Congresso Nidil-Cgil:
i troppi precari segnalano
la crisi del Paese

Sono riuniti a congresso a Napoli, seguendo le orme di tanti altri congressi che in queste settimane impegnano la Cgil. Loro però sono un po’ il cuore di un problema più generale. Quello di un sistema produttivo come quello italiano che troppo spesso si regge sul lavoro precario. Lo sottolinea nella sua accurata e bella relazione Claudio Treves, segretario generale uscente. Con una domanda retorica: “É  un caso se la produttività del nostro Paese non cresce dalla fine degli anni ’90? E che l’occupazione precaria è cresciuta invece a doppia cifra durante la crisi e dopo?”. La verità è che “l’eccesso di lavoro precario, collegato spesso a scarsi o nulli investimenti in formazione, innovazione, accompagnato da un ventennio di deregolazione normativa, può aver facilitato il nostro sistema nel ruolo di subfornitore altrui”.

Un sindacato davvero atipico come il Nidil non ha dormito. Malgrado le tante difficoltà registra104368 iscritti, cioè 40000 in più rispetto al congresso precedente. Ha svolto quasi 400 assemblee congressuali. Sono numeri che contraddicono, osserva Treves, quanti, magari ex sindacalisti, parlano di una Cgil “inesorabilmente novecentesca” e quindi incapace di rappresentare il “nuovo”. Certo questo inedito panorama economico sociale è una vera e propria giungla. Treves ricorda come si sia passati da strutture omogenee “a strutture “complesse” per non dire caotiche, dove la molteplicità dei rapporti si intreccia ma non si armonizza con le articolazioni aziendali”. É una giungla fatta di esternalizzazioni, cessioni di rami d’impresa, appalti, cooperative. Con i luoghi di lavoro che diventano delle conglomerate produttive e anche sindacali, con categorie diverse che intervengono negli stessi luoghi di lavoro. Con donne e uomini che operano a contatto di gomito, gli uni con gli altri, con contratti diversi, “determinando una oggettiva rottura dei legami immediati di solidarietà”.

La relazione analizza le iniziative adottate, la contrattazione inclusiva, gli accordi raggiunti, le timidezze, le pigrizie. Spiega come “solo dalla ricostruzione paziente e rigorosa dei cicli produttivi si potranno superare legittime o meno legittime paure o resistenze”. E come sia possibile una grande battaglia generale  per la stabilizzazione. Anche perché sono state superate antiche discussioni, nel sindacato, tra chi considerava i titolari di partite Iva in blocco come lavoratori sfruttati, costretti a sottoscrivere contratti capestro, e chi, invece, li segnalava  come “meravigliose province di autodeterminazione” preannunciando  “futuri luminosi per tutti”. Mentre, dice Treves, “molto più prosaicamente, si tratta di lavoratori il più delle volte deboli, ma comunque bisognosi di essere in primis informati, molto spesso sostenuti riguardo agli adempimenti, e là dove si riesce contrattualmente includerli nell’ambito dei sistemi di tutela esistenti”. Come è avvenuto ad esempio con il recente rinnovo del contratto nell’edilizia.

Un cambiamento è necessario. Non è certo quello proposto dal governo in carica. La relazione rammenta la piattaforma redatta da Cgil, Cisl e UIL, discussa nelle assemblee di base.

Il sindacato non può restare indifferente anche perché, alle prossime elezioni  sarà in gioco il futuro dell’Unione Europea. Sarà necessario “denunciare e rimuovere le scelte che hanno fatto smarrire, anche per tanti lavoratori, il valore anche simbolico che l’Europa unita aveva come compromesso alto tra la realtà del mercato e i valori sociali di coesione e di progresso”.

Anche per questo c’è bisogno più che mai di una Cgil unita. Claudio Treves aveva a suo tempo espresso – e lo riconferma – il suo appoggio alla soluzione per Landini come segretario generale. Un problema un po’ analogo, relativo alla formazione del gruppo dirigente, si è determinato nel Nidil. Qui era stata avanzata la proposta di Andrea Borghesi come prossimo segretario generale. Mentre alcuni compagni preannunciavano il sostegno alla candidatura alternativa di Sabina Di Marco. Per qualcuno si tratterebbe di modelli sindacali alternativi: conflittuale uno, concertativo l’altro. Treves rammenta che, però, tutti hanno votato e sostenuto il Documento congressuale. L’invito finale del segretario uscente interpella un insegnamento di Bruno Trentin: la ricerca della sintesi, “esprimere i propri convincimenti senza mai farli diventare monolitici ma sempre aperti agli avanzamenti di una discussione collettiva”. Un appello finale, accolto da un’ovazione che fa ben sperare.