Donne, no a violenza
“Indosso la libertà”

 

Ore 16 dell’ultimo sabato di settembre. E’ l’ora dell’appuntamento che  Susanna Camusso, segretaria generale della Cgil, ha fissato con le donne di Roma in piazza Madonna di Loreto, a due passi dai Fori, per la manifestazione contro la violenza  che ha uno slogan “Riprendiamoci la libertà” che non dovrebbe avere bisogno di spiegazioni . Ma davanti alle cronache atroci che si  inseguono tutti i giorni, evidentemente, è ancora necessario ripetere. La libertà di essere come si  è e si vuole, un obbiettivo per cui ancora bisogna combattere. Che bisogna spiegare con fermezza e determinazione a quanti si trincerano dietro un disinteresse che sovente nasconde perfide autoassoluzioni.

La violenza sulle donne è un problema collettivo, della società. Nessuno ha il diritto di girare lo sguardo da un’altra parte.  “Si torna ad antichi stereotipi  – ha detto  Camusso – mentre la cultura dominante non riesce ancora ad acquisire i concetti di base della libertà e dei diritti. Nel frattempo si registra il paradosso di ragazze che vengono mandate a cercare lavoro in giro per il mondo, ma poi non sono libere di girare tranquillamente nelle loro città. Il degrado del dibattito pubblico si lega poi a una regressione della stessa politica che ha precise responsabilità insieme a tutti coloro che sono impegnati nel campo della comunicazione. Ormai si dà per scontato che le parole non abbiamo peso. Anche l’uso sbagliato delle parole è in fondo una delle tante forme di violenza”.

Tutti in piazza, dunque. La Capitale e non solo. Sono annunciati più di cento  incontri che in realtà grandi e piccole, che in forme diverse e fantasiose, faranno sentire forte e chiara la volontà delle donne di non essere rinchiuse in recinti, spesso invisibili, in cui la loro libertà di vestirsi in un certo  modo, di vivere tutte le ore del giorno senza limitazioni o paure, di poter programmare il futuro senza dover cedere a condizionamenti e ricatti è soffocata troppo spesso con la violenza. Incontri cui è auspicabile non partecipino solo le dirette interessate ma anche gli uomini  – mariti, padri, figli, amici, colleghi di lavoro – che con loro dividono la vita.

Basta con la violenza. In media  viene uccisa una donna ogni due  giorni. Nel mese scorso “il dossier del Viminale parlava di 2.438 stupri denunciati, senza contare che anche in questa sfera c’è una vasta quantità di sommerso, si stima che solo il 7 per cento venga alla luce” ha spiegato Loredana Taddei, responsabile delle politiche di genere della Cgil.  “Cosa indosso? La libertà” c’è scritto sul manifesto delle manifestazione con cui la Cgil intende rilanciare anche sulla depenalizzazione dello stalking, sulla narrativa con cui stupri e omicidi diventano un processo alle vittime. Insomma “il linguaggio utilizzato dai media e il giudizio su chi subisce  violenza, su come si veste e si diverte, rappresenta l’ennesima aggressione alle donne. Così come il ricondurre questi drammi a questioni etniche, religiose, o ai numeri statistici, toglie senso alla tragedia e al silenzio di chi l’ha vissuta”.

Di qui l’appello per un cambio di rotta che parta dal linguaggio. “Avete tolto senso alle parole” è il titolo che lancia la mobilitazione nazionale “per chiedere agli uomini, alla politica, ai media, alla magistratura, alle forze dell’ordine e al mondo della scuola” di modificare comportamenti e linguaggi, arrivando ad un’assunzione di responsabilità collettiva di questo dramma. Perché “la violenza maschile sulle donne non è un problema delle donne che non vogliono far vincere la paura e rinchiudersi dentro casa”.

Questo il testo dell’appello

“Volete togliere senso ai numeri che parlano di un dramma. Non sapete quanto pesa denunciare e quale scelta sia. Ogni denuncia porta con sé la nuova violenza di cronache morbose, pornografiche, che trasformano le vittime in colpevoli. Non sapete dare un senso al silenzio che le donne scelgono, o a cui sono costrette, e lo occultate nelle statistiche che segnano una lieve diminuzione delle denunce, seppellendo nei numeri il peso permanente della violenza, degli stupri, dei femminicidi.

Avete tolto senso alle parole quando trasformate la violenza contro le donne in un conflitto etnico, razziale, religioso. Avete tolto senso alle parole quando difendete il vostro essere uomini, senza pensare all’ulteriore violenza che infliggete: donne nuovamente vittime, oggetto dei vostri conflitti di supremazia. Quando riecheggia il fatidico “dove eravate?”, vorremmo noi chiedervi “dove siete?”.

Siamo uscite dal silenzio, abbiamo detto “se non ora quando” e ancora “nonunadimeno”, abbiamo denunciato i diritti negati con la piattaforma CEDAW. Abbiamo colorato piazze, città, la rete, le nostre vite perché vogliamo vivere ed essere libere. Reagiamo con la forza della nostra libertà all’insopportabile oppressione del giudizio su come ci vestiamo o ci divertiamo. Ci vogliamo riprendere il giorno e la notte, perché non c’è un “mostro” o “un malato” in agguato, ma solo chi vuole il possesso del nostro corpo, della nostra mente, della nostra libertà. Non ci sono mostri o malati, ma solo il rifiuto di interrogarsi, il chiamarsi fuori che alla fine motiva e perpetua la violenza.

