Come parla alla sinistra
e al sindacato la memoria
di Portella della Ginestra

Il primo maggio Emanuele Macaluso ha parlato a Portella della Ginestra per commemorare l’eccidio avvenuto nel 1947, settantadue anni fa. Nel 1948, Macaluso, allora giovanissimo segretario della Cgil, aveva tenuto il suo primo comizio dal sasso di Barbato, proprio per ricordare l’evento a un anno dalla strage. Il 1° maggio scorso è tornato a rendere omaggio ai caduti ma ha affrontato anche i problemi che si pongono oggi alla sinistra e al movimento democratico. Pubblichiamo uno stralcio del discorso che ha pronunciato.

La sinistra rischia di non capire più il senso delle lotte. Lotte per i diritti che significano lotte per il lavoro, contro la mafia e per la libertà. Mi sono formato politicamente e come uomo durante le lotte dei braccianti, degli zolfatari, degli operai. E sentivo la responsabilità enorme che ne derivava…Questa sarà forse la mia ultima presenza qui a Portella. Volevo tornare qui oggi dove sono cresciuto politicamente.

Non potevo mancare a questo appuntamento, volevo tornare qui, questi sono stati i momenti della mia formazione. Per me, che poi ho avuto tanti incarichi, la mia formazione politica, sociale e umana è legata agli anni in cui sono stato nel sindacato in cui ho potuto coltivare un rapporto umano con migliaia di lavoratori, contadini, metallurgici, operai, braccianti e zolfatari.

Quando gli operai del Cantiere scioperavano per 40 giorni e gli zolfatari per 60 giorni, pensate che io di notte potessi dormire? No, pensavo a quelle donne, a quegli uomini a quei bambini. Uno sciopero in quegli anni per me diventava un modo diverso di concepire il lavoro e la battaglia sindacale. E questo è stato.

Ho diretto l’organizzazione del PCI, sono stato senatore, direttore dell’Unitá, ma la mia nascita come persona è qui. Per questo io a 95 voglio tornare a dirlo ai giovani. Badate che se non unite l’Europa, e se non si capisce che esiste una questione sociale, cosa che una forza di sinistra dovrebbe capire, la questione sociale dovrebbe essere ragione della sua esistenza, non si va avanti.

La questione sociale a volte è stata cancellata anche da governi di centrosinistra che non hanno riconosciuto nemmeno il sindacato come interlocutore, come colui con cui fare i conti. Che significa che bisogna fare i conti col mondo del lavoro. Nel 1947 c’era ancora l’unità sindacale, che poi si è rotta dopo il 1948. Bisogna lavorare all’unita del sindacato. Mi fa piacere che Landini abbia posto con forza questo problema. Bisogna dire ai lavoratori che per incidere su una situazione politica grave, gravissima, in cui la destra ha ripreso il manico del potere e lo esercita come lo esercita, oggi la forza organizzata del mondo del lavoro ha un ruolo fondamentale. il sindacato, purtroppo rimasto solo in questo, ha una responsabilità politica e di formazione delle coscienze e oggi il sindacato può incidere per contrastare processi politici pericolosi.

 

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