E Salvini rottama Berlusconi

Vittoria con sconfitta interna. Con cui fare i conti. Dato che chi si sta leccando le ferite in queste ore non è di poco peso, visto che si tratta di Silvio Berlusconi. Si prospetta, dunque, arduo il compito di Matteo Salvini, il vincitore in un centrodestra che è, dati alla mano,  la prima coalizione sia al Senato che alla Camera ed ora ha tutto il diritto di rivendicare il governo del Paese anche se la maggioranza non ce l’ha. La Lega, tolto il Nord dal simbolo, ha dilagato e in cinque anni ha guadagnato il 14 per cento di voti in più rispetto al 2013. Primo partito della coalizione di centrodestra se la dovrà comunque vedere con i Cinquestelle che sono la prima formazione politica sia alla Camera che al Senato.

Matteo Salvini, senza felpa, al momento ha garantito la sua lealtà alla coalizione. Che significa in buona sostanza lealtà a Berlusconi che c’è voluto un bel po’ perché nella notte dello scrutinio accettasse quanto stava avvenendo sotto i suoi occhi increduli. La concessione al giovane leader leghista, quasi la metà dei suoi anni, di poter essere candidato premier della coalizione anche con un solo voto in più (e sono stati molti, molti di più) si è rivelato un tragico boomerang. Un errore di valutazione che un raffinato stratega quale era l’ex Cavaliere di una volta non avrebbe mai fatto. L’ex Cavaliere del passato, non quello che ha snocciolato numeri incontrollabili su altri numeri in decine e decine di esibizioni televisive, radio, social, probabilmente avrebbe capito che il mondo era cambiato. Che gli italiani gli credevano ma con riserva e che si stavano convincendo che era meglio puntare sul giovane alleato dai modi bruschi ma che la gente andava a trovarla a casa, nelle fabbriche, sul territorio, invece di mettersi tanto cerone e preferire i media e le riunioni nei teatri. E così è arrivato solo il 14 per cento rispetto al 21 per cento del 2013.

Ma, purtroppo per lui, Berlusconi “è scaduto” come beffardamente gli ha sbattuto in faccia la Femen che è riuscita ad arrivare nel suo seggio elettorale a dispetto di ogni tipo di sicurezza. “Ho fatto tutto il possibile” ha dichiarato ai suoi nella lunga notte di Arcore l’uomo che dopo venticinque anni ha pensato che l’Italia lo avrebbe rivoluto come salvatore della Patria. Tanto da scomodare anche uno dei suoi uomini di punta, quell’Antonio Tajani che ora tranquillamente se ne torna a Bruxelles a presiedere il Parlamento europeo i cui membri non avranno certo apprezzato il tira e molla di questi giorni.

Non è andata come Berlusconi immaginava. Gli italiani al doppiopetto hanno preferito la felpa. Certo ora le sue note capacità di Pifferaio magico torneranno utili al centrodestra per raccattare i possibili voti mancanti per una maggioranza che tenga. Di “responsabili” ce ne sono sempre stati e ce ne saranno. E si possono convincere facilmente. La prova è nelle scorse legislature. Ma Berlusconi dovrà operare stando fuori e questa è certamente una difficoltà.

Resta il dato reso concreto dai voti ottenuti per cui Matteo Salvini è il leader del centrodestra. Quattordici per cento in più in cinque anni, da quattro a diciotto, è un dato ineludibile. Anche i Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni hanno più che tenuto. La quarta gamba ha zoppicato. Mentre, restando in area anche se fuori coalizione, il rischio CasaPound è restato sotto l’uno per cento.

Che farà ora il Matteo vincente? Resterà fedele alla coalizione come ha garantito nella sua prima uscita pubblica? Oppure potrebbe prendere corpo l’ipotesi di una davvero inedita collaborazione con i Cinquestelle, di cui molto si parla ma che al momento non sembra probabile? C’è ancora molto tempo per arrivare al dunque. Si dovrà superare la costituzione dei gruppi, le presidenze di Senato e Camera e, innanzitutto bisognerà fare i conti con le decisioni del Capo dello Stato.

Questa ipotesi anomala tra l’altro si scontra con la natura stessa dei due che dovrebbero stringere il patto. Perché Di Maio che guida il primo partito sia alla Camera che al Senato dovrebbe rischiare un’unione di questo tipo dato che allo stato attuale nessuna decisione potrà essere presa a prescindere dai Cinquestelle? E perché Salvini dovrebbe al momento pensare di fare a meno dei suoi colleghi di coalizione che nel bene e nel male sono molto vicini, tutti insieme, a una possibile maggioranza? D’altronde entrambi hanno già confermato il no a coalizioni strane.

Nei prossimi giorni si vedrà. Per ora il Paese è ingovernabile, come da previsione.