Da Torre Maura
per costruire
una società nuova

E pensare che fino ad allora ascoltare Emerson Lake & Palmer, Deep Purple, Crosby Stills, Nash & Young, Rolling Stones, Beatles, le Orme , New Trolls, Banco , PFM, Genesis, Van der Graaf Generator, Jimi Hendrix, Janis Joplin, Lou Reed, Eric Clapton, Led Zeppelin, King Crimson, De André mi dava emozioni. Woodstock, anche per noi che lo vedemmo solo al cinema, rappresentò un avvenimento da emulare e con Mauro iniziai a frequentare i nostrani festival: Caracalla Pop, Villa Pamphili Pop, addirittura un concerto al Piper di un esordiente Alan Sorrenti accompagnato da Jean Luc Ponty e Tony Esposito eclettico percussionista emergente. La sua “Aria” ci faceva volare, e non era l’effetto di droghe.

Costruire la nuova società

Improvvisamente tutto questo finì per non avere più interesse di fronte alla nuova missione: costruire la nuova società dove aspirare ad essere felici.

Era stato Mauro ad incuriosirmi con le sue idee anarchiche, qualche tempo prima. Diceva che non c’era altra via che l’anarchia. Mi fece anche partecipare a quello che lui riteneva un atto di grande importanza: bruciare alcuni registri della sua scuola. E poi scomparve.

Gli inizi a Torre Maura

Ma fu al bar Sansone che mi avvicinai alla politica vera. Con Felicetto, Alfonso, Ezio, Gianni, Pio, tentammo un approccio con alcuni militanti del Manifesto, i quali ci presero sul serio e organizzarono un paio di riunioni in casa di uno di loro. L’approccio non andò a buon fine perché parve a noi un tentativo un po’ troppo pretenzioso, cioè sembrava che le sorti dell’umanità dipendessero da noi, dal nostro impegno. Allora Gianni già politicizzato ci indirizzò verso la sezione del PCI di Torre Maura, la nostra borgata. La molla fu il referendum sul divorzio. Battemmo la borgata in lungo e in largo per diffondere l’Unità e per convincere gli abitanti di Torre Maura a non abrogare quella legge. Successone. In tutto il Paese si affermò il NO. L’Italia era pronta per una stagione di progresso oltre allo sviluppo già in atto da qualche anno.

Fu così che entrarono nel circuito della militanza altri ragazzi Roberto, Nadia, Alfredo, Stefania, Pietro, Rossana, Angela, Stefano, Enrico, Nadia… che si aggiungevano ai già attivi Fernando, Dino, Agnese, oltre ai veterani Santomauro, Anna e Peppino Ascione, Pietro Petolillo, Fiorani il segretario

Le lotte per la costruzione delle scuole e gli altri servizi ancora mancanti, andavano di pari passo con l’altro referendum: l’aborto terapeutico, con l’esito che tutti sappiamo. Oltre a cortei per le strade di Torre Maura, ricordo il primo blocco stradale della via Casilina per la creazione del parco pubblico in via Belon. In questo contesto spiccava la figura di una dirigente storica del Partito, Tina Costa che coordinava tutte le sezioni della Casilina.

I Decreti Delegati permisero a molte persone di affrontare i problemi della scuola dal di dentro, e furono anche una buona occasione per molti di essi di fare politica ed entrare a far parte di questa organizzazione democratica, il PCI.

Col passare del tempo la mia autostima aumentava, il nostro radicamento nella borgata produceva consenso e fiducia nel PCI. Con l’ampliarsi degli spazi di democrazia (comitato di quartiere, decreti delegati oltre al sindacato) nei quali eravamo sempre presenti, ci sentivamo padroni del futuro. Sembrava davvero che stessimo esercitando una egemonia sulla società.

Ritornato dal servizio militare dovevo iniziare da capo, ed ero pessimista sul mio futuro. Però Gianni, che nel frattempo era diventato il segretario del partito di Torre Maura, aveva bisogno di una persona che lo aiutasse nella sua attività: faceva e fa ancora il posatore di moquette e affini.

