Con il calcio vogliamo accendere
la speranza di essere tutti cittadini uguali

Pubblichiamo il testo integrale del discorso pronunciato dalla capitana della nazionale di calcio femminile Sara Gama in occasione dell’incontro della squadra con il presidente Sergio Mattarella al Quirinale.

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Buongiorno presidente, buongiorno a tutti quanti. Io e le mie compagne vogliamo ringraziarla per questo gradito e inaspettato invito. Non capita a tutti l’onore di essere ricevuti qui e a noi è successo due volte nell’arco di una stagione calcistica. E se è vero che la prima volta non si scorda mai, questo nuovo invito ha una valenza importante perché arriva alla fine di un percorso mondiale.

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Di solito un atleta ha l’onore di venire qui se ha vinto qualche medaglia che ha dato lustro all’Italia. Noi non abbiamo vinto niente, eppure siamo qui.
Abbiamo varcato la soglia del Quirinale lo scorso autunno e per noi quel momento è stato magico, quasi catartico, il massimo riconoscimento per tutti i nostri sforzi. Mai avremmo pensato di ritornare qui dopo così poco tempo.

 

Il mondiale nostro

Ma mai avremmo pensato di vivere un mondiale così. Dicevamo in autunno che volevamo goderci ogni singolo istante del nostro mondiale. Un mondiale cercato, inseguito, conquistato con voracità per colmare un’assenza ormai troppo lunga dalla competizione più ambita.

Un mondiale nostro. Ma non sapevamo una cosa: che gli italiani e le italiane erano pronti ad abbracciarci e dunque molto presto questo è diventato un mondiale di tutti. Sì, e vero, noi rappresentiamo l’Italia. La nazionale di tutti rappresenta il Paese. Ma diciamoci la verità, qualcosa mancava perché in ogni relazione sana e duratura lo scambio deve essere reciproco. Rappresentare gli italiani e da essi essere rappresentati a nostra volta: trovare una rappresentazione nelle loro menti, nei loro discorsi nei loro cuori.

Gli italiani e le italiane ci hanno scoperto e si sono innamorati di noi. E di quell’amore noi ci siamo nutrite ogni singolo giorno della nostra spedizione, trovando energie che mai avremmo pensato di avere e uno slancio infinito mai interrotto, solamente affievolito in quel caldo pomeriggio di fine giugno.

 

Se sei amata voli sulle ali dell’entusiasmo

Amata, voli sulle ali dell’entusiasmo. E improvvisamente ogni nostro gesto, che per noi era sempre naturale, veniva apprezzato, ogni corsa fatta senza risparmiarsi, ogni contrasto da cui ci siamo rialzate, ogni cavalcata, ogni anticipo, ogni pennellata. Ogni smorfia dettata dallo sforzo e ogni sorriso scaturito dalla gioia per un gol o da un momento condiviso fuori dal campo è stato osservato. E osservando gli italiani si sono accorti che ci stavano aspettando e che avevano forse bisogno di noi. Di identificarsi, di vivere una grande storia che, come tutte le grandi storie, nasce nelle difficoltà e poi vede i suoi protagonisti, in questo caso le sue protagoniste, superarle.

E allora forse abbiamo vinto tutto. Forse lasciateci pensare che quel sogno che ci spingeva è andato oltre.

Questa Italia che ha poca speranza

In questo momento nella nostra società esiste un certo pessimismo, poca fiducia nell’altro, poca fiducia nella meritocrazia, poca speranza soprattutto. Siamo partite per questo mondiale, o forse da quando abbiamo indossato per la prima volta le scarpette da calcio, con la voglia di far riconoscere e conoscere il nostro sport a tutti. Forse ci stiamo riuscendo. Quello però che non pensavamo di poter fare è di riuscire a ridare un po’ di speranza agli italiani.

La speranza di veder riconosciuti i propri sforzi, la speranza che la meritocrazia valga, la speranza che un gruppo di ragazze possa impegnarsi tutta una vita e riuscire contro ogni pronostico ad aprire gli occhi al mondo su qualcosa che loro hanno sempre amato e che sapevano di poter coltivare e che gli altri un tempo non riuscivano nemmeno a vedere. La speranza di poter sognare di fare quello che si desidera e di avere la possibilità di realizzarlo.

Noi abbiamo avuto molta fortuna. O forse ce la siamo creata. Stiamo vivendo il nostro sogno. E una nazione sogna con noi. Quindi un grazie a tutti gli italiani che ci hanno seguito, a quelli che lo fanno da sempre e sempre ci saranno. Ora loro ci hanno capito, hanno capito che abbiamo fatto un percorso straordinario grazie alla nostra forza di volontà. E hanno capito che per fare voli ancora più grandi e per portare l’Italia in cima al mondo sarà necessaria questa volontà, in noi mai doma, ma anche di avere a disposizione i mezzi che fino a oggi sono mancati.

 

Tutti i cittadini sono uguali

Porto il numero 3 sulla maglia. E il numero 3 della nostra bellissima Costituzione vorrei leggervi. Tutti lo conosciamo, ma la Costituzione è un classico e non si smette mai di rileggerlo:

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
E` compito della Repubblica – che siamo tutti noi – rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Grazie presidente.