Epidemia da coronavirus
Allarme sì,
ma con prudenza

L’epidemia che ancora non ha un nome, ma ha la sua causa in coronavirus, sta suscitando molto allarme. In molti paesi, Italia compresa, si stanno adottando misure molto drastiche. In Italia è stato dichiarato lo stato d’emergenza per sei mesi e sospesi tutti i voli con la Cina, paese dove il coronavirus ha fatto il “salto di specie” e ha iniziato ad aggredire gli uomini. L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha rivisto le deliberazioni iniziali e ha dichiarato l’emergenza internazionale. La Cina ha isolato non solo la metropoli di Wuhan, ma anche altre città con circa 60 milioni di abitanti.
Dobbiamo essere preoccupati? Sì, ma con moderazione.

Cosa dicono i numeri

virusVediamo cosa ci dicono i numeri, aggiornati dall’Oms al 31 gennaio. Finora le persone di cui si è constatato il contagio sono meno di diecimila: 9.826 per la precisione. Di queste 9.720 (pari al 98,9%) in Cina e 106 in 19 altri paesi. Oggi pare che i contagi siano saliti a poco meno di 12.000, ma atteniamoci ai dati ufficiali.
Tra i contagiati in Cina, 1.527 (il 15,5% del totale dei contagiati) sono in condizioni di salute serie e 213 (il 2,2% dei contagiati) sono morti. Per lo più persone anziane è o in condizioni di salute non buona. Il virus che attacca le vie respiratorie e provoca polmoniti finora ha condannato i più deboli. Ma, a quanto pare, non ha colpito i bambini. Non in modo particolare almeno.
Il numero di contagi giornalieri aumenta a un ritmo sostenuto. E questo genera un giusto allarme. Il coronavirus si trasmette da uomo a uomo attraverso le vie respiratorie, un po’ come l’influenza. Non si trasmette con il cibo, a meno di non mangiare carni crude infette. Il periodo di incubazione sembra essere (il condizionale è d’obbligo) di due settimane. La trasmissione avviene soprattutto da parte di persone che hanno l’infezione conclamata, con febbre e tosse per intenderci. La contagiosità è variabile: sembra che alcuni portatori del virus possano contagiare fino a una ventina di persone, mentre altri portatori del patogeno non più di due o tre.

Molto contagioso, poco mortale

Le persone di cui al momento si sospetta il possibile contagio sono 15.238. In totale, tra contagiati certi e solo presunti, parliamo di 25.000 persone in un paese che conta un miliardo e mezzo di abitanti. È vero però che si sono registrati casi di contagio non solo in Cina, ma (pochissimi) anche in paesi diversi da persone che non erano state nel grande paese asiatico. Il che significa che il rischio di essere contagiati, sebbene per ora, abbastanza basso, esiste anche da noi.

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Secondo alcune proiezioni statistiche realizzate in occidente da autorevoli studiosi, ma sulla carta, le persone contagiate in Cina potrebbero essere molte di più, anche dieci volte rispetto a quelle calcolate dall’Oms. Se questo fosse vero, la notizia avrebbe un risvolto negativo ma anche uno positivo. Il risvolto negativo è che questo coronavirus sarebbe molto più contagioso di quanto finora constatato, ma il risvolto positivo è che sarebbe molto meno mortale. Più o meno come la comune influenza.
Sulla contagiosità del virus ne sapremo certo di più nelle prossime ore, verificando se e come i due coniugi cinesi giunti in Italia provenienti da Wuhan e ora ricoverati allo Spallanzani hanno contagiato altre persone, tra quelle con cui sono venute in contatto.
Ma torniamo ai fatti relativamente certi. L’Oms considera che il primo contagio di cui sia abbia certezza si è verificato il 31 dicembre scorso. Dunque l’epidemia ha un mese.
Cosa possiamo inferire sulla base di questi dati? Esiste un rischio, certo. Perché il virus è nuovo e noi non abbiamo le difese immunitarie allenate. Non esistono farmaci specifici per combatterlo né esistono vaccini. Per averli, i farmaci e il vaccino, occorrerà attendere qualche mese. La comunità scientifica mondiale è mobilitata per raggiungere il traguardo nel tempo più breve possibile. In ogni caso un’arma efficace di contrasto l’abbiamo: la diagnosi rapida.

Troppo allarme, evitiamo la psicosi

I numeri ci dicono finora (ma attenzione, perché potrebbero essere smentiti in un verso e nell’altro) che, rispetto ad altre epidemie da coronavirus del passato, come la SARS, questo agente patogeno nuovo è più contagioso. Ma gli stessi numeri ci dicono anche che è meno aggressivo. Gli ammalati gravi e le morti sono certo più di una normale influenza, ma anche molto meno della SARS e di altre epidemie del passato.
Le persone ammalate possono guarire, con cure appropriate. Anzi, le guarigioni sono – al momento – la quasi totalità.
Stiamo dunque attenti, ma evitiamo ogni psicosi.

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Cosa possiamo fare, in concreto noi qui in Italia? Il primo consiglio: diffidare delle affermazioni perentorie da ogni parte provengano. Facciamo solo attenzione a quello che dicono e seguiamo i consigli per la prevenzione che provengono dagli esperti dell’Ospedale Spallanzani di Roma – il più attrezzato in Italia, cui rimandano le autorità sanitarie – e dell’Istituto Superiore di Sanità.
La stessa Organizzazione Mondiale di Sanità propone consigli semplici: lavarsi frequentemente le mani; curare particolarmente l’igiene se si frequentano luoghi affollati; evitare contatti stretti con persone che hanno la febbre e la tosse; non mangiare carni crude (quest’ultimo consiglio è particolarmente valido per i cinesi e gli orientali in genere che hanno queste abitudini alimentari). In casi che riteniamo sospetti per noi e per i nostri famigliari – non per il nostro vicino di casa – consultare il medico.
Nessuna psicosi. Nessuna caccia all’untore.
Come hanno reagito le autorità sanitarie? In Cina, con un certo ritardo, a quanto sembra, ma poi in maniera drastica. In Italia in maniera draconiana. Probabilmente in maniera anche esagerata, ma è meglio essere prudenti. Del sistema sanitario italiano possiamo fidarci: è tra i migliori al mondo e ben attrezzato nel fronteggiare le epidemie.
Come stanno reagendo i media? In maniera esagerata. Stanno (stiamo) creando un allarme eccessivo. Questo alimenta la psicosi e persino il razzismo latente di molte, troppe persone. L’allarme, quando diventa allarmismo – quando cioè è esagerato rispetto al rischio reale – può risolversi in un boomerang. Ricordiamoci di quanto ci raccontava Esopo un paio di millenni fa: chi grida senza giusto motivo al lupo! al lupo! e il lupo non c’è, perde credibilità. Non viene più creduto. E quando poi il lupo arriva …