Crisi incomprensibile
che allontana
i giovani dalla politica

“Ricordatevi ogni giorno che sulla libertà bisogna vigilare, vigilare dando il proprio contributo alla vita politica…”. Sono parole che Piero Calamandrei rivolgeva ai giovani nel lontano 26 gennaio 1955. Sono parole che ricordo sempre agli studenti che seguono il corso “Cittadinanza e Costituzione” dell’Accademia nautica, un Istituto Tecnico Superiore che garantisce al 95% dei suoi allievi un lavoro. Ma come farò, adesso, ad essere credibile con i miei studenti se la nostra polis si attorciglia in una crisi incomprensibile anche alla mia generazione, che pure è vissuta dentro crisi balneari ed astuti rimpasti? Innanzi tutto dovrei provare ad orientarmi per capire cosa sta succedendo davvero.

Mancate promesse dell’ex rottamatore

La realtà fenomenica che possiamo vedere ci mostra un ex trionfante segretario del Partito democratico, deciso a sgretolare il suo ex partito, che prima ha sostenuto il nuovo governo Conte con l’inedita alleanza “rossoverde” e adesso lo affossa dicendo che è inadeguato. Forse, l’ex rottamatore, che aveva promesso di abbandonare la politica dopo la bruciante sconfitta al referendum costituzionale nel 2016, non ha tutti i torti. Il “premier” Conte, autoproclamato “avvocato del popolo”, che all’inizio chiedeva il permesso di parlare a Di Maio e a Salvini, adesso ha iniziato ad assaporare, sorso dopo sorso, decreto dopo decreto, il dolce veleno dei “pieni poteri”. Ha fatto molti errori, ma, a colpi di Dpcm, ha retto alla prima ondata pandemica. In estate si è distratto e ora fatica, come tutti, a frenare l’espansione del virus.

Dall’altra parte ha ottenuto una valanga di miliardi di euro, grazie alla benevolenza di Angela Merkel e Ursula von der Leyen, spaventate dal sovranismo di Salvini, per salvare la nostra economia e quindi tutta la nostra società. Ma è possibile aprire una crisi politica, che il resto del mondo non riesce a capire, in questa emergenza, con 500 morti al giorno di Covid-19, con la pandemia che non rallenta e gli ospedali in affanno, con una poderosa campagna di vaccinazioni, che ci pone ai primi posti in Europa, e una valanga di miliardi da gestire per non deludere l’Unione europea? L’ex rottamatore, ormai marchiato come “inaffidabile”, non poteva accontentarsi di aver avuto ragione e di aver riempito la scatola vuota del “recovery fund”? Purtroppo no.

Una partita a poker coi nostri soldi

Ha preferito lanciarsi in una partita a poker, giocata con i nostri soldi. Ma nella sciarada della crisi si addensano tante ipotesi, dall’appello ai “responsabili” o “costruttori”, a un rimpasto vecchia maniera, più o meno come hanno fatto il Lombardia per scalzare l’imbarazzante assessore Gallera, oppure, come chiede a gran voce e non a torto l’opposizione, nuove elezioni, visto che la destra – tutt’ora affezionata a Trump – è destinata a una clamorosa vittoria.

Eppure, chi pretende nuove elezioni subito, dimentica che, a parte la complessità ed opportunità di aprire migliaia di seggi in piena pandemia, la nuova legge elettorale, sostanzialmente proporzionale, ideata da Ettore Rosato, quando era nel Pd, deve essere ancora adattata alla drastica riduzione referendaria del numero di parlamentari, e quindi aspetta e spera.

Il rischio di una vittoria della destra

Ma al giocatore di poker piace l’adrenalina del rischio e poco importa se si perdono soldi, se si interrompe un lavoro già iniziato, se presto si andrà a votare un nuovo presidente della Repubblica, se vincerà – come sembra logico – una destra sovranista e poco europea, ma molto brava negli slogan, che erediterà enormi risorse da spendere e una pandemia che necessita di lucidità e determinazione, senza tentennamenti su mascherine e vaccini. Ma questo, a quanto pare, è quello che vogliono gli italiani e allora applausi all’eterno rottamatore. A noi non resta che fare gli scongiuri e sperare nel fatto che il 2021 non è bisestile. Ma come farò/faremo a persuadere i giovani che –come voleva Calamandrei – devono dare “il proprio contributo alla vita politica”…