Cuori infranti
per lo strip-tease
a Cinque Stelle

Come in un vecchio striptease da anni Cinquanta, il Movimento Cinque Stelle ha ora, per giudizio comune forse più tra i suoi che tra gli avversari politici, davvero poca roba addosso. E’ sul palco da un tempo storicamente breve, o relativamente lungo, ed è riuscito a privarsi praticamente di tutti quegli indumenti che ne mascheravano da anni l’intima identità.

L’ultimo pezzo – se sarà l’ultimo – lo ha lanciato letteralmente verso il pubblico mentre votava contro l’autorizzazione a procedere chiesta dalla magistratura nei confronti dell’alleato di governo, Salvini. Per la vicenda “Diciotti”: serviva capire se, con l’impedimento ad attraccare che l’ha tenuta fuori porto per volontà del ministro degli Interni con un carico umano allo stremo, ci sia stato sequestro di persona oppure no. E il gruppo parlamentare Cinque Stelle ha detto di no a questa richiesta sottoscritta dalla Giustizia, gettando nella disperazione una massa di fedeli alla linea che ora nei social e nelle strade mostrano il loro dolore.

Il cartellone dello spettacolo di Grillo al Brancaccio di Roma

Un paio di giorni fa, a Roma, Grillo è stato costretto ad entrare di nascosto al teatro Brancaccio: fuori ad attenderlo c’era una manifestazione di cuori infranti e per questo seriamente incazzati. Un bruttissimo segno che messo assieme ad altri mostra una nave allo sbando: affonderà?

Il ritmo delle cose sembra adesso più veloce, si intuisce che si sta passando ad un nuovo ordine, che si organizzeranno diversamente, che il quadro politico si sta riarticolando, mentre quello economico sta molto male e gli indicatori che contano sono in caduta piuttosto seria.
Mentre tutto il potere passa anche formalmente nelle mani della Lega, i grillini hanno votato no compatti, almeno in commissione per difendere l’uomo che li tiene al governo. Per far questo, hanno venduto gli ori di famiglia, si son spogliati per davvero davanti al grande pubblico d’Italia e un divieto per loro fondativo – mai difendere la “casta” dalla magistratura – è diventato un cioccolatino tenuto in tasca d’estate. Come se Renzi avesse annunciato che per lui la vera sinistra sono Berlusconi e Casaleggio, vien da ridere.

Si son giocati tutto quello che restava di un patrimonio di idee e di condotte etiche che, vero anche questo, non hanno mai rispettato, ma mai era accaduto che mettessero i loro averi in gioco in una scena teatralmente molto semplice e bene illuminata in cui si capisce irrimediabilmente, da casa, ciò che sta accadendo, il senso di ciò che sta passando in quella scena. Se neghi platealmente un tuo presupposto etico, guadagni la credibilità politica e la stima per il coraggio che si dedicano ad una mozzarella e questo hanno deciso di fare i piani alti del Movimento nelle mani di Casaleggio, costringere al suicidio la loro creatura.

E già sono poco sopra il 20% di gradimento nei sondaggi, dopo aver perso nel corso di questi mesi una decina di punti finiti in larga misura alla Lega. Ma son matti? Come si fa a passare dalla spocchia militarizzata di un esercito inflessibile e incorruttibile, ad una posizione, il voto contrario all’autorizzazione a procedere, che è il massimo dell’atletismo perverse-bizarre ben praticato in politica? Non si esce con una risposta sensata da questi interrogativi facendo il conto della spesa, cercando di capire cosa ne sia venuto di buono al M5S da questa costosissima abiura in piazza.
Certo, si sono guadagnati l’elasticità di Salvini sulla questione del Tav. L’altra sera, a proposito di questo storico soprammobile grillino, dicevano che l’accordo di maggioranza c’era, che si doveva così rivedere tutto il progetto. Hanno ottenuto del tempo ed evitato lo scazzo radicale. Poi, ecco che in poche ore materializza la figura con cui vogliono sostituire Tito Boeri – che, pure alla scadenza del suo mandato, solo uno sconsiderato poteva pensare di togliere di mezzo – alla testa dell’Inps, Pasquale Tridico. Un uomo di Di Maio, consulente, appassionato si dice, in materia di reddito di cittadinanza.

