Riforma delle pensioni
la protesta continua:
Macron si gioca tutto

Nel discorso di fine anno ai francesi il presidente Emmanuel Macron ha confermato che “la riforma delle pensioni verrà completata… Mi aspetto che il governo di Edouard Philippe trovi un rapido compromesso, ma rispettando i principi della nuova legge”. Macron ha ripetuto di voler trasformare il Paese, assicurando che non cederà al pessimismo o all’immobilità e dicendo al “suo” primo ministro di sbrigarsi.

Gli ha risposto il segretario generale della CGT, la confederazione generale del lavoro, storicamente orientata a sinistra, Philippe Martinez. “E’ il governo che vuole questo bordello – ha detto – e lo vuole perché gioca sporco. Emmanuel Macron si accredita come l’uomo del nuovo mondo, ma è solo un cattivo imitatore di Margaret Thatcher”. L’omologo del flamboyant Martinez, il compassato storico e sindacalista Laurent Berger, leader della CFDT, è non meno deluso e adirato. La CFDT, Confederazione francese democratica del lavoro, è l’altro grande sindacato d’Oltralpe, di origine cristiano-socialista. Ha 875.000 iscritti, metà dei quali votarono Macron il 7 maggio 2017. Berger sta vivendo come un tradimento personale e politico la linea del presidente. Il sindacato sta cercando ogni possibile alleato in Parlamento per far quantomeno emendare un testo che giudica socialmente pericoloso.

Laurent Berger faceva parte del gruppo di intellettuali che furono consultati sul programma economico di Macron. In queste settimane Jean Pisani-Ferry, economista e docente universitario a Berlino, Antoine Bozio, economista franco svizzero che insegna alla Paris School of Economics, la PSE, Daniel Cohen, docente alla PSE consulente senior della banca Lazard, hanno inviato mail, messaggi, appelli al presidente perché riveda o ritiri la riforma. Non hanno ricevuto alcuna risposta ufficiale e Gilbert Cette, direttore del dipartimento di analisi strutturale della Banca di Francia, furioso con l’Eliseo, cui molti guardavano con speranza al momento dell’elezione, ha dichiarato che un leader sindacale moderato come Laurent Berger “è molto più uomo del futuro rispetto a Macron”.

La Francia, dopo la Grecia e l’Italia, è il Paese che spende di più per le pensioni, la popolazione invecchia e il presidente ha sempre detto che un sistema universale sarebbe stato più giusto. Anche sciopero franciaeconomisti come Daniel Cohen, in linea di principio, erano d’accordo: unire quarantadue fondi pensionistici in un unico ente gestito dallo Stato poteva realizzare risparmi senza per questo intaccare i diritti. La riforma delineata da Macron ha cambiato le carte in tavola, osserva Cohen. Essa non garantisce le future generazioni e, a fronte dei pesanti contributi versati dalle varie categorie, “si rivelerà un immenso spreco”.

Oggi il sistema pensionistico francese, spiega Le Monde in un’utile scheda riassuntiva e in sei domande inquietanti, funziona come un’assicurazione collettiva: i lavoratori e i datori di lavoro finanziano i fondi previdenziali ogni mese, tramite una quota degli stipendi. Questi soldi servono a pagare le pensioni di vecchiaia. Durata della vita lavorativa, busta paga e altri parametri hanno determinato finora la pensione. Un lavoratore non beneficia direttamente dei contributi versati, che finiscono invece in un fondo comune costantemente riempito dai lavoratori attivi. Il gran chiasso che si è fatto sui quarantadue profili pensionistici diversi è fuorviante, perché tutti questi, secondo lo stesso ministero della Salute e della solidarietà, sono riconducibili a undici trattamenti. Vi sono poi la casse delle professioni liberali e i fondi integrativi che permettono, pagando più contributi, di avere una seconda o una terza pensione. L’età pensionabile è oggi di sessantadue anni.

Il punto della riforma (sistema universale, innalzamento dell’età del ritiro, nuovi criteri per i lavori usuranti) che ha scatenato l’ansia e poi l’ira collettiva è “la sorpresina” legata al sistema a punti. Nel 2025, quando la riforma dovrebbe essere a regime, durante la tutta la carriera i contributi mensili saranno convertiti in “punti pensione” che costituiranno poi la base per il nuovo calcolo dell’indennità. Ma come saranno calcolati questi astratti punti per formare una pensione? Finora il punto di riferimento era il salario, la somma della media dei venticinque migliori anni di carriera. Ora non sarà più così, si considererà il valore “di servizio” dei punti. Se dieci euro di contributi corrisponderanno, come previsto, a 0,55 euro, un impiegato che ha accumulato trentamila punti, versando quindi trecentomila euro di contributi, avrà una pensione netta annuale di 16.500 euro netti, ovvero 1375 euro al mese. Un regime, questo, già adottato dai fondi di previdenza complementare in genere legati alle banche, l’esempio che è stato di riferimento per Macron. Un regime nettamente più svantaggioso rispetto al calcolo di oggi, a parità di versamenti.

sciopero franciaL’età pensionabile, finora tra le più giovani in Europa, dovrebbe passare a sessantaquattro anni nel 2027. Se applicato in modo fedele, il sistema dei punti penalizzerà le carriere con alcune interruzioni, specialmente i periodi di disoccupazione. Vi saranno dei bonus per maternità, accudimento di disabili, lunghe malattie, ma questi non saranno poi convertibili in punti.

La protesta contro questa riforma ha già provocato il più lungo sciopero dei trasporti da trent’anni a questa parte e monopolizzerà l’agenda di gennaio. Il calendario è fissato: dal 7 gennaio una nuova tornata di negoziati con le parti sociali. Il 9 gennaio un giorno di mobilitazione. Lo spazio per il compromesso è poco: il 22 gennaio l’esecutivo presenterà il testo in consiglio dei ministri. Macron si gioca molto, anche perché il 15 e il 22 marzo prossimi vi saranno le prime elezioni comunali del quinquennio.

Sarà poi l’intero anno di celebrazioni dedicate a Charles De Gaulle a schiacciare Emmanuel Macron sotto il disincantato, lungo sguardo storico. Ricorrono nel 2020 130 dalla nascita di Charles De Gaulle, il cinquantesimo anniversario della morte e l’ottantesimo dell’appello del 18 giugno 1940. “Qualunque cosa accada, la fiamma della resistenza francese non si dovrà spegnere e non si spegnerà”, disse il generale parlando da Radio Londra. E in 18 giugno prossimo, con una decisione pare abbia dovuto farsi piacere, dopo alcuni scambi di idee a livello europeo, Macron conferirà la Legion d’onore alla città di Londra.