Dalla Casa delle donne
al 25 novembre

Entrare nella Casa internazionale delle donne è ogni volta attraversare un cortile bellissimo, aggirarsi per stanze antiche che raccontano prima di reclusione e poi di lotta femminista, un luogo fisico e simbolico.
Non è una casa tradizionalmente intesa, dove si riunisce una famiglia. È uno dei luoghi del femminismo, ovvero di donne, e non solo, di diversa età, provenienza e posizionamento.

Centinaia di persone stanno riempiendo in questi giorni la Casa (così come la chiamiamo a Roma, capendo tutte al volo di cosa stiamo parlando) per assemblee aperte e conferenze stampa sulla questione dello sfratto allo storico spazio da parte dell’amministrazione capitolina.
Non voglio entrare nella questione legale, sono usciti numerosi articoli sull’argomento e c’è una trattiva in corso, ma vorrei provare a spiegare perché la Casa riceve tanta solidarietà e soprattutto da parte dei diversi femminismi.
Innanzitutto questo: il femminismo intesse relazioni in presenza, accoglie, forma, sorregge e vuole essere sorellanza ma il femminismo ha anche profonde differenze al suo interno, accesi dibattiti, aspre relazioni, idee differenti, scarti generazionali. Il femminismo appunto è fatto di femminismi. È la storia di un movimento che ha andamento carsico, con momenti di grande forza e pubblica piazza e altri più riflessivi ma in una continuità che arriva al presente. Quando si insiste sulle diversità all’interno del femminismo o si sottolineano questioni aperte al dibattito per provare a svelare una debolezza o a definire cosa sia il vero femminismo e cosa no, si sta facendo un’operazione che politicamente non ha molto senso.


La vicenda della Casa lo dimostra, il femminismo riconosce se stesso nella complessità e non ha problemi a individuare un esplicito e vergognoso attacco da parte di chi è cieco politicamente o portatore di patriarcato.
Qui c’è l’altro punto interessante, la vicenda della casa va inquadrata più ampiamente per comprendere tutto quello che sta accadendo nel nostro paese, gli attacchi alle donne sono continui e hanno forme varie, dalle violenze e femminicidi alla chiusura di centri antiviolenza, passando per la colpevolizzazione e messa in ridicolo delle donne che hanno denunciato molestie nel mondo dello spettacolo, e arrivano ai media che non danno molto risalto alle manifestazioni delle donne in tutto il mondo e soprattutto quelle che riempiono le strade del nostro paese. Quanti sono gli articoli e i servizi in tv che si occupano davvero delle donne e che ascoltano le voci delle femministe? Pochi i servizi sulla giornata internazionale contro la violenza sulle donne dello scorso anno che ha visto Non Una Di Meno portare per le strade di Roma 200 mila persone da tutta Italia. Poca attenzione a un movimento che da mesi si riunisce per scrivere un piano femminista contro la violenza, che dalla Casa delle donne stessa ha lanciato il primo sciopero globale delle donne. Ora ne parlano in tanti e si soffermano sulle virtù della Casa ma non parlano di quanto questo attacco allo spazio romano sia anche questo, un attacco a un luogo femminista.


Indubbiamente la casa offre cultura, servizi, è un punto di riferimento per il territorio e dà in termini sociali ed economici più di quanto le viene chiesto in affitto ma soprattutto la Casa ancora produce spostamento nel contrastare una cultura maschilista ben radicata nel nostro paese. L’elemento politico, che andrebbe ulteriormente rafforzato e sottolineato in questo momento, è rappresentato dalle donne che la animano e dalle tante associazioni che lavorano all’interno della sede di Via della Lungara, con una storia decennale che fa da raccordo tra passato e presente, tra il cosiddetto femminismo storico e le declinazioni attuali.
Sono presenti diverse associazioni note alle donne che affrontano la violenza, associazioni storiche che fanno politica da una vita, c’è una meravigliosa Archivia, c’è ancora viva e pulsante la redazione di DWF, la rivista che dal 1975 ad oggi costituisce un riferimento essenziale per chiunque si occupi del pensiero politico e della cultura delle donne in Italia e nel mondo. In tutto questo vedo il mio percorso e quello di molte altre che dentro questo posto sono state accolte, con la Casa hanno condiviso, con la Casa hanno litigato, con la Casa si sono arrabbiate, con la Casa hanno fatto feste, attraverso la Casa sono tornate, andate via e ritornate. Siamo tutte qui da dove non possiamo e vogliamo spostarci, il femminismo non solo non si arresta, sicuramente non si sfratta.

Bisogna ricordare che le femministe hanno sempre avuto l’intelligenza e la capacità politica di cavalcare il tempo ridefinendolo ogni volta e sanno comprendere quando è il momento di ridurre le distanze senza annullare le differenze. Tante donne sono pronte a diverse forme di lotta pur di non perdere la Casa e non è certo un caso che questa sera Non Una Di Meno lancerà qui il suo piano femminista contro la violenza maschile sulle donne e la violenza di genere. Dopo un anno di lavoro che ha visto assemblee territoriali e nazionali riunirsi in tavoli di lavoro, centinaia di donne scrivere, il piano verrà raccontano e spiegato, a Roma e contemporaneamente in molte città italiane tra cui Milano, Bologna e Bari, all’interno e insieme alle donne della Casa, e poi tutte in piazza il 25 novembre, sempre a Roma, per la manifestazione nazionale.

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