Così Amsterdam affronta l’overturism

A fine 2018, secondo il Dipartimento del Turismo e delle Convenzioni Olandese (NBTC), 18 milioni di persone avranno visitato Amsterdam. Concentrandosi nel centro storico e in quattro siti molto noti al suo interno. Troppo, secondo i residenti, 850.000 persone che vivono in un Paese di poco più di 17 milioni di abitanti. Assieme a Venezia e a Barcellona la capitale olandese deve trovare un equilibrio tra l’identità locale e la globalizzazione culturale dovuta al turismo. I quattro partiti al lavoro sul programma della nuova amministrazione comunale uscita dalle elezioni di marzo, che sarà a maggioranza di sinistra, hanno annunciato che Amsterdam non può ridursi a un parco a tema. I Verdi di sinistra, D66 (liberali), i laburisti e i socialisti hanno già pubblicato i provvedimenti. Gli Airbnb potranno ospitare i turisti per non più di 30 giorni, dovranno rispettare regole precise e in certe aree saranno eliminati. Saranno ridotti i permessi per le guide e verranno introdotte limitazioni alle carrozzelle trainate da cavalli. Abolite le beer bikes, megacicli o mezzi elettrici ai bordo dei quali venivano serviti alcolici ai passeggeri durante un giro per la città. Tutte le corriere dovranno fermarsi fuori dal centro storico. Il terminal per le crociere sarà chiuso per consentire la costruzione di un ponte pedonale che condurrà all’isola di Java, con la sua moderna architettura di pregio. Saranno del tutto vietati gli hotel galleggianti e bloccate tutte le licenze per nuove catene di ristoranti o di negozi.

L’Amsterdam Marketing, l’organizzazione pubblica che finora ha promosso la capitale per attrarre turisti e affari, avrà solo il compito di promuovere la cultura. Infine, sarà aumentato il numero dei lavoratori che puliscono le strade e raccolgono le immondizie. Il timore dei futuri amministratori non è solo l’ira dei residenti, ma il degrado di alcune aree, il continuo aumento dei prezzi del mercato immobiliare, una futura perdita di competitività rispetto ad altri siti storici. Fino a un certo punto si può dire che Amsterdam se la sia cercata: il portavoce del sindaco Sebastian Meijer racconta come il turismo sia stato “la nostra ancora di salvataggio dopo la crisi finanziaria del 2008. Per anni – spiega – abbiamo stimolato la costruzione di alberghi e viaggiato nel mondo per promuovere Amsterdam come destinazione”. Ha funzionato, forse anche troppo. In dieci anni il numero di clienti degli alberghi è aumentato del 61%. Per una città con un centro storico del XVII secolo e molte strade strette la pressione è troppo forte. D’altronde il fascino e la comodità di Amsterdam sono innegabili. E’ sufficientemente compatta da essere percorsa a piedi in tutto il centro, l’inglese è parlato ovunque, vi sono centinaia di voli low-cost tutti i giorni. Nel 2014 Amsterdam è stata la prima città europea a fare un accordo con Airbnb.

Da tempo in Olanda economisti e sociologi studiano come disciplinare l’overtourism, l’eccesso di turismo, per trovare soluzioni. I luoghi storici perdono o cambiano di significato, l’immagine della città è distorta. Oggi Amsterdam è percepita come una città in cui sesso e droga non hanno limiti, ma i dati e le leggi contraddicono questa idea. Secoli di calvinismo, commercio, moralità e tolleranza hanno in realtà costruito una comunità che ha scelto la sicurezza e il rispetto per poter prosperare. I nuovi provvedimenti che scatteranno già con l’estate saranno una prova interessante anche per altre città soverchiate da un turismo senza limiti. Un fenomeno, osserva Jonathan Tourtellot, fondatore del Centro per le Destinazioni Sostenibili del National Geographic, che è esploso con il mutare delle condizioni economiche di una parte della popolazione mondiale e con lo sviluppo delle tecnologie. C’è più gente con più soldi e le reti informatiche rendono più conveniente, veloce e facile il viaggio. Secondo le Nazioni Unite il turismo è cresciuto di 40 volte da quando, sessant’anni fa, sono iniziati i voli a lungo raggio. Tuttavia i musei, i siti archeologici, le riserve naturali, le piccole strade medioevali sono rimaste le stesse. Questo significa che se nel 1960 c’erano 5 persone ad ammirare lo stesso quadro, oggi ve ne sono 200. Finora il turismo è stato trattato come qualunque bene da produrre industrialmente, quindi il più possibile e al minor costo possibile. Nel 1800 in Gran Bretagna Thomas Cook, pioniere dei viaggi organizzati a prezzo contenuto, ebbe l’idea di fare accordi permanenti tra operatori turistici, compagnie di trasporto e alberghi. Nasce l’industria del turismo. Oggi le comunità locali soffrono a causa di questa pressione, che rende la vita complicata, fa lievitare i prezzi delle case, spinge i residenti sempre più in periferia. Il rischio, avvertono i nuovi amministratori di Amsterdam, è che usciti dall’aereo, si trovi solo un plastificato parco a tema.