Il boss svela il traffico
di droga tra la Colombia
e Amsterdam

Siamo alla terza puntata dell’inchiesta sul traffico della mafia italiana, dopo quella sul caso olandese (QUI) e dopo quello sulla penetrazione in Germania (QUI).

‘Ndrangheta nei Paesi Bassi e traffico di cocaina. Il giornalista investigativo e scrittore olandese Koen Voskuil, sul quotidiano AD, Algemeen Dagblad, diffusa testata con base a Rotterdam del gruppo editoriale Persgroep, (con giornali e televisioni anche in Belgio e Danimarca), svela ora la portata delle nuove dichiarazioni del collaboratore di giustizia Giuseppe Tirintino. Voskuil aveva rilasciato pochi giorni fa a strisciarossa un’intervista che delineava il livello di penetrazione dei clan mafiosi italiani nei Paesi Bassi. Ora, su AD, un nuovo articolo di Volskuil racconta l’impegno degli investigatori in queste settimane. Tre le inchieste aperte anche sulla base di ciò che ha dichiarato Tirintino. La “European Ndrangheta Connection”, coordinata dalla Dda reggina con le polizie tedesca e olandese, ha già fatto arrestare dodici persone di spicco nel traffico di droga. Tra il 2003 e il 2015 Tirintino, originario di Rosarno, era un trafficante di grandi quantità di cocaina per conto della ‘Ndrangheta. L’uomo faceva la spola tra la Colombia e i Paesi Bassi, rifornendo innumerevoli boss che la collocavano sulla piazza di Amsterdam e in altri Paesi europei. Nelle sue recenti dichiarazioni, Tirintino nomina dozzine di suoi partner in affari e delinea con precisione l’immagine della metropoli olandese come uno snodo mondiale del flusso della droga.

Tirintino spiega come arrivasse ogni tre o quattro mesi ad Amsterdam un carico di cocaina da duemila chili. Questo veniva a sua volta diviso in vari carichi da duecento chili e nascosto in appartamenti di Amsterdam e dintorni. Tirintino consegnava la droga per conto di diverse famiglie della ‘Ndrangheta e per i loro complici nei Paesi Bassi. Era anche coinvolto nell’importazione di cocaina da altri Paesi, coma la Guyana Britannica. Molte mega-partite di droga erano nascoste in consegne di legno che arrivavano nel porto di Rotterdam.

In un ambiente pieno di falsi nomi le precise indicazioni del collaboratore di giustizia valgono oro per gli investigatori. Dai verbali emerge come Tirintino stia chiarendo chi ha tirato le fila del traffico negli ultimi anni. Un grande boss colombiano si faceva chiamare Federer, come il campione di tennis. Ad Amsterdam un Poter distribuiva la cocaina. Adesso la polizia sa chi si cela dietro molti di questi alias. Il portavoce della polizia Thomas Alding ha specificato che “Tirintino sta fornendo uno sguardo dall’interno sulle strutture e i metodi di lavoro della ‘Ndrangheta”. Fin dall’anno scorso la polizia dei Paesi Bassi ha preso accordi con l’Italia per le audizioni del collaboratore di giustizia. Nel 2017 l’Unità nazionale di polizia dei Paesi Bassi ha dato vita a uno speciale gruppo anti-mafia che lavora in stretto contatto con vari servizi investigativi italiani. “Questa collaborazione è importante- ha detto Aling – Presto avremo un altro collaboratore di giustizia”.

Gli avvocati della cordata di complici colombiani affermano di essere persuasi che la pubblica accusa stia trattenendo delle informazioni e vorrebbero far venire a testimoniare Tirintino. Il collaboratore è stato e sarà una figura chiave delle inchieste: per anni è stato un perno nel traffico internazionale di droga. Da quando ha iniziato a fare le sue dichiarazioni, che hanno sempre trovato riscontri, ha sempre affondato i suoi ex soci in affari nella grande criminalità di Amsterdam. I verbali sembrano sequenze da film, ma ogni circostanza riferita è risultata reale. Tirintino ha anche descritto come, da Amsterdam, la droga prendesse varie direzioni: tra queste, ovviamente con il controllo della ‘Ndrangheta, anche l’Italia, “C’erano giorni – ha detto – in cui partivano tre o quattro automobili, ciascuna con un carico da venti chili di cocaina”.

Dietro la sua faccia da ragazzo, con il taglio di capelli a spazzola, Tirintino non dà subito l’idea di un pezzo grosso della ‘Ndrangheta. Ma le apparenze ingannano: quando Tirintino uscì di prigione nel 2003, ebbe un ruolo sempre più importante come “ufficiale di collegamento” per contro dei diversi clan della ‘Ndrangheta. Dopo che venne coinvolto in una consegna di mille chili di cocaina che non arrivò mai a destinazione nei Paesi Bassi, Tirintino cominciò a temere di poter essere liquidato dalla sua stessa organizzazione. Nel 2015 si costituì in Italia. Da allora ha fatto aprire un fascicolo sul suo passato di trafficante internazionale di droga.

“Ero coinvolto con i miei cugini e con mio cognato nell’importazione di cocaina dal Sud-America all’Europa – ha detto l’italiano – Qualche volta la acquistavamo da colombiani ad Amsterdam. Qualche volta direttamente in Colombia. Una parte della droga veniva trasportata in Italia con una nave container o in aereo”. Tirintino ricoprì vari ruoli per le famiglie della ‘Ndrangheta, fornendo partite di cocaina alla famiglia Ietto, ma anche come affiliato del violento clan Bellocco. La cocaina viaggia in continuazione su camion o automobili.

I criminali della droga comunicavano con telefoni PGP, un sistema asimmetrico di cifratura che rende più difficili le intercettazioni. Anche le mail venivano criptate tramite una società allo stadio Olimpico di Amsterdam. La città si conferma come principale mercato, borsa valori e centro di transazioni legate alla cocaina. Un chilo vale 28.000 euro. Quindi ogni quattro mesi la ‘Ndrangheta incassava tra i 42 e i 56 milioni di euro. Un “magazziniere” chiamato Poter si prendeva cura della distribuzione e forniva carichi da 200 chili a vari gruppi, compresi olandesi, albanesi, turchi e la mafia italiana. Tirintino ha riconosciuto senza esitazioni, e dato un nome, alle voci e ai volti intercettati e fotografati negli appostamenti di polizia. I collegi di difesa ora lo vogliono nei Paesi Bassi per testimoniare.