Così la Volkspartei
ha voltato le spalle
alla sua storia

Oggi, la Volkspartei, partito ancora identitario di gran parte della popolazione di lingua tedesca e ladina in Alto Adige-Suedtirol, ha voltato le spalle alla sua storia con un accordo storico siglato con la Lega di Matteo Salvini. Mai, dalla fine della guerra ad oggi, la Svp aveva abbracciato la destra nazionale. Un inedito, sotto il profilo istituzionale e politico, che si è voluto addirittura celebrare con Roberto Calderoli, a Bolzano nelle vesti di portavoce del Vicepresidente del Consiglio, Ministro dell’Interno e leader della Lega. Arriva, si incontra con i vertici della Svp, annuncia la svolta, suona lui la tromba mentre gli altri contraenti stanno in secondo piano.

Si può capirli: sono arrivati stremati all’appuntamento che tanti dentro il partito non volevano, anzi si sono mobilitati per osteggiare questa deriva. L’ala sociale della Svp, un gran numero di sindaci, soprattutto Arno Kompatscher, il Presidente uscente e rieletto della Provincia Autonoma di Bolzano, hanno sempre manifestato grande diffidenza nei confronti della Lega salviniana. Talmente a disagio di fronte a questa idea di collaborazione di governo da scartare in modo perentorio qualsiasi ipotesi di relazione in occasione delle elezioni europee.

Per resistere con le unghie e con i denti, Kompatscher ha addirittura affrontato una missione impossibile: ha voluto presentare al suo partito una carta di valori da far sottoscrivere a Salvini e Calderoli come preliminare per avviare la trattativa. In quel promemoria, tre bocconi indigeribili per la Lega: autonomia solidale, convivenza pacifica tra diversi e soprattutto fiducia totale nell’Europa e nel consolidamento della sua struttura. Infatti, nessuno ha controfirmato quel documento.

Come si arriva a questa scena dominata dalla sostanziale diffidenza manifestata dal primo contraente dell’accordo nei confronti del nuovo partner? La Svp non era obbligata a seguire questa strada. Aveva di fronte anche la possibilità di accogliere la disponibilità a governare dei verdi – che in Provincia hanno più del sei per cento dei consensi – e che già governano Merano – secondo centro urbano dopo Bolzano – assieme alla Volkspartei. In più, avrebbero potuto consolidare la nuova maggioranza accogliendo il contributo del Pd stremato, rimasto con un solo consigliere in aula ma sperimentato collaboratore di governo: fino a ieri, il Vicepresidente della Provincia autonoma era proprio del Pd.

Lo Statuto obbliga la compresenza dei tre gruppi linguistici, italiano, tedesco e ladino in ogni giunta provinciale e i due partiti di centrosinistra, verdi e Pd, avrebbero consentito il rispetto di quest’obbligo. Così, nella Volkspartei – pur avendo perduto la maggioranza assoluta nella scorsa legislatura, comunque ancora sostenuta dal 41,9 %  dei consensi – si è acceso un confronto durissimo risolto a proprio vantaggio dalle componenti più conservative del gran partito di raccolta.

Il Bauernbund, potente braccio politico dei ricchissimi contadini sudtirolesi, ad esempio, non voleva saperne di sedersi al tavolo di governo con gli ambientalisti verdi, secondo antica tradizione. Luis Durnwalder, per anni governatore dell’Alto Adige-Suedtirol e molto vicino al Bauernbund, ha tenuto alto per mesi il vessillo di questa resistenza anti-verde. Del resto, se si cerca il partito forte per stringere alleanze, la Lega con il suo exploit elettorale si impone in modo naturale. Alle precedenti elezioni, il partito di Alberto da Giussano si era presentato con Forza Italia e per un pelo non erano spariti tutti e due: avevano raggranellato assieme un misero 2,5%. Eccoli, invece, in questa tornata incassare da soli un buon undici per cento, conquistando la maggioranza dei voti della comunità di madrelingua italiana, forte a Bolzano città del 27,8%.

In passato la Volkspartei non aveva mai stretto rapporti con la destra anche quando questa negli anni Ottanta e Novanta disponeva di una maggioranza più forte di quella detenuta oggi dalla Lega. Mai la Svp aveva stretto alleanze con il partito di Berlusconi combattuto per anni anche nelle aule del Parlamento italiano. Tutto questo avveniva mentre in Sudtirolo governava cielo e terra proprio Luis Durnwalder, l’uomo che ha nei fatti caldeggiato ora l’incontro con Salvini. Sicuramente ha contato il fatto che la Realpolitik imponeva un accordo “naturale” con il partito di governo nazionale e con il partito di maggioranza della Provincia Autonoma di Trento, la Lega, che hanno scalzato il vecchio sistema di centrosinistra. Ma anche la Volkspartei sconta i tempi nuovi con una dose di disorientamento. Infatti, in Provincia stringe la mano di Salvini, ma in Parlamento, alla Camera come al Senato, vota contro tutto ciò che questo governo produce. A partire dalle politiche migratorie e dalla questione della sicurezza.

I gruppi parlamentari Svp hanno votato contro il decreto-sicurezza del governo giallo-verde definendolo “decreto-insicurezza”. L’accordo c’è, questa è la notizia, sbandierata in pompa magna da Calderoli. Ma non è stato reso noto alcun programma, nessun elenco di obiettivi, niente sulle assegnazioni delle competenze, degli Assessorati. Servirà, quindi, un supplemento di trattativa. Sarà necessario capire cosa questo accordo prevederà e comporterà per la convivenza interetnica, per lo scambio arricchente tra persone e gruppi linguistici diversi, per l’accoglienza dei migranti, per la formazione scolastica, per la cultura dell’incontro e non della separazione.

E’ chiaro che si è stretto un accordo Svp-Salvini – di questo si tratta – e non di un accordo di governo Kompatscher-Bessone, leader della Lega locale. Quindi, ecco che si profila un governo con un partito autonomista e contemporaneamente un partito di estrema destra populista. L’esatto contrario di ciò che la Volkspartei aveva promesso in campagna elettorale. Salvini, invece, si è portato a casa l’ultimo pezzetto del Nord  Italia che ancora mancava alla sua collezione.

 

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