Comici e sovranisti
La destra alleata dei
5 Stelle in Europa

Fa sempre un bell’effetto sentirsi invocare a più voci da una robusta assemblea, ti scalda il cuore e ti riempie d’orgoglio, ti senti diverso, importante, amato: ecco perché Luigi Di Maio, da qualche ora, mostra sul volto i segni di un ghigno nuovo, quello di chi solca la realtà, politica, con la nuova coscienza d’essere un riferimento continentale, a dispetto delle provinciali cattiverie che la vecchia Patria gli riserva in misura crescente.

“Luigi….Luigi…”: è così, lo hanno proprio salutato alla grande l’altro giorno, platea zeppa, in una villa di Varsavia dove si era dato appuntamento il “popolo” di Pawel Kuzik, ex rockstar–punk  ora passata alla politica attiva, fondatore di un partito che, per evitare confusioni, si chiama come lui.

E’ il nuovo che, al solito, avanza impetuoso: Luigi XIV, “Lo Stato sono io”, era una mammoletta al confronto. Ecco che, quindi, questa formazione polacca si chiama, per virtù del caso, come un noto analgesico e di qui passa lo stesso la storia, le piaccia oppure no. Come Di Maio, del resto, è passato di là, gli piaccia oppure no: perché questa è la materia di cui – senza alternative – è fatto il gruppone che, spera soprattutto Di Maio, potrà affacciarsi dai banchi del Parlamento Europeo dopo le elezioni. Dentro, fino ad ora ci sono i populisti ambientalisti croati di Živi Zid, il partito greco dell’agricoltura e dell’allevamento “Akkel”, quello finlandese di centro-destra Liike Nyt.

Ma che senso ha definire “populista” una formazione che si identifica con il suo fondatore e leader supremo anche nel nome? Poi, tutti a pestar i piedi felici nella pozzanghera “Né di destra né di sinistra”, e al diavolo le ideologie, ma intanto il vecchio Pawel disprezza gli omosessuali, combatte l’aborto e cede volentieri ad un nazionalismo di vecchia forgia. Tutta roba che non ha nulla a che fare con l’ideologia, sostiene, e qualcuno gli crede.

E’ la platea di questo comico anti-ideologismo che ha invocato a gran voce “Gigino”, impegnatissimo a metter su un gruppo europeo non schiacciato palesemente sul fronte dell’estrema destra nuda e pura, quella che non ha paura di dichiararsi e in cui milita, da protagonista, Salvini, il suo compagno di banco al governo del paese. E Kuzik è parte, da qualche tempo, di questo progetto, anzi, è una delle poche certezze, perché gli altri della squadra fin qui arrembata non promettono adeguati risultati elettorali. Senza quei risultati, non si entra nel Parlamento dell’Europa: secondo le regole, il gruppo deve contenere i testimoni di sette paesi del continente e “Luigi Luigi” sta lavorando alla collezione tra un bacetto e un dito nell’occhio a Salvini che gli sta succhiando anima e consensi, mentre l’Italia è in recessione.

Ma ecco giunge la lieta novella: c’è un altro che ci sta, la quinta adesione, e lo fa sapere in diretta, con messaggio che piove sull’assemblea anti-ideologica di Varsavia. Artur Talvik parla e dice d’essere felice di prendere parte al gioco di squadra. Ex regista, ex parlamentare, ora guida una formazione, anti-ideologica, che ha fondato in Estonia, in polemica con l’establishment: Elurikkuse Erakond, nome difficile ma poetico, che con gusto quasi cinese della titolazione vuol dire partito della “Ricchezza della vita”. Si colloca, ma si vedrà, al centro, con l’obiettivo primario di salvare la biodiversità. Pare sia d’accordo sul superamento della democrazia parlamentare, per l’avvento della democrazia diretta, perché si esca dal dualismo post-bellico che ha posto destra e sinistra come poli degli interessi e della stessa bilancia democratica.

Non promettono sfracelli, poi l’Estonia è piccola e non lo diciamo noi ma Di Maio che, evidentemente preoccupato per la marginalità del cartello che sta collezionando, annuncia all’affezionata platea polacca con gioia e poco fair play che “altri movimenti si stanno aggregando e nei prossimi giorni ne arriveranno anche da paesi più grandi”, saran contenti gli estoni.

Il grande tessitore, Di Maio, sta lavorando duramente e si vede; forte del gadget che, in favore degli affari di Casaleggio, si affretta a promettere agli aderenti al club: a tutti garantisce i segreti e la devastante potenza dell’arma segreta, la piattaforma Rousseau. Un prestigiatore col ghigno di un gatto del Cheshire, un fascino irresistibile che opera in un campo dal punto di vista strutturale molto più vicino alla piccola impresa individuale che alle formazioni politiche di massa.

Ma forse questo è il futuro, della destra almeno. Lo aveva capito anche Di Battista, ma purtroppo al momento sbagliato. Infatti, proprio allo sventurato avevano rifilato la responsabilità di aver stretto la mano, per conto del ramo politico della Casaleggio, a un gilè giallo francese che con enorme franchezza si era detto pronto a sovvertire con le armi, altro che Rousseau, la République e il suo sistema politico. Si ricorderà l’imbarazzo generale seguito a quella bella foto, nonché l’inasprimento immediato delle relazioni tra Roma e Parigi. Da allora, il povero Di Battista è sparito o quasi dalla scena e parla solo di viaggi esotici ai confini del mondo, per toccare con mano gli anelli deboli del sistema e forgiare con la dura esperienza del margine l’animo suo e della sua famiglia in quello che pare un esilio crudele ma necessario.

Porteranno il paese alla rovina, ma in politica estera sono dei fuoriclasse.