Costruire il villaggio, un gioco da finlandesi

Clash of Clans è un’app per mettere alla prova, con un gioco di strategia, la propria capacità di costruire e fortificare un villaggio che dovrà resistere agli attacchi esterni. E’ un successo dello studio Supercell, i maghi dei giochi virtuali, al momento l’azienda di maggior successo in Finlandia. Supercell paga 800 milioni di tasse all’anno e, assieme ad altre nove compagnie, si colloca nella top ten annuale di quella che viene scherzosamente definita “giornata nazionale dell’invidia”. E’ il giorno in cui vengono pubblicate le tasse pagate, all’insegna del dovere civico e della trasparenza.

Si concludono in questi giorni le celebrazioni del centenario dell’indipendenza della Finlandia dalla Russia, una rievocazione nazionale durata tutto il 2017 e i primi mesi di quest’anno. Il World Economic Forum dichiara ora la Finlandia, sulla base di molteplici indicatori internazionali, il Paese più stabile, sicuro e meglio governato del mondo. E’ anche, secondo la stessa fonte, il terzo più ricco, il terzo meno corrotto, il secondo socialmente più progredito e il terzo socialmente più giusto del pianeta.

Non è costato poco raggiungere questo traguardo, che include anche delle altissime credenziali ambientali, meglio ancora dell’Islanda e della Svezia. Un rating verde di 90,68 punti assegnato dall’Enviromental Performance Index. Un solo fatto: entro 20 anni in Finlandia non vi saranno più auto private, solo trasporti pubblici sostenibili.

Costruire il “villaggio” e difenderlo, come nel gioco Clash of Clans, è stata un’impresa eroica. L’ultima carestia provocata da cause naturali nell’Europa Occidentale si è verificata nell’inverno di 150 anni fa. In una zona povera e remota dell’impero russo, chiamata Finlandia: 250.000 persone, il 10% della popolazione, morirono di fame. Dopo l’indipendenza la Finlandia continuò a mantenere strette relazioni con l’Unione Sovietica, pur avendo un’economia di mercato. Nel 1990, con il collasso del maggiore partner commerciale, vi fu la recessione, ma circa tre anni dopo la crescita economica fu costante: il fenomenale successo di Nokia, alla fine del decennio, fu il simbolo delle posizioni di forza raggiunte. La Finlandia entrò nell’Unione Europea nel 1995 e firmò il trattato di Lisbona nel 2007, e tuttavia resta forse il Paese con l’identità’ più’ forte e originale per stili di vita e costruzione sociale.

La Finlandia, costellata di isole (179.584) e laghi (187.888), con un patrimonio forestale del 73% del territorio, ha una bellezza esigente, che richiede un gran senso della compaesanità. Anche perché, con i suoi oltre 5 milioni di abitanti, è il Paese meno densamente popolato d’Europa. La scrittrice di romanzi storici Sirpa Kalkonen sottolinea come le parole “sisu”, tenacia generosa, e “talkoo”, fare le cose assieme, rappresentino bene, anche oggi, lo spirito finlandese. Gli esiti di questa forte costruzione della comunità hanno portato un benessere non effimero e un grande rispetto per la conoscenza e l’istruzione. Già due secoli fa per sposarsi nella chiesa luterana marito e moglie dovevano saper leggere per comprendere bene diritti e doveri. I servizi al cittadino hanno una tradizione che li rende scontati nella vita quotidiana e, scrive la sociologa Riita Jallinojia- l’unico modo per mantenere economicamente un welfare di qualità così alta è renderlo così buono da far considerare del tutto inutile il settore privato  “è avere un’utenza universale che lo paga con le tasse”.

La Finlandia spende nello stato sociale il 31% del prodotto interno lordo, la ricchezza del Paese. Sauli Niinisto, 69 anni, politico di lungo corso per il Partito Conservatore, il 28 gennaio scorso,  ha vinto con il 62,7 per cento dei voti, stavolta con una lista aperta, senza comunque chiudere in faccia la porta al suo rivale dei Verdi Pekka Haavisto, che ha avuto il 12,4 per cento. Attenti a mantenere relazioni decenti con la vicina Russia e attivi sostenitori dell’Unione Europea, i politici finlandesi sanno di dover rispondere a un elettorato che non fa sconti e che considera la cittadinanza un titolo alto e non negoziabile.