Contro il decreto Salvini
a Messina diamo voce
a un’altra umanità

A Messina, dal 2003 opera un Laboratorio Psicoanalitico denominato “Vicolo Cicala” dal nome del quartiere nel quale è sorto. Il Laboratorio si occupa di psicoterapia e ricerca e il suo obiettivo principale è fornire psicoterapia psicoanalitica ad un prezzo politico a persone appartenenti alle classi socialmente più svantaggiate. Altro obiettivo è divulgare la cultura psicoanalitica attraverso seminari e convegni, curare la formazione permanente dei soci e la conoscenza dell’ottica psicoanalitica tra gli studenti della facoltà di psicologia che svolgono al Vicolo il tirocinio pre e post laurea. Ma la psicoanalisi, si sa, è anche uno strumento politico e sociale molto utile per una lettura di ciò che accade intorno a noi e per la comprensione dei fatti sociali che continuano a susseguirsi. Sempre più spesso ci siamo ritrovati a riflettere con preoccupazione sulla delicata condizione in cui versa la società contemporanea e ad analizzare i motivi del dilagare della politica dell’odio e della discriminazione che sembra stia assumendo dimensioni incontrollabili e pericolose.

L’ultimo decreto salviniano, paradossalmente chiamato “Decreto Sicurezza”, ha ulteriormente scombussolato le nostre coscienze. E’ oltremodo palese che si tratti di una manovra scriteriata (una delle tante, del resto) per danneggiare la società civile, per alimentare l’odio contro lo straniero, la paura e la diffidenza, laddove per “straniero” si finisce per etichettare ciò che viene considerato, a tutto tondo, perturbante.

Ritorna la vecchia storia del “diverso”, una diversità tuttavia usata per mettere l’uno contro l’altro piuttosto che per alimentare aperture e trovare soluzioni. E in questo modo si affossa l’attitudine alla complessità, all’approfondimento, alla buona pensabilità. Anni e anni di lotte verso il superamento dei limiti reciproci, di confronto argomentato e di sano conflitto, rischiano di scomparire in un soffio. E allora animati da spirito di solidarietà verso le persone più sofferenti e in difficoltà e da forte indignazione per ogni forma di abuso e d’ ingiustizia, abbiamo deciso di muoverci per dare forma al nostro dissenso. Non è più tempo di stare a guardare, non è tempo più di aspettare, anzi, prima che sia troppo tardi, (se non è già troppo tardi) prima che le brutture ci spingano, tutti, a voltarci difensivamente dall’altra parte, ora, è tempo di fare.

Ma cosa?… che cosa un gruppo di cittadini può fare di fronte a questa pericolosa deriva in cui sta scivolando la contemporaneità?… La prima cosa che viene in mente è lanciare una raccolta di firme simbolica da far girare in chat tra amici e colleghi, o una petizione popolare, e ancora di più, promuovere un referendum abrogativo. Spesso quando ci si sente più impotenti subentra una spinta onnipotente che induce a scegliere soluzioni che hanno lo scopo di abbassare la tensione attraverso l’illusorietà, sicché per essere indirizzati adeguatamente abbiamo chiesto la collaborazione di un avvocato esperto in diritto dell’immigrazione e che da tempo si occupa della salvaguardia dei diritti civili, l’avvocato Carmelo Picciotto del foro di Messina.

Parlare con lui è stata un’esperienza illuminante e dolorosa insieme. Picciotto, con tono sommesso e con molte pause nelle quali sembrava prendere respiro e consentire a noi tutti di farlo altrettanto, ha raccontato delle atrocità a cui sono sottoposte le persone recluse nei campi libici, della difficile realtà di quei paesi devastati dalla mancanza di una guida democratica, dalla delinquenza crudele e senza scrupoli al di là di ogni immaginazione, anche la più fervida. Ha parlato della condizione delle donne, schiave, vendute e rivendute e destinate alla morte in quei campi dai quali non usciranno, dei rapimenti e dei rapitori, della tratta, della connivenza delle autorità con la delinquenza e le bande locali. Certo sono informazioni già note, ma la testimonianza diretta di chi dialoga ogni giorno con quei disperati è un’altra storia.
Ascoltandolo un senso di dolorosa impotenza si imponeva. Ma, allora, che fare?


La domanda è: conoscendo simili atrocità, si può continuare a restare in silenzio? Un domani (che è già arrivato) come potremmo, rispondere a noi stessi di noi stessi? Possiamo veramente pensare che tale situazione non ci riguardi dal momento che mette in gioco le nostre coscienze? E se pure non si è particolarmente sensibili verso gli Altri, “diversi da noi” – poiché sì, ammettiamolo, esiste una diversità concreta – non è per noi stessi che dovremmo intervenire? Oppure dobbiamo colludere accettando scelte politiche scriteriate e assistendo al degrado morale oltre che intellettuale e culturale in cui si sta, neanche troppo lentamente, scivolando?

Carmelo Picciotto, al termine della sua drammatica narrazione, sottolinea la nostra funzione come Centro Psicoanalitico, luogo dove si sviluppa pensiero. E piuttosto che lanciarsi nell’ennesima petizione, invita a rafforzare l’ascolto della gente attorno al fatto che esiste un’altra umanità, che ci sono persone che accolgono, che non c’è solo odio e discriminazione ma esiste gente che apre le sue case, la sua famiglia ai cosiddetti “migranti”. “Raccogliete le loro testimonianze – dice – e aiutate le persone ad ascoltare quello che sta succedendo, si tratta di storie semplici e intense, fatte di buona umanità. Riabilitiamo il pensiero sulle cose piuttosto che difenderci da esso”.

Attraverso l’attenzione verso un’altra umanità, mediaticamente silenziata, che dà valore e riconoscimento ai diritti umani e che ha trovato il modo per contrastare quella che sta diventando una deriva antropologica progressivamente disumanizzante, il nostro dissenso ha preso forma.
Abbiamo dunque realizzato un progetto che abbiamo chiamato “Un’Altra Umanità” e che vorremmo diffondere.
Per questo chiediamo ai singoli cittadini, alle realtà associative, agli Ordini Professionali, alle Istituzioni, ognuno nella propria realtà e sul proprio territorio, di condividere questa iniziativa di solidarietà e di accoglienza attraverso un programma che preveda incontri con le famiglie o i singoli individui che stanno già realizzando esperienze di accoglienza, al contempo, contrastando la cultura dell’odio e dell’indifferenza.
Raccoglierci attorno a queste testimonianze, e divulgandole rendendole pubbliche, può diventare un utile strumento per diffondere una cultura dell’inclusione e ostacolare il dilagare dell’odio. L’obiettivo è quello di creare una rete che accolga il dissenso di tutte quelle persone che si riconoscano nelle nostre parole, nella nostra paura di perdere l’umanità.
Il primo incontro è previsto a Messina martedì 29 gennaio 2019 alle h.19.00 presso la sede del Laboratorio Psicoanalitico Vicolo Cicala in via Legnano 32. Inviteremo due famiglie che ci racconteranno della loro esperienza di accoglienza.

  • Donatella Lisciotto è  psicologa e psicoanalista della Società Psicoanalitica Italiana (SPI-IPA)