Da Di Maio a Salvini, se governare stanca

Governare stanca, forse anche più che lavorare. Il M5S deve essere stanchissimo di governare a tutti i costi, con chicchessia e soprattutto con se stesso. Doveva aprire il Parlamento come una scatola di tonno e adesso si ritrova, un po’ attonito, a specchiarsi – come la strega di Biancaneve – in un movimento più bello, più giovane e a tratti più colto, autoconvocato e autoproclamato delle “sardine”, che riempie le piazze, con poche idee, ma chiare, che “pretende” di imporre le buone maniere alla politica, non ha paura di cantare “Bella ciao”, si dichiara antifascista e si ispira – senza se e senza ma – alla Costituzione.

L’involuzione dei Cinque Stelle

La nuova classe dirigente del M5S, invece, ha indossato giacca e cravatta, si è messa a studiare e fare i conti con le proprie promesse, in aule che se non sono “sorde e grigie”, di sicuro sono meno colorate e divertenti delle piazze che vogliono diventare “agorà”. E così il M5S si è accorto che governare stanca, specie se deve rincorrere una miriade di ex grillini, dispersi e delusi, che non vogliono pagare la piattaforma “Rousseau” di Davide Casaleggio. E poi, deve essere faticoso governare facendo continui salti mortali per non rinnegare quanto fatto con la Lega di Salvini, a partire da quei decreti sicurezza che le “sardine” chiedono di abrogare, come vorrebbe – timidamente – anche il Pd.

Dovrebbe essere faticoso governare anche per Giuseppe Conte, obbligato a mediare su tutto in un governo che litiga su tutto. Ma, adesso, vuole passare dallo sprint alla maratona, dimenticando che muscoli, fiato e strategia di gara sono completamente diversi. Eppure, il premier moltiplicato sembra pimpante e fiducioso e si galvanizza ogni volta che bacchetta il suo ex ministro dell’Interno.

La Lega si riposa all’opposizione

Salvini, quando ha innescato una crisi di governo a ferragosto, doveva essere stanchissimo di governare e forse anche un po’ spaventato da una finanziaria (patto di stabilità) che si annunciava lacrime e sangue, mentre preferiva dei comodissimi “pieni poteri”. Adesso si sta riposando all’opposizione e ogni tanto lascia parlare Giorgia Meloni, che sembra più brava e sovranista di lui, mentre Berlusconi, un po’ stanco di suo, viene, via via, abbandonato dalle valchirie che lo avevano tanto amato.

Nicola Zingaretti, invece, non è per niente stanco, perché altri stanno governando al posto suo.

Governare gli italiani, forse, è inutile, ma è soprattutto una fatica di Sisifo, con un Paese rassegnato e complice di una evasione fiscale spaventosa, che rende qualcuno troppo ricco e tutti gli altri più poveri, che non riesce ad investire sulla Scuola ed attuare la Costituzione, che impone “la ragionevole durata” di ogni processo (art. 111).

 

La trappola del taglio dei parlamentari

E’ faticoso governare un Paese che deve proteggere un’anziana signora, sopravvissuta alla Shoah, che non dimentica, ma non vuole odiare. Forse è inutile tentare di governare un Paese sterile ed incapace di ascoltare i suoi giovani, ai quali stiamo bruciando il futuro, che rifiuta il merito e confonde la solidarietà con l’assistenzialismo di un zoppicante reddito di cittadinanza, pieno di furbetti, di equivoci e con poco lavoro (appena il 3,6% dei richiedenti). Un Paese con le autostrade costose e poca manutenzione, che crollano qua e là. Un Paese stritolato, come a Taranto, dall’alternativa del diavolo, tra lavoro e salute dei cittadini. Un Paese che forse può essere governato solo dallo spazio.

Governare stanca anche chi ha voluto –con qualche ragione- la riduzione del numero dei parlamentari per punire la casta, ma si è accorto troppo tardi di essersi infilato da solo in una trappola masochista, perché le poltrone piacciono a tutti e nessuno ha ancora pensato a come modificare la legge elettorale, costruita per un mondo che non esiste più. Se si dovesse ritornare al proporzionale, più o meno corretto, governare non sarà più soltanto faticoso, ma quasi impossibile e così qualcuno ritornerà a reclamare i “pieni poteri”, per non farci perdere troppo tempo con chiacchiere e distintivo. E allora, finalmente, avremo davvero un anno bellissimo, che durerà chissà quanto.