Contro questa Italia
crudele e persecutrice
la politica civile reagisca

LETTERA A WALTER VELTRONI – Caro Walter, nel consueto spirito di amicizia che conosci da tanto tempo, vorrei fare alcune osservazioni dopo i “cinque punti” che tu hai offerto – in un testo pubblicato da Repubblica – come possibile guida di una politica di sinistra di un futuro finora atteso invano. Ciascun punto era parte di un manifesto di buoni sentimenti, in cui l’ammonimento chiave era di non contrapporre mai il linguaggio dell’odio al linguaggio dell’odio, di non accettare l’insulto e la pratica del disprezzo come risposta allo stato di relazioni barbariche in cui ci siamo trovati a vivere. Ammonimento giusto e condivisibile.

salvataggio, sea watchMa noi, Walter, come vedi anche tu che sai più cose e partecipi a discussioni importanti sul che fare, noi siamo molto al di là della cattiva polemica e degli irrispettosi rapporti che rischiano di inquinarsi a vicenda. Noi siamo nel tempo in cui un Paese abbandonato nei suoi più delicati punti di guida, un Paese che sbanda alla cieca contro ostacoli ciascuno dei quali potrebbe provocare crisi irreversibili, sta inferendo gravi ferite interne che non sapremo come curare. Assistiamo a manifestazioni di crudeltà e a momenti feroci (i porti illegalmente chiusi) che ci separano ogni giorno di più dall’Europa, dall’Occidente di cui credevamo di essere soci fondatori, dalla civiltà democratica sorta dopo la distruzione del fascismo.

Intanto il Mediterraneo è pieno di morti

Mentre noi stiamo scambiandoci idee pretendendo una serenità che non abbiamo, il Mediterraneo è pieno di morti. Mentre scrivo 500 persone salvate da diverse navi volontarie definite “criminali”, aspettano da giorni, alcuni da settimane, sotto il cielo d’agosto e non hanno protezione né il permesso di sbarcare. Ciò viene negato in base a una legge grossolanamente incostituzionale, scritta, discussa, votata, approvata pochi giorni prima, con pene immense a carico di chi salva i profughi dal morire annegati. Posso dirti, Walter, lo scandalo che se ne parli così poco, come se si trattasse di storie tristi e marginali al pari di quelle degli automobilisti che uccidono mentre telefonano? Qui un governo del tutto privo di umanità condanna a morte chi tenta di sfuggire alla morte, e un Paese intero, salvo i suoi volontari e le persone che, anche da sole, non cedono, sembra non avere nulla da dire. Anzi, mostra di approvare con un tripudio di sondaggi che cresce a ogni atto crudele e disumano, forse a causa del silenzio di tutti coloro che dovrebbero dire che non sono e non saranno mai parte di un simile gioco di cattiveria.

mediterraneo, naufragio
Disegno di un bambino sulla porta della prima sede di Baobab, a Roma

Giorni fa il corrispondente in Sicilia di Radio radicale (la sola radio che abbia un monitoraggio permanente del male che accade in mare ogni ora ) ha raccontato di un aereo che aveva avvistato un uomo vivo e uno morto in un punto del mare in cui è impossibile, ha detto, che vi fossero solo due persone. Dunque dall’aereo hanno avvistato ciò che restava di un naufragio di cui nessuno ha saputo o saprà mai nulla.

Il caso Riace

Walter, in Italia un sindaco regolarmente eletto in un piccolo paese già in mano alla mafia, è stato arrestato, è stato esiliato e attende il processo per il reato di accoglienza. Aveva ripopolato il borgo abbandonato e ridato vita sia alla sua terra spopolata sia a persone fuggite da case lontane e distrutte e disperse nel mondo. Ma mentre importanti leader della corruzione a un certo punto tornano a casa per poter scontare più serenamente la pena, al sindaco di Riace è tuttora imposto di stare lontano. Ma noi siamo il Paese che ha dichiarato criminali Ong come Medici Senza Frontiere, che da decenni salva persone (bambini) insalvabili in luoghi del mondo senza salvezza.

L’Italia oggi è un Paese persecutore e crudele e noi ne siamo i cittadini, di cui parlano con stupore i giornali del mondo. Ma siamo anche le voci. Tante voci individuali si alzano nel Paese diffamato dal suo governo e impegnato a diffondere di sé una immagine squallida e cattiva. Come la giovane donna che difende da sola l’immigrato insultato in treno o il quindicenne che tiene testa ai fascisti per difendere i rom.

Dov’è la politica civile, dove le voci di civilità?

Manifestazione antirazzista

Però, dove sarà la politica che non è di esclusione, di rigetto, di filo spinato, di navi affondate (il progetto Meloni) di morte? Se questa politica, civile e normale, non si fa sentire, dove devono andare a raggrupparsi i cittadini contro il forte impegno che si allarga per la distruzione dell’Italia della Resistenza? E’ vero, può anche darsi che il partito della caccia ai migranti del mondo sia al momento il più forte. La storia ha brutti, tristi momenti. Ma se le voci di civiltà, a cominciare dalle grandi voci, si fanno sentire nel vuoto e nel silenzio e non smettono di pretendere umanità, ci saranno più persone che capiranno che questo triste gioco, anche se al momento prevale, non ha vinto, non è l’Italia, e altri cittadini torneranno dal non voto e dalla tristezza della delusione e dell’isolamento.

Ma è sulle cose che accadono, sui fatti, sulle crudeltà quotidiane che dobbiamo parlare, non su concetti e sentimenti. Coloro che sono felici di chiudere i porti per aumentare le sofferenze, sentimenti non ne hanno. E non serve né il linguaggio nobile né quello sprezzante perché il linguaggio non è il loro strumento. Serve esserci, tu, noi, e tutti gli altri che verranno.

 

  • Con questo articolo Furio Colombo inizia la sua collaborazione con strisciarossa