Formammo una bella coppia, e io oltre ad essere il suo aiuto sul lavoro ero… il segretario del segretario (?!): praticamente mettevo ordine alla sua agenda, la mattina mentre andavamo a lavorare, lui guidava la sua auto e io leggevo a voce alta l’Unità o Rinascita; la sera, di ritorno, a volte senza andare a casa a cambiarci, subito in sezione.

Gianni Trebbi, tre o quattro anni più di me; una persona pragmatica e per questo carismatica, era il primo a fare le cose che c’erano da fare: volantinaggio, affissione dei manifesti diffusione de l’Unità, ecc., cosicché difficilmente gli altri potevano “imboscarsi”.

Il terrorismo

Eravamo così immersi nella “nostra politica” che non ci accorgemmo del ciclone che stava investendo tutti. I giovani che contestavano la società e anche il PCI, furono di fatto criminalizzati, la repressione fu dura e il terrorismo ebbe terreno fertile. Perse la politica, perse la cultura, perdemmo tutti. Quanto sangue versato inutilmente.

Ricordo le manifestazioni “militarizzate” dal ’77 in poi, la paura. Il PCI e i sindacati baluardi della democrazia. Ma è stato davvero così?

Certo, oltre al terrorismo di sinistra c’era anche quello stragista di matrice fascista. A ripensarci mi sembra quasi che ci fossero dei registi occulti che alimentavano l’odio reciproco per farci combattere una vera e propria guerra: quanti giovani sono caduti, e quanti poliziotti, politici, magistrati, quanta gente comune.

Ancora oggi penso che sarà impossibile sapere la verità su molti dei misfatti di allora perché nessuno è intenzionato realmente a togliere il segreto di Stato su quelle vicende.

Il lavoro presso Alitalia

Enrico Prese il mio posto di attendente del capo (Gianni era un benefattore), in quanto io avevo fatto bingo, riuscendo ad essere assunto in Alitalia, grazie alla mitica legge 285 (occupazione giovanile). Di fatto, si aprì una pagina nuova della mia vita: trovarsi in una grande azienda, la più grande del Lazio a quei tempi, è una esperienza che consiglio a chiunque. Può fare solo bene conoscere centinaia di persone nuove, riconoscere la gerarchia, comportarsi di conseguenza, ma con una differenza rispetto al servizio militare: lo statuto dei lavoratori e quindi il sindacato. La politica, insomma.

Il tutto mi eccitava molto, ma ci misi un po’ di tempo prima di manifestarmi. Poi vennero a cercarmi. Al ”KGB” nulla sfuggiva; il delegato del reparto in cui lavoravo aveva ricevuto informazioni sul mio conto: un compagno e per di più attivista. Niente di meglio.

Gli chiesi di non coinvolgermi subito perché avevo i miei tempi, dovevo familiarizzare con i 300 colleghi del settore, mi dovevo ambientare bene e poi avrei dato il mio contributo. All’epoca una persona che si dimostrava disponibile, veniva catapultata nella bagarre (e di bagarre si trattava, erano gli anni di piombo) e in quattro e quattr’otto si ritrovava a fare il delegato di reparto, che con un termine per me forzato, veniva e viene ancora di più oggi chiamato ”il sindacalista”.

Comunque rimasi fuori dal sindacato (CGIL) per parecchi anni anche perché nello stesso settore lavorava Piero Rossetti, un compagno prestigioso eletto per due volte al comune di Roma, il quale mi indirizzò con forza verso l’attività politica incentrata nella sezione aeroportuale del PCI, che proprio in quel periodo prese il nome di Guido Rossa, l’operaio comunista ucciso dalle BR.

