Da Amendola, Matteotti, Gramsci, Trentin
un progetto per scoprire la Costituente

È un libro e ha un titolo che guarda al passato ma anche al presente: “Preludio alla Costituente”. Contiene le storie di donne e uomini come: Luigi Albertini, Argentina Altobelli, Giovanni Amendola, Bruno Buozzi, Eugenio Colorni, Eugenio Curiel, Giuseppe Di Vagno, Francesco Luigi Ferrari, Lina Fibbi, Leone Ginzburg, Piero Gobetti, Antonio Gramsci, Anna Kuliscioff, Giacomo Matteotti, Teresio Olivelli, Sergio Paronetto, Giaime Pintor, Carlo e Nello Rosselli, Giuseppe Toniolo, Silvio Trentin, Filippo Turati, Carla Voltolina Pertini. Sono persone che con le loro lotte, i loro scritti, hanno preceduto e reso possibile la carta costituzionale. Come scrive Giuliano Amato nella postfazione: “Ritornare alla Costituente, e al suo preludio…serve a ritrovare, pur non potendo più condividere i sentimenti dei loro protagonisti, la ragioni dei principi che essi vollero non per sé, ma per l’Italia che stava nascendo; e a sentire quindi la responsabilità, che è tutta nostra, di un futuro che non può e non deve discostarsene”.

L’opera è stata coordinata da Alberto Aghemo, Giuseppe Amari, Blando Palmieri, con la  prefazione di Valdo Spini. Sarà presentata alla Camera dei deputati, nella Sala della Lupa, mercoledì 5 dicembre, alle 10. Con interventi di Flavia Nardelli, Gianfranco Pasquino, Cesare Pinelli, Alessandro Roncaglia, Valdo Spini, Livia Turco e Lucio Villari.

Pubblichiamo qui un testo che illustra le finalità del progetto editoriale, firmato dai tre Coordinatori anche a nome di tre importanti associazioni: Fondazione Giacomo Matteotti. Fondazione Giuseppe Di Vittorio, Circolo Fratelli Rosselli:

“Nella bella commemorazione di Antonio Gramsci che Luigi Russo fece alla Scuola Normale Superiore di Pisa il 27 aprile 1947, in occasione del decimo anniversario della morte del dirigente comunista, il grande italianista lamentava come la sua generazione di cinquanta-sessantenni fosse stata una generazione tormentata e mutilata quale altra mai. Falcidiata dalla Prima guerra mondiale e poi resa “più sottile… o captata e svuotata dalla corruzione di un regime dispotico, o vessata e stroncata e dispersa dalle carceri, dall’esilio, dalle malattie e dalle morti; sicché la sorte di essa, assai grave, pesa non soltanto su noi che ne fummo per ragioni cronologiche partecipi, ma su tutta la vita intellettuale e politica del nostro paese” (Antonio Gramsci, Lettere dal carcere).

Russo ricordava tra le perdite: Giovanni Amendola, Piero Gobetti, Carlo e Nello Rosselli, Leone Ginzburg, Antonio Gramsci, Guido Dorso, Eugenio Colorni. Non dimenticando i più giovani Giaime Pintor e Pilo Albertelli. A cui vanno aggiunti almeno Cesare Battisti, per la Prima guerra mondiale; Giacomo Matteotti, Bruno Buozzi, don Giovanni Minzoni e don Giuseppe Morosini per il periodo successivo.

E non andrebbero dimenticate alcune testimonianze di persone comuni, lavoratori, sindacalisti meno noti ma non meno eroici, che ebbero a patire uguali e ingiuste sofferenze, per appartenenza di razza, di sesso, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali, nella strenua difesa dei loro rispettivi valori e teorie politiche, ancorché differenziati, ma uniti nella lotta per un lavoro libero e dignitoso, per la democrazia e nella resistenza al nazi-fascismo. Combatterono in difesa della dignità e della indipendenza del Paese, con una visione del federalismo europeo e cosmopolita; per la fratellanza dei popoli, nella dignità della persona e nella pace fondata sulla giustizia.

Il rifiuto di tali discriminazioni e il riconoscimento di quei valori entreranno poi nella carta Costituzionale. Mentre si deve molto alla loro eredità intellettuale e morale e al loro sacrificio lo spirito unitario antifascista che animò la Costituente, la loro perdita peserà in modo grave, come affermò Russo, nel secondo dopoguerra. Peserà sulla identità e maturazione critica ed autocritica dei partiti usciti dal fascismo. Peserà quando, dopo la sconfitta del fronte popolare e con la divisione dei blocchi a livello internazionale, il congelamento di ciascun partito al suo interno, interruppe quel fruttuoso dialogo ed incontro tra le tre principale correnti ideologiche del Novecento, il cui riuscito compromesso, sottolineato tra gli altri da Norberto Bobbio e Piero Calamadrei, fu alla base della nostra Costituzione e del suo programma di democrazia progressiva; nati dalla Resistenza e anche dalla tragedia umanitaria dei 60 milioni di morti, come volle ricordare Giuseppe Dossetti (“I valori della Costituzione italiana”).

Un congelamento che la loro presenza avrebbe forse impedito o attenuato, facilitando quel discorso interrotto, forse mai ripreso seriamente, e che andrebbe invece rilanciato e rivalutato nelle nuove condizioni del tempo presente. Oggi, con l’egemonia politica e culturale dell’attuale capitalismo finanziario, assistiamo alla contemporanea grave sconfitta di quei genuini valori socialisti, liberali, cristiani; sia singolarmente intesi sia nel loro richiamato compromesso costituzionale.

Mentre l’attuale Pontefice ne esprime manifesta consapevolezza, cercando di riavvicinare innanzitutto il mondo cattolico al suo Vangelo, ed estendendo il suo universale insegnamento oltre i confini confessionali, nulla di questo avviene per coloro che dovrebbero richiamarsi ai valori genuinamente liberali e socialisti. Da declinare e rivalutare ovviamente alla luce delle attuali condizioni storiche. Ricordare insieme quelle personalità, con almeno uno scritto significativo, per ciascuno, è anche il modo migliore per riproporre quei valori ripartendo dalle autorevoli fonti originarie.

Il progetto prevede, inoltre la realizzazione di un DVD con materiale multimediale (documentari, brevi filmati, documenti digitalizzati) da allegare al volume. Tale volume avrebbe anche la funzione di aprire una riflessione e un dibattito di carattere ideologico, oggi cancellato sull’altare della falsa antideologia del pensiero unico e della sua distopica ideologia. Rianimando così la necessaria speranza progettuale già presente nello spirito dei nostri costituenti e dei loro predecessori e concretata poi nella Costituzione. Un lavoro del genere, innanzitutto dedicato all’informazione e alla formazione dei giovani, potrebbe anche configurarsi come uno strumento didattico antologico per le nuove generazioni, finalizzato a favorire la crescita culturale della cittadinanza attiva, con i rispettivi diritti e doveri, nella conoscenza e nel rispetto delle istituzioni democratiche. La cooperazione di più fondazioni e associazioni che a tali personalità elettivamente si richiamano sarebbe già di per sé un precipuo segno per la necessaria ripresa dello spirito costituente e dell’unità democratica antifascista”.