Clima e fake news,
se scocca l’ora
dell’apocalisse

Il Doomsday Clock, l’orologio dell’apocalisse, da ieri segna le 11.58: due minuti prima della mezzanotte, ovvero due minuti prima della fine del mondo. La decisione se spostare le lancette dell’orologio virtuale viene presa ogni anno dal Consiglio scientifico e di sicurezza del Bulletin of the Atomic Scientists dell’Università di Chicago per dare una misura dei pericoli cui l’umanità è esposta: più ci si avvicina alla mezzanotte, maggiore è il pericolo. Il 24 gennaio è stato il giorno della nuova modifica, ma per la verità le lancette sono state riposizionate laddove erano l’anno scorso: a due minuti, appunto, dalla fine.

Non è una buona notizia. E’ successo solo altre due volte che le lancette si trovassero così vicine alla catastrofe globale, ha detto Rachel Bronson, presidente e direttore esecutivo dell’organizzazione che si occupa di aggiornare l’orologio. La prima risale al 1953, al culmine della Guerra fredda, quando l’Unione sovietica e gli Stati Uniti stavano testando le loro bombe termonucleari. La seconda nel 2018, l’anno appena concluso, dopo le notizie sui test nucleari della Corea del nord e le preoccupazioni crescenti sulle minacce dei cambiamenti climatici.

Oggi siamo allo stesso punto. E gli scienziati avvertono che la mancanza di progresso su una serie di minacce globali è una “nuova anomalia”. Nel senso che non è una situazione che si sta stabilizzando: niente di tutto questo è “normale”.  A determinare la decisione di quest’anno sono, in particolare, lo stallo sulle questioni nucleari, la mancanza di azioni destinate ad affrontare i cambiamenti climatici e una situazione preoccupante per quanto riguarda la sicurezza informatica e la guerra informatica.

Già, perché l’orologio, che è nato nel 1947, all’inizio prendeva in considerazione solamente il pericolo di una guerra atomica, tuttavia a partire dal 2007 lo spostamento delle lancette è condizionato anche da altre minacce, ad esempio quelle che derivano dai cambiamenti climatici, dall’inquinamento, dalle armi biologiche, dalle nuove tecnologie.
Nell’ultimo anno, ha dichiarato ad esempio alla rivista Nature (https://www.nature.com/articles/d41586-019-00274-y) Herb Lin, un ricercatore della Stanford University della California nonché membro del gruppo di scienziati che fanno capo al Bullettin, gli attacchi informatici che hanno stravolto il normale flusso di informazione hanno anche minato la fiducia delle persone nella scienza, con gravi conseguenze per la fiducia nella razionalità e nel pensiero. “In molti forum – si legge nelle dichiarazioni ufficiali del Bullettin – inclusi in particolare i social media, i leader nazionalisti e i loro surrogati hanno mentito senza vergogna, insistendo sul fatto che le loro bugie erano la verità e le verità erano fake news”. Questa distorsione della realtà aumenta le divisioni sociali, mina la fiducia nella scienza e nelle istituzioni democratiche. Con conseguenze gravissime per la civiltà in generale.

Contemporaneamente, gli scienziati del Bullettin hanno sottolineato che Russia, Cina e Stati Uniti hanno interrotto i colloqui sulla riduzione delle armi e sulla non proliferazione nucleare. Inoltre, hanno ricordato, nel 2018 gli Stati Uniti hanno abbandonato l’accordo sul nucleare iraniano e hanno annunciato che si ritireranno dal Trattato sulle forze nucleari a medio raggio (INF), firmato nel 1987 da Reagan e Gorbaciov: due mosse tombali per il processo di smantellamento degli arsenali. Mentre le nazioni che hanno armi nucleari vanno avanti con programmi di modernizzazione che, di fatto, aprono una nuova corsa al riarmo.

Infine, il cambiamento del clima. I Paesi non stanno riducendo le emissioni di gas serra in modo sufficiente per raggiungere gli obiettivi che ci si era dati alla conferenza di Parigi, anzi in alcuni casi le emissioni nel 2018 sono aumentate rispetto agli anni passati. E questa è l’altra fonte di grande preoccupazione per il nostro futuro che ha fatto posizionare le lancette così vicino alla mezzanotte, l’ora più buia.