Anche in sezione il mio inserimento avvenne con le modalità note. Prima ascolto, osservo poi dico la mia, anche perché nella sezione era evidente la divisione in gruppi: primo fra tutti quello legato al sindacato, che aveva fatto della sezione una sua appendice e quindi quelli che, con questo pretesto, volevano fare della sezione lo strumento per criticare il sindacato e sostituirne eventualmente qualche dirigente; quelli che, dipendenti di Aeroporti di Roma, criticavano la gestione politica e sindacale della maggioranza che invece lavorava in Alitalia; gli assistenti di volo che sembravano più estremisti e criticavano la linea troppo responsabile del partito determinata dalla base di Fiumicino, dove era maggioritaria la componente operaia; e via frazionando.

E tutti questi compagni ovviamente ti chiedevano di schierarti; bisognava perciò essere molto cauti. E io in quanto a cautela… Anche perché dai vari Sesta, Cimaglia, Cancila, Zanetta, Micheletti, Scotti, Heusch, Marchionni, Santarelli, Romagnoli, Monaco… oltre al già citato Rossetti c’era solo da imparare.

L’ingresso in sezione di due-tre compagni giovani oltre a me, non inquinati da queste logiche, favorì la ripresa di un’attività più autonoma e più autorevole del PCI in aeroporto. In questo fummo agevolati dal sostegno del compagno più carismatico che abbia mai conosciuto: Domenico Leardi, vero leader operaio che infiammava le assemblee e che per la sua bontà e umiltà ha ricevuto soddisfazioni personali molto inferiori all’impegno da lui profuso nel corso della sua vita e che avrebbe meritato.

Il PCI di Colli Aniene

Ma per chiudere questa meravigliosa esperienza di vita devo citare anche il PCI di Colli Aniene, quartiere dove mi sono trasferito sposandomi e dove ancora abito.

Nel frequentare questa sezione ho avuto il dubbio se iscrivermi a questa o a quella aeroportuale. La scelta ricadde in un primo momento su quella aziendale. Ma la forza di attrazione, la passione politica ancora forte, fece sì che molti pomeriggi li dedicavo anche a qualche riunione e attività esterne della sezione di Colli Aniene (oltre al fatto che, naturalmente, quasi tutte le domeniche mattina mi incamminavo con una trentina di copie de l’Unità e scalavo gli alti edifici del quartiere). Quartiere edificato soprattutto dalle cooperative tra le quali spiccava l’ancora operativa AIC. Neanche a dirlo, questa situazione condizionava l’attività del Partito. Ma di ciò non fui testimone diretto in quanto non iscritto e non inserito nel dibattito interno. All’esterno invece sembrava la “gioiosa machina da guerra”: iniziative, campagne elettorali, feste de l’Unità. Percepii una forza organizzativa e quindi politica a me sconosciuta.

A Torre Maura per fare la festa de l’Unità dovevamo fare debiti con i pochi commercianti disposti a fornirci gli alimenti, dovevamo costruirci il palco e tutto il resto e talvolta salivamo sullo stesso palco per “allietare” le persone venute a passare quelle ore in serenità ma anche a sostenere la stampa e l’attività del Partito. Se quella a me appariva come una categoria dilettantistica, qui a Colli Aniene invece c’era il professionismo. Sicuramente disponevano di maggiori entrate economiche anche per la platea degli iscritti (credo di ricordare 500-600 contro 150-180). A Torre Maura operai, impiegati e qualche commerciante, a Colli Aniene di tutto e di più; dirigenti di partito, di cooperative, funzionari di aziende pubbliche e private, oltre agli operai di tutte le categorie. Per un caso del destino il compagno di maggior “prestigio” della sezione di Torre Maura era proprio il presidente di AIC Signorini, che sempre a Torre Maura aveva iniziato la sua attività politica, diventando uno storico dirigente del PCI e professionale; e a cui chiedevamo un sforzo economico sempre maggiore oltre al materiale edile per costruire le feste.

Fu in quel periodo comunque che, grazie alla doppia militanza, Lovallo che dirigeva l’associazione Amici de l’Unità mi propose come diffusore del giornale da premiare insieme ad altri compagni delle numerose sezioni di Roma. Cosa che avvenne e che ricordo ancora oggi con orgoglio.