Dal 1951 al 2008. Il lungo viaggio della libreria Rinascita, a Botteghe Oscure

L’ultimo segno di sé, la libreria Rinascita lo affida ad un cartello attaccato all’entrata di Via delle Botteghe Oscure 3: “Chiuso per ristrutturazione”. E’ l’ottobre del 2008 e le settimane precedenti erano passate evitando le domande dirette dei clienti storici, inevitabili, che avevano intuito quello che stava succedendo, fino a quell’avviso “Dal 4 all’11 ottobre ultima settimana di eccezionali sconti: 30 % sui libri e 50 su cd e dvd”. E ancora: “Dal 12 la libreria chiude per lavori di ristrutturazione”. Una pietosa bugia che sanciva dopo oltre cinquant’anni la chiusura della storica libreria, ultimo avamposto di una sinistra che si era già allontanata da Botteghe Oscure, dal Bottegone. Ultima anche tra le librerie politiche a chiudere – nel 2000 aveva chiuso la ‘Libreria Internazionale il Manifesto’ che era stata ‘Mondo Operaio’- in un mondo, quello editoriale e musicale, in piena trasformazione ma in sofferenza. Aperta nel 1951 e di proprietà del Pci (e poi delle sue diverse incarnazioni), prendeva il nome dalla rivista fondata da Palmiro Togliatti nel giugno del 1944 a Palermo, trasferita poi a Roma; per decenni con uscita mensile fino al 1962, quando divenne settimanale. Nel 1989 sospese le pubblicazioni, per poi riprenderle alcuni mesi dopo, fino al numero conclusivo del febbraio del 1991.


La Lib/RI – come cerchiamo di raccontare in questo articolo a cui hanno collaborato gli ex lavoratori della libreria – è stata per tutta la sua storia il punto di riferimento non solo di chi dal palazzo scendeva – Pajetta, Napolitano, Giglia Tedesco Nilde Iotti, Gianni Borgna,Walter Veltroni per dirne alcuni – ma di generazioni di scrittori, registi, musicisti, che ha spesso ospitato e di cui parleremo. Ecco, se si può suggerire una immagine è quella di una casa della cultura aperta a tutti, dove passare sapendo di poter sempre incontrare qualcuno che conoscevi. Guidati tra gli scaffali dei libri da dipendenti consapevoli di un ruolo che andava oltre l’essere semplici ‘commessi’. E poi i direttori: Leban, Urbano Stride e Gina Bellot che ne ha accompagnato la chiusura. E’ proprio Stride che intuisce, alla fine degli anni ‘80, la necessità di aggiornare e adeguare la libreria ai cambiamenti che si stavano manifestando, l’affermarsi dei megastores (Feltrinelli su tutti) per fronteggiarne l’impatto: apertura fino alle 21 e della domenica, presentazioni di libri e dischi ogni settimana, presenza a tutte le Feste de l’Unità di Roma e alle manifestazioni che riguardavano l’editoria. Fu sempre Stride, complice un mazzo di rose, a convincere Carmen Llera Moravia a ‘lavorare’ in libreria, e che divenne una presenza costante per alcuni anni insieme ai suoi libri consigliati. Dai consigli alle presentazioni che, con abile magia sullo spazio non enorme, hanno ospitato Camilleri, Augias, Celestini, Marcorè, Cotroneo, Lia Levi per dirne alcuni.


Nel 1960 nel piano basso della libreria viene creato il settore musica che da subito diventa riferimento per una generazione di appassionati. Negli scaffali di legno bianco dischi una geografia musicale che trovava accanto il folk italiano a quello irlandese; la musica brasiliana, africana. E poi il jazz, la musica italiana, quella musica classica e il rock. Appassionati che poi erano (anche) giovani attori, registi che tra quegli scaffali cercavano musiche da inserire nei loro film (una su tutte quando Nanni Moretti fece suo il consiglio di utilizzare il ‘Koln Concert’ di Keith Jarrett per il film che stava girando: il film era ‘Caro diario’ nella scena struggente dedicata a Pasolini; o perché grandi consumatori come Carlo Verdone, oppure semplicemente perché abitava al palazzo accanto, come il maestro Ennio Morricone. Restano nella memoria la proiezione del film di Marco Risi ‘Mery per sempre’ con tutto il cast e decine di persone in ogni angolo della libreria ed anche il presidio quasi militare che accompagnò l’uscita di Salman Rushdie ‘I versi satanici’, con la fatwa nei confronti dello scrittore e le seguenti minacce alle librerie che vendevano il libro. O quando lasciando tutti senza fiato, entrò Roberto Benigni che a voce altissima: “saluto tutti i comunisti qui dentro!”. (Questa invece la ricordiamo sottovoce. Una giovanissima collega prese così seriamente l’indicazione del direttore di chiedere il documento di riconoscimento a tutti coloro che pagavano con assegno, che lo chiese perfino – non riconoscendolo – ad un serissimo D’Alema. Giurano i presenti che abbia accennato un sorriso sotto i famosissimi).

Quando iniziò il declino del vinile lasciando il passo al cd con le sue dimensioni ridotte, venne ampliato lo spazio dedicato al cinema. A metà degli anni ‘90 la musica e il cinema traslocano nei locali che un tempo erano l’ufficio postale interno del Pci nell’angolo opposto alla libreria, dando così maggiore spazio anche a quella, che successivamente raddoppierà aprendo una Rinascita Libri a Largo Agosta. Nel 1995, il Pds per far fronte al risanamento economico del bilancio dismette e mette in vendita molte delle proprietà, tra cui anche lo storico palazzo di Botteghe Oscure. Con il partito, ora Ds, che nel 2000 aveva già trovato un’altra sede e venduto il palazzo, Rinascita continuerà fino al 2008, ultima ad andarsene, quando sotto la pressione di una situazione economica ormai in difficoltà e per il mancato rinnovo del contratto di locazione chiuderà, con quel cartello che annunciava i lavori di ristrutturazione.