemie, dalla politica agli eventi catastrofici – non è stata “una fake news totale” come si affanna in queste ore a spiegare Michelle Hunziker. Anche con un video postato in rete e rivolto alla giornalista che comincia con “cara Giovanna…”. La conduttrice del programma che al suo attivo sbandiera un impegno pluriennale in difesa delle donne cerca in più riprese di sostenere una tesi assolutoria invitando a rivedere la puntata del 28 aprile che, purtroppo e stranamente, non si trova in rete. L’esperienza di Doppia difesa evidentemente le è servita a poco se non è ancora bastata a farle rendere conto che la violenza si manifesta in tanti modi. E che uno di essi è attaccare una professionista al fronte, che sceglie di verificare una notizia piuttosto che farsi la piega o usare sempre lo stesso modello di maglietta. Scelta questa mai contestata per esempio a Giorgio Armani che indossa sempre una maglietta blu ma è uomo, re Giorgio, e se lo può permettere.

Hunziker ha seguito un copione forse senza cogliere fino in fondo la gravità della scelta redazionale e del suo sorriso. A Striscia Antonio Ricci e i suoi hanno cavalcato l’onda di una serie di commenti offensivi e ironici che da giorni affollavano i social sia sulla pettinatura che sul golfino con scollo a V della giornalista. E hanno colto l’occasione per rilanciarle nel programma. E’ stato facile confezionare un servizio falso buonista con la voce di Hunziker a parlare di capelli vaporosi e la chiusa finale finto ironica di Gerry Scotti “brava, brava Giovanna, vai avanti così nel tuo importante lavoro e non badare a chi sta a guardare il capello”. Evidente il voler approfittare anche, per rendere il tutto più appetibile, dell’impegno sociale della conduttrice che si è trovata così ad allinearsi con la massa di chi le donne le preferisce ben pettinate ma silenti. Ovviamente senza chili di troppo, con vestitini sempre adeguati a rallegrare il telespettatore a prescindere dalla notizia. Insomma, informare è roba da uomini che, anche calvi e malvestiti, appaiono sempre più convincenti ai sostenitori della superiorità di genere.

Il giornalismo non è non spettacolo

Botteri, che fa “giornalismo e non spettacolo”, davanti al clamore del caso, ha scelto di non entrare in polemica ma di sollecitare tutti ad una riflessione sul rispetto delle donne non tenendo in alcun conto il loro modo di presentarsi al lavoro, in tv e ovunque. “Mi piacerebbe – ha scritto – che l’intera vicenda, prescindendo completamente da me, potesse essere un momento di discussione vera, anche aggressiva, sul rapporto con l’immagine che le giornaliste, quelle televisive soprattutto, hanno o dovrebbero avere secondo non si sa bene chi… Qui a Pechino sono sintonizzata sulla Bbc, considerata una delle migliori e più affidabili televisioni del mondo. Le sue giornaliste sono giovani e vecchie, bianche, marroni, gialle e nere. Belle e brutte, magre o ciccione. Con le rughe, culi, nasi orecchie grossi. Ce n’è una che fa le previsioni senza una parte del braccio. E nessuno fiata, nessuno dice niente, a casa ascoltano semplicemente quello che dicono. Perché è l’unica cosa che conta, importa, e ci si aspetta da una giornalista. A me piacerebbe che noi tutte spingessimo verso un obiettivo, minimo, come questo. Per scardinare modelli stupidi, anacronistici, che non hanno più ragione di esistere. Non vorrei che un intervento sulla mia vicenda finisse per dare credibilità e serietà ad attacchi stupidi e inconsistenti che non la meritano. Invece sarei felice se fosse una scusa per discutere e far discutere su cose importanti per noi, e soprattutto per le generazioni future di donne.”

Al fianco di Botteri il Comitato Pari opportunità della Fnsi, Usigrai, Cnog e Giulia Giornaliste che hanno scritto: “In inglese si chiama body shaming, ma la potenza negativa di questa pratica si esprime bene anche usando l’italiano. Derisione, fino ad arrivare a vere e proprie offese, per come si appare, per come è il corpo, per come ci si veste. Nemmeno a dirlo, è una pratica ormai diffusissima nei social network. Colpite sono soprattutto le donne, che sono il gruppo sociale più odiato in rete”.

Si sono arrampicati sugli specchi quelli della trasmissione per cercare di salvare la faccia. “Striscia fa un servizio a favore di Giovanna Botteri ma molti commentatori da bar che esprimono opinioni per sentito dire scrivono che ce la siamo presa con lei”. Insomma abbiamo capito tutti male. Siamo invitati a riflettere che “in realtà è da tempo che su alcuni media e nei social Giovanna Botteri viene presa di mira per il suo look, a detta di molti non particolarmente curato». E allora Ricci e i suoi avrebbero montato il servizio per fare notare che la giornalista mostrava una nuova pettinatura. Un favore, insomma. Al quale però, giustamente, non crede nessuno.