Le parole sono armi, sono pesanti lasciano tracce profonde e indelebili, determinano l’humus in cui si coltiva la “legittimità” della violenza, la giustificazione dell’inversione da vittima a colpevole. Ci siamo e continueremo ad esserci per riaffermare che la violenza contro le donne è una sconfitta per tutti e ci saremo ancora perché vogliamo atti e risposte:

– La convenzione di Istanbul è citata, ma non applicata, farlo!

– La depenalizzazione dello stalking, va cancellata, ora!

– La cultura del rispetto si costruisce a partire dalla scuola, dal senso delle parole, si chiama educazione!

– Agli operatori della comunicazione tutti, chiediamo che ci si interroghi e si decida sul senso dell’informazione, sul peso delle parole ed esigiamo la condanna di chi si bea della cronaca morbosa.

– Ancora una volta risorse e mezzi per i centri antiviolenza, case sicure, e norme certe per l’inserimento al lavoro.

– Vogliamo che venga diffuso e potenziato il servizio di pubblica utilità telefonico contro la violenza sessuale e di genere, adesso!

– Alla magistratura e alle forze dell’ordine, che venga prima la parola della donna in pericolo, della donna abusata, che non si sottovaluti, che non si rinvii, che si dia certezza e rapidità nelle risposte e nella protezione. Chiediamo a tutti, pesate le parole. Sappiate che non si può cancellare la nostra libertà”.

Queste le prime firme.

Un elenco di ora in ora  più lungo. “Susanna Camusso (segretaria generale della Cgil), Elisabetta Addis (economista), Dalida Angelini (segretaria generale Cgil Toscana), Roberta Agostini (parlamentare), Federica Atzeni (Unione universitari), Daniela Barbaresi (segretaria generale Cgil Marche), Antonella Bellutti (olimpionica ciclismo), Bianca Berlinguer (giornalista), Sandra Bonzi (scrittrice), Gabriella Carnieri Moscatelli (Telefono Rosa), Luciana Castellina (politica e giornalista), Francesca Chiavacci (Arci), Franca Cipriani (consigliera nazionale di parità), Daria Colombo (delegata PO Comune Milano), Lella Costa (attrice), Celeste Costantini (parlamentare), Geppi Cucciari (attrice), Maria Rosa Cutrufelli (scrittrice), Diana De Marchi (Commissione PO Milano), Loredana De Petris (politica), Rossana Dettori (segretaria nazionale Cgil), Alessandra Faiella (attrice), Angela Finocchiaro (attrice), Cinzia Fontana (parlamentare), Francesca Fornario (giornalista), Gianna Fracassi (segretaria nazionale Cgil), Alessia Gazzola (medico e autrice serie tv), Maria Grazia Gabrielli (segretaria generale Filcams Cgil), Ivana Galli (segretaria generale Flai Cgil), Sara Gama (calciatrice), Silvia Garambois (giornalista), Maria Grazia Giannichedda (Fondazione Basaglia), Giusi Grimaldo (archeologa subacquea), Marisa Guarneri (Cadmi, centro donne maltrattate di Milano), Maria Cecilia Guerra (parlamentare), Anna Guri (docente Scuola di Teatro Paolo Grassi), Francesca Koch (Casa internazionale delle Donne), Alessandra Kustermann (ginecologa), Elena Lattuada (segretaria generale Cgil Lombardia), Simona Lanzoni (Pangea), Loredana Lipperini (giornalista e scrittrice), Natascha Lusenti (giornalista), Alessandra Mancuso (presidente Commissione Cpo Fnsi), Chiara Machitelli (calciatrice), Elisa Marchetti (Unione universitari), Licia Martella (pubblicitaria), Giovanna Martelli (parlamentare), Lella Menzio (presidente Telefono Rosa Piemonte), Myrta Merlino (giornalista e scrittrice), Maura Misiti (ricercatrice Cnr), Rossella Muroni (Legambiente), Bianca Nappi (attrice), Giusi Nicolini (dirigente politica), Cristina Obber (giornalista e scrittrice), Laura Onofri (giurista), Ottavia Piccolo (attrice), Bianca Pomeranzi (esperta CEDAW), Francesca Puglisi, (presidente Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio), Norma Rangeri (direttrice de ‘Il Manifesto’), Francesca Re David (segretaria generale Fiom Cgil), Rosa Rinaldi (dirigente politica), Luisa Rizzitelli (Rebel Network), Linda Laura Sabbadini (statistica), Chiara Saraceno (sociologa), Assunta Sarlo (giornalista), Lunetta Savino (attrice), Tania Scacchetti (segretaria nazionale Cgil), Se non ora quando, Stefania Spanò – Anarkikka (vignettista), Katia Serra (opinionista televisiva, Responsabile Settore Calcio Femminile A.I.C.), Serena Sorrentino (segretaria FP-Cgil).