Tutto qui? Si vedrà più avanti. Ma intanto questo è, e pare poco. Ma un dato è certo: se con la sceneggiata delle votazioni on line – sulla traballante piattaforma Rousseau – avessero invece deciso di togliere l’ombrello a Salvini, a quest’ora il governo non ci sarebbe più, i Cinque Stelle conserverebbero lo zoccolo duro e sarebbero forse in grado di rilanciare il loro ruolo, ma la Lega sarebbe costretta a scendere da un treno che fin qui ha dimostrato di produrre più di mille campagne elettorali, poi ci vogliono mesi per riprendere il filo e il tempo è prezioso, difficile riprendere quel filo magari mentre il paese entra in recessione e gli effetti si vedono e le promesse si sgonfiano, anzi non si possono nemmeno fare, perché nessuno ci crede più.
Quindi, tutto è verosimilmente accaduto perché Salvini non perdesse l’abbrivio e la sua vetrina aperta sull’Europa intera che ora lo premia come leader di raggio continentale.

Su questo altare è stato sacrificato il Movimento Cinque Stelle, per la conservazione di un governo che li sta decimando. Tutto questo Grillo lo sa, sa di essere entrato con la sua creatura in un gioco troppo grande, troppo complicato, troppo rischioso, e infatti ha preso prudenti misure di sicurezza tenendosi al margine di una fase di vita del M5S in cui è praticamente solo Casaleggio a dettare legge e direzioni.
Di Maio lo sberlotta quando serve, lui lancia frecciatine amare per commentare il voto on line sul caso Diciotti e più tardi recupera con qualche tenerezza, ma esangue. Non solo, il M5S perde, almeno per qualche ora, il commovente maternage di Travaglio che adesso, sul suo Fatto Quotidiano, parla di suicidio politico: stanno facendolo disperare.

E tuttavia, se la Lega Nord è potuta passare dal sogno della Padania e dall’ostilità rognosa nei confronti del Sud a quello di un paese, l’Italia, orgoglioso della sua sovranità nazionale che anche al Sud tributa trionfi a Salvini, perché lo stesso gioco non dovrebbe riuscire al Movimento Cinque Stelle? Forse perché era un soggetto politico fondato sulla fede delle sue “formiche”, i suoi fan, più che sulla ragionevolezza e sul fascino delle sue proposte politiche?
Ma forse non avevano torto quanti avevano riconosciuto proprio nel M5S il miglior vettore per accampare solidamente l’estrema destra reazionaria nel nostro Paese demolendo la destra storica, per spingerlo dentro il burrone, perché è dal caos

Steve Bannon

che nasce il nuovo ordine. Inoltre, questo governo ha ricevuto il plauso entusiasta di Steve Bannon, l’ex eminenza grigia di Trump alla Casa Bianca, uno dei pochi registi globali della grande onda nera che si sta allargando in Europa (Austria, Polonia, Ungheria, Italia) e non solo, vedi Bolsonaro in Brasile.

Non si poteva farlo cadere alla vigilia delle elezioni continentali che a quell’onda servono per frantumare ogni residuo sogno di una grande Europa. Doveva restare in piedi, anche a costo di bruciare in piazza un importante soggetto politico, uno degli interpreti principali della scena. Sta a vedere che aveva ragione chi sosteneva che i Cinque Stelle fossero solo un marchingegno costruito in laboratorio, con uno scopo preciso, solo quello: preparare uno scivolo per l’estrema destra che ha scelto come alleato di governo. Sotto questa luce il fluire delle cose sembra si spieghi meglio.
Certo, i fan hanno motivi d’essere arrabbiati e delusi, ma la giostra non era stata montata per il loro piacere, lo capiranno anche i più innamorati. Anche qui: il gioco è ormai troppo grande e niente, in questo palco vasto ormai quanto l’Europa, accade per caso, tutto si intreccia, piaccia o no.

Staremo a vedere se una volta in aula la compattezza del gruppo Cinque Stelle sul caso Diciotti-Salvini terrà. Ma si può star sicuri che verrà fatto l’impossibile per garantirla, ciò che conta è Salvini al potere, nient’altro. Questione di tessere di un mosaico in rapido assemblaggio che mostra progressivamente il volto arido, umanamente repellente di una nuova ipotesi continentale, da Varsavia a Vienna a Budapest a Roma, da Mosca a Washington a Brasilia.
E non si interrompe, ci risiamo, un’emozione.