Da Amnesty
a Harry Potter

Un anno fa J.K. Rowling, la super acclamata autrice della saga di Harry Potter, fu invitata dall’università di Harvard a tenere un discorso per la cerimonia di laurea degli studenti del prestigioso ateneo. Prima di lei altri lo avevano fatto, dall’attore De Niro (invitato dalla New York University) al regista Steven Spielberg all’attrice Natalie Portman a molti altri. Una tradizione che riguarda sia l’inizio dell’anno accademico che la sua conclusione e che mostra come le grandi istituzioni del sapere accademico Usa non abbiano paura della contaminazione con il mondo delle lettere più popolari e dello spettacolo cercando, anzi, per questa via, un canale più diretto di comunicazione con i suoi studenti.

La Rowling decise di concentrare il suo discorso su due aspetti. In primo luogo sui benefici del fallimento. Certo, si può obiettare che è facile per chi è diventata una star internazionale nonché una ricchissima scrittrice guardare con benevolenza i propri passati errori sostenendo che il fallimento costringe a eliminare tutto il superfluo e a incanalare le proprie energie verso ciò che interessa davvero, nel suo caso la scrittura.

Ma un messaggio sul possibile fallimento che è insito in ogni vita, rivolto a studenti che hanno vissuto gli studi come una corsa verso il successo, è un richiamo salutare alla realtà. Il secondo aspetto del suo discorso – che si può ritrovare in rete o nel volume edito da Salani Buona vita a tutti – ha riguardato l’importanza dell’immaginazione, di cui lei è una fervidissima cultrice. E’ un potere che consente non solo di immaginare ciò che non esiste ma che, soprattutto, ci permette di provare empatia verso esseri umani di cui non abbiamo mai condiviso le esperienze.

C’è un’aggiunta fondamentale. La Rowling racconta della sua esperienza, precedente alla scrittura di Harry Potter, presso il dipartimento di ricerche sull’Africa a Amnesty International, sede londinese. Lì ha letto lettere di persone torturate, racconti di chi ha perso tutto, di chi è stato testimone di rapimenti, esecuzioni sommarie, stupri. Ad Amnesty International dice di avere imparato moltissimo, di aver capito l’importanza dell’empatia umana come motore di una azione collettiva salvifica. “Partecipare nel mio piccolo a quel risultato è stata una delle esperienze che più mi hanno ispirata e resa umile nella vita”. Nei nostri tempi bui di sospetto verso lo straniero, di de-umanizzazione del diverso, il monito della Rowling è qualcosa da tenere a mente e da passare ai nostri figli assieme alle storie del maghetto Potter.