C’è una campagna
politica e mediatica
contro il governo

L’appello “Basta con gli agguati”, promosso da un gruppo di intellettuali, è stato pubblicato tra la sera del 30 aprile e la mattina del 1° maggio, sul sito del Manifesto e di Strisciarossa. Successivamente si sono aggiunti altri siti on line, in particolare quello dell’associazione Libertà & Giustizia, ma soprattutto, a quel che risulta, si è registratoun vorticoso rilancio sui social media, o anche un semplice passaparola tra amici e conoscenti. Nel momento in cui scrivo (il pomeriggio del 6 maggio) sono già arrivate oltre 17.000 mail di adesione. Molte di queste mail – ho avuto modo di leggerne alcune centinaia – aggiungono ulteriori e significative motivazioni al consenso espresso sui contenuti del testo.

governo Conte-2Dirò qualcosa su questo, ma non senza aver prima notato come questa ondata di consenso risulti tanto più significativa quanto più, nelle stesse ore, la nuova “Repubblica” lanciava un incredibile appello sulle “libertà sospese” in tempo di pandemia. Un testo che raccoglie l’adesione di una singolare congerie di personalità: da noti esponenti della cultura conservatrice americana (Luttwak, Clint Eastwood), ad un leghista nostrano (Bagnai), fino ai soliti noti del circo mediatico italiano (Vittorio Sgarbi). Ma il clou di questo appello è in una citazione dello scrittore peruviano Vargas Llosa (già candidato della destra liberale alla presidenza del suo paese): “Su entrambe le sponde dell’Atlantico – – risorgono lo statalismo, l’interventismo e il populismo con un impeto che fa pensare a un cambio di modello lontano dalla democrazia liberale e dall’economia di mercato”.

E’ un testo che, in modo inaccettabile, non distingue le politiche di governi democratici come quello italiano, e le derive autoritarie ben presenti in altre parti del mondo, e nella stessa Europa; ma fa emergere la vera partita politica che si sta aprendo: la gestione del “dopocovid”, le grandi scelte che si dovranno compiere nella fase che si apre.E che prefigura lo scontro tra modelli opposti e alternativi di “uscita” dalla crisi. Riprendendo un’espressione che ha una lunga storia anche nel dibattito politico italiano, si può dire che la domanda a cui occorrerà rispondere, e su cui sarà necessario schierarsi, è questa: quale “modello di sviluppo”?

L’appello “basta con gli agguati”, che si può leggere e continuare a firmare sul sito www.cittavisibili.org, muove invece da una semplice constatazione: il governo Conte non è certo esente da critiche, ma è davvero inaccettabile (e ha prodotto un moto sdegnato di insofferenza, che emerge da tantissime mail) il modo in cui gran parte della stampa e dei media ha pensato bene di impostare la propria critica al governo: in molti, troppi casi, un atteggiamento che è apparso strumentale e pretestuoso, e che accreditava e rilanciava le manovre politiciste di chi sente con fastidio la presenza di questo governo e di chi vorrebbe quanto prima sostituirlo, non si sa bene con che cosa, peraltro: l’ennesimo “governo tecnico” (sostenuto da chi?, con quale programma?) o di “unità nazionale” (con Salvini e Meloni?!). Per non dire poi la stucchevole e irrispettosa evocazione della figura di Draghi: una personalità di rilievo sulla scena internazionale che credo si guarderà bene dall’infognarsi nei bassifondi della politica italiana (anche perché molto più utile al paese, operando appunto su una scala molto più ampia). Insomma, non è un caso se un passaggio-chiave dell’appello sia stato largamente apprezzato: in questi attacchi al governosi può cogliere “l’espressione degli interessi e delle aspirazioni di coloro che vogliono sostituire questo governo, e la maggioranza che faticosamente lo sostiene, per monopolizzare le cospicue risorse che saranno destinate alla ripresa”.

Ne avevo già parlato in un precedente articolo su Strisciarossa, a proposito di una parte del giornalismo politico in Italia: la reazione a questo appello ha mostrato che questo modello di giornalismo (in cui non si capisce bene dove finisce l’analisi degli “scenari” e inizia il concreto lavoro per contribuire a crearne i presupposti) suscita, a dir poco, una forte diffidenza.

Ma naturalmente, dietro un così ampio riconoscersi nel testo di questo appello, c’è molto di più, qualcosa che, peraltro, emerge anche dai sondaggi: nonostante tutte le critiche puntuali che si possono rivolgere a questa o a quella scelta, si può registrare un diffuso consenso nei confronti del governo. La gente, molto semplicemente, ne giudica saggia e prudente la condotta. L’equilibrio che il governo ha ricercato con fatica tra norme “costrittive” e appello alla responsabilità civica ha funzionato (almeno finora).

E c’è qualcosa che riguarda anche la figura del Presidente del Consiglio: il modo irridente con cui molti hanno trattato Conte si sta rivelando un boomerang; da tantissime mail emerge, semplicemente, un elemento di fiducia diffusa nei suoi confronti, in alcuni casi anche perché percepito come estraneo ai “giochi” politici tradizionali. Mi è capitato già di usare questo paragone, e voglio qui riproporlo: l’atteggiamento un po’ sussiegoso con cui si guarda a questo personaggio mi richiama alla mente una tipica espressione con cui Alberto Arbasino fustigava i costumi e lo stile di certi ambienti “bene”: “ah, signora mia”, sembrano dire alcuni, tirando un profondo sospiro, “avremmo bisogno di uno statista, e invece ci ritroviamo un modesto avvocato di provincia!”.

Un altro grande tema che emerge dall’imprevisto successo “popolare” di un appello di intellettuali riguarda da vicino la politica democratica in Italia: moltissimi ringraziavano i promotori per aver dato loro un’occasione per esprimersi, per manifestare la propria opinione, mettere in atto un gesto, per quanto elementare, di partecipazione. Non c’è altro in giro, e non per il lockdown: mancano i partiti, mancano organizzazioni collettive che possano dare voce e spazio alle risorse di mobilitazione civica che ancora esistono nel nostro paese. E anche di questo, bisognerà parlare, ora che – forse – si apre il “dopo”.

Un’ultima notazione: non pochi attribuiscono il consenso al governo alla fase dell’emergenza che abbiamo vissuto. Uno stringersi attorno a chi, in questo momento, ci rappresenta e deve assumersi la responsabilità delle scelte. Molti preconizzano (o auspicano?) che questo consenso sia destinato ad infrangersi nel momento in cui si manifesteranno tutte le conseguenze di una gravissima crisi economica. E’ possibile che sia così: ma proprio per questo il governo – che credo sia consapevole di questo rischio – deve subito attrezzarsi per compiere scelte conseguenti e tempestive.

E anche il Pd, in particolare, dovrebbe battere un colpo: offrire un disegno, un progetto politico di respiro, per la fase della ricostruzione. Ma, su questo punto, le incognite, purtroppo, non sono poche