Cosa dice davvero
sugli italiani
il sondaggio europeo

Se il sondaggio condotto per Eurobarometro si fosse svolto solo in Italia si tratterebbe di una sonora sconfitta per tutti coloro che accarezzano l’idea di un piano B e cioè dell’uscita del nostro paese dall’Europa – come viene descritta – dei banchieri, dei capitali e dei burocrati. Il 65% degli italiani vuole tenersi strette nel portafoglio le banconote e le monete in Euro senza tornare alla “liretta” e il 44% voterebbe per il “remain” nell’Unione europea contro il 24% di chi andrebbe alle urne per chiedere l’italexit.


I dati dell’Italia devono essere tuttavia letti nel complesso delle tendenze dell’opinione pubblica europea fotografate a settembre.
L’Italia è il paese con il più basso numero di elettori che, in un ipotetico referendum (la costituzione italiana non consente consultazioni popolari per abrogare o non ratificare un trattato internazionale, voterebbe a favore dell’Unione europea così come essa è oggi: il 44% è un dato inferiore non solo ai paradisi degli europeisti come il Lussemburgo e l’Irlanda (85%) ma dello stesso Regno Unito dove il 53% dei britannico si è reso conto, troppo tardi, dell’errore compiuto nel referendum del giugno 2016.
Siamo ancora lontani dal voto del 26 maggio ma bisogna stare molto attenti al gap che esiste normalmente fra i sondaggi o gli euro sondaggi che esaltano di solito le tendenze di chi vuole conservare l’esistente e il momento del voto in cui le tendenze al cambiamento appaiono più consistenti.


Non ci deve dunque soddisfare né il 44% né il 65% non solo se comparati con il resto d’Europa, sapendo che dall’ultimo Eurobarometro emergono altri due dati apparentemente contraddittori: l’aumento di chi intende andare a votare alle elezioni europee del maggio 2019 (oltre il 50% rispetto al 43% del 2014) e la bassa popolarità del Parlamento europeo che si avvicina lentamente alla sfiducia che i cittadini hanno nei confronti dei parlamenti nazionali.
La strada verso le elezioni europee è ancora lunga e la frammentazione degli europeisti in Italia, insieme a quel che potrebbe avvenire nei prossimi mesi nei rapporti tra Italia e Unione europea consiglia un approccio più aggressivo nel sostegno ad un’Europa più solidale e democratica.