Crac Milan
tra Arcore e Pechino

Anche Vincenzino Montella, detto l’Aeroplanino, ha fallito al Milan. Serviva una scossa, come recitano le parole rituali del calcio. Ecco Rino Gattuso, detto Ringhio, gran lottatore in campo ma risultati modesti, per non dire disastrosi, come allenatore anche perché si è trovato a dirigere squadre con grandi difficoltà societarie. E’ il tecnico numero 8 dal 2009, l’anno della separazione tra il Milan ed Ancelotti, l’ultimo ad aver vinto copiosamente. Anche Gattuso, come Seedorf e Pippo Inzaghi e, su un gradino più basso, Leonardo e Brocchi, è stato una bandiera del mondo milanista.

I grandi ex però sono stati un fiasco dietro l’altro nel crepuscolo della presidenza Berlusconi. Che alla fine della giostra ha venduto all’imprenditore cinese Yonghong Li. Personaggio misterioso per il quale si è scomodato persino il New York Times, che non pare credere molto nel patrimonio del nuovo padrone del club milanese.
Mr. Li ha approvato via mail il cambio di panchina dopo lunghi colloqui telefonici con con l’a.d. Fassone e il d.s. Mirabelli: via Montella, dentro Gattuso in attesa dei sì di Conte e Ancelotti in estate. Ma le nuvole non si diradano. Nonostante la sontuosa campagna acquisti, molto reclamizzata e pompata dai media, costata la bellezza di 220 milioni, il Milan è lontano per ora dagli obiettivi minimi: l’Europa innanzitutto, che potrebbe portargli anche tanti soldi nelle casse. E i nuovi padroni destano molte perplessità. Quello dell’ingresso dei cinesi è un affare che non convince nemmeno l’Uefa, che ha chiesto spiegazioni su soldi e investimenti e il mancato rispetto del piano di rientro finanziario.

Una trattativa tra Arcore e Pechino durata otto mesi, tra colpi di scena e rinvii e il passaggio di proprietà soltanto nell’aprile scorso; il cosiddetto closing che provocò “dolore” a Berlusconi per la cessione della squadra amata, appena appena alleviato dai 740 milioni a suggello della vendita. Yonghong Li ha chiesto aiuto al fondo di investimento americano Elliot che gli ha prestato 303 milioni (383 con gli interessi). Se il signor Li non restituisce i soldi a fine ottobre 2018, gli americani diventano proprietari del club. Tanto è vero che è partita la ricerca di nuovi finanziatori. Perché oltre al prestito, i cinesi devono far fronte alle stime delle perdite fino alla primavera prossimo anno: 140, 160 milioni secondo una ricostruzione fatta nei giorni scorsi da Repubblica. Che indica in Roberto Poli, ex presidente dell’Eni di nomina berlusconiana, il consulente esterno chiamato per cercare i nuovi soci.

Un affare ingarbugliato con intrecci tra alta finanza, politica e gente che tira calci ad un pallone. I tifosi continuano a fischiare e stanno vivendo l’ennesima delusione (indispettiti anche dalla rinascita dell’Inter, una “cineseria” che pare funzionare invece) dopo l’epoca d’oro di Berlusconi. Il quale è sempre lì, onnipresente, indistruttibile come in politica, con gli uomini vicini alla Fininvest piazzati nelle caselle giuste a sorvegliare la sua creatura. Nell’intervista “sdraiata” di Fabio Fazio ha rassicurato a modo suo: Yonghong Li è persona gradevole e ha mantenuto gli accordi. “Come è stata fatta la campagna acquisti e come fanno tattica al Milan ora è qualcosa su cui non posso intervenire”, ha aggiunto. Dimenticando, come fa sempre su tante questioni, che, ad ottobre, poco prima del derby (perso 3-2) con l’Inter, aveva fatto filtrare attraverso Il Corriere della Sera il suo malumore su come stessero andando le cose. Sui nuovi dirigenti, sui cinesi. “Non si era mai visto in una squadra il cambio di 11 giocatori. Con tutti quei soldi, non si poteva acquistare un top player?”. Su Montella: “Volevo che sulla panchina restasse Brocchi. Ma ero in un letto d’ospedale , tra la vita e la morte. E mi dissero Montella”. Al quale rimproverava: “Spiegatemi come possono finire in panchina Suso e Bonaventura”. Per finire con Bonucci: “Hanno dato la fascia di capitano a un calciatore che per anni è stata la bandiera della Juve”.
Sfoghi da milanista viscerale molto interessato però a prendere le distanze dal nuovo corso. Ora che le cose vanno male. Salvo ripensamenti. E vellicare così la pancia dei tifosi. Che portano voti.