Come ricostruire
una classe dirigente
onesta e competente

Classe dirigente cercasi. Ancora una volta, siamo punto e a capo. Un tempo abbiamo avuto una classe dirigente con una visione di lungo periodo, ma era quella che aveva scritto la Costituzione repubblicana, nata dalla Resistenza. Poi la classe dirigente è degenerata in “casta”, inamovibile e clientelare, secondo il solfureo assioma andreottiano che “il potere logora chi non ce l’ha”. Tangentopoli ha demolito la “casta”, ma è arrivato Silvio Berlusconi, carico di conflitti d’interesse e di scheletri nell’armadio, con una nuova classe dirigente selezionata con metodi aziendali. Il centro sinistra, dopo essersi fatto tante volte del male, ha trovato il giovane rampante Matteo Renzi, abile, veloce e spregiudicato. Poteva essere un vero ricambio generazionale, ma è nata -attorno al “giglio magico”- solo una “simil casta”, meno preparata di quella delle origini e più arrogante.

Danilo Bucchi al Maam. Foto di Ella Baffoni

Adesso abbiamo una nuova classe dirigente, a suo modo “innovativa”, ma sempre affamata di poltrone. La Lega è riuscita a far dimenticare agli italiani il suo “furto con destrezza” di 49 milioni di euro e i sospetti sui legami con le mafie per dilagare anche al Sud. Il M5S si è presentato sulla soglia del governo nazionale e di tante città, a partire dalla “grande bellezza” di Roma, volenteroso ed impreparato, ma è già inciampato in vari scandali, con poca “onestà, onestà”. Matteo Salvini, ministro piglia tutto, mostruosamente abile e onnipresente sui social media, tra un ringhio e un mezzo sorriso, è pronto all’assalto di “Roma ladrona”. Di Maio e Salvini litigano su tutto e aumentano i consensi quando chiedono le dimissioni degli altrui indagati, forse corrotti e/o inadeguati a loro insaputa.

Il Partito democratico ha cercato di rialzare, poco poco, la testa, ma è stato tramortito dalla tegola dell’inchiesta sulle raccomandazioni nella sanità della Regione Umbria, “rossa” forse da troppo tempo. Impietose intercettazioni rivelano un sistema di potere diffuso, sciatto ed arrogante, che premia gli amici degli amici, massoneria e curia compresi, al posto dei più meritevoli. Un sistema che farebbe rivoltare Berlinguer nella tomba. E allora, cosa può fare il “buon” Zingaretti, impegnato a rosicchiare qualche punto di percentuale alle prossime Europee? Molto poco, ma almeno potrebbe lanciare qualche segnale facendo emergere una nuova classe dirigente di qualità, di giovani europei che hanno viaggiato grazie al programma Erasmus, di scienziati e ricercatori, che abbiamo costretto a fuggire dall’Italia. Potrebbe abbracciare, a nome di tutti noi, come ha fatto papa Francesco, Greta Thunberg, che qualcuno a destra insulta e dileggia, e chieder scusa a lei e ai suoi giovanissimi compagni di lotta per aver devastato il “loro” pianeta.

Danilo Bucchi al Maam. Foto di Ella Baffoni

Potrebbe puntare – sempre e comunque – sulla scuola, la cultura e la scienza, guardare a chi sperimenta concretamente la solidarietà e porta nella politica passione ed esperienza, impegno ed entusiasmo. Dovrebbe rifiutare -per sempre- ogni compromesso con gli amici degli amici e i “signori della tessere”. Dovrebbe restituire valore e cittadinanza al lavoro, combattere favoritismi e privilegi, rilanciare la lotta alle mafie che soffocano, inquinano e depredano il paese, ormai da nord a sud, e la lotta contro corruzione ed evasione fiscale, che rendono l’Italia sempre più ingiusta. Dovrebbe dirci qualcosa sulle migrazioni, che hanno stravolto l’opinione pubblica europea, e anche come pensa di aiutare quel pasticcione pieno di buona volontà, ex sindaco di Riace, sull’accoglienza, per restare un po’ umani, senza diventare complici dei mercanti di schiavi e senza degradare ulteriormente le periferie. Forse, ogni tanto e senza esagerare, dovrebbe mandarci qualche tweet, per tenerci svegli.

E soprattutto dovrebbe esserci quando – prima o poi – la serietà, l’impegno, la conoscenza e davvero l’onestà ritorneranno ad essere dei valori positivi. Prima o poi?