Clima, a qualcuno piace caldo

Nel gennaio 1973 la rivista londinese “Geographical Magazine” pubblicava un articolo sull’autostrada transamazzonica: “Ci si sente ammirati di fronte alla natura e allo spirito dell’impresa transamazzonica. I giovani brasiliani traboccanti d’ottimismo, addestrati ed equipaggiati con l’armamentario più sofisticato della civiltà moderna, si misurano direttamente con la giungla. La strada in costruzione nel bacino amazzonico darà un notevole contributo all’addomesticamento di questo grande bastione selvaggio”. È significativo che il brano riguardasse un progetto del Terzo mondo, o del “mondo in via di sviluppo”: a quell’epoca, infatti, per un progetto di sviluppo del Primo mondo una descrizione così entusiastica sarebbe apparsa datata, alla luce della crescita della coscienza ecologica. Tuttavia questa coscienza non era diffusa in maniera uniforme nemmeno nel Primo mondo; al di fuori di quest’ultimo, poi, i governi alla ricerca dello sviluppo economico badavano in genere ben poco a considerazioni ambientali e in larga misura questo vale ancor oggi. Quali che fossero le preoccupazioni delle diverse società, il tema dell’ambiente globale ha finito per spostarsi più al centro della coscienza internazionale. E il riscaldamento del globo è il fenomeno che suscita la più evidente inquietudine. 

Occorre osservare come sono state usate le risorse nel corso del secolo, giacché l’andamento è stato tutt’altro che lineare: le regioni più ricche del mondo hanno utilizzato il proprio benessere per consumare una quota fortemente sproporzionata delle risorse globali e il consumo stesso è stato in parte considerato la misura della loro opulenza. Ma vale la pena di notare quanto la società umana continui a essere vulnerabile di fronte alle forze ambientali: lo dimostrano le malattie, tra le quali alcune nuove e virulente, vedi l’aumento di malattie respiratorie come l’asma dovuto alla crescita delle emissioni inquinanti degli autoveicoli; la maggiore frequenza di allergie e intolleranze alimentari; l’enorme aumento dei trasferimenti, del trattamento e del seppellimento di rifiuti pericolosi che, nell’ultimo quarto di secolo, ha suscitato preoccupazioni per le possibili conseguenze sulla salute, come la diminuzione degli spermatozoi e i cambiamenti ormonali. Il riscaldamento globale, conseguenza dell’inquinamento, è stato considerato causa della diffusione di certe malattie.

È difficile stabilire quale sia la rapidità dei mutamenti climatici. Inoltre non è facile interpretare ciò che è invece possibile misurare: per esempio la registrazione delle temperature in sé non è problematica, ma non c’è accordo sulla rilevanza dell’importante aumento osservato a partire dal 1976. Si tratta di un trend: quando dopo il 1976 si sono avuti cali periodici della temperatura, in ciascun caso il livello raggiunto è stato più elevato di quello corrispondente registrato a metà anni Settanta. Dal 1975 alla fine del secolo la temperatura della superficie terrestre è aumentata di circa mezzo grado centigrado, raggiungendo il livello più elevato dell’ultimo millennio o, addirittura, da quando esiste l’uomo. Il riscaldamento globale è un processo che va accelerando.

Al di là dell’effetto sul mondo nel suo complesso, questi cambiamenti hanno prodotto uno spostamento delle zone climatiche, sia geografico (clima più caldo sempre più a settentrione), sia per quanto riguarda il tipo di territorio (ad esempio clima più caldo a maggiori altitudini). Tutto ciò ha inciso sulla desertificazione; il calore maggiore, inoltre, ha avuto conseguenze importanti per la disponibilità d’acqua. La società umana continua a essere vulnerabile di fronte alle forze ambientali. Se infatti la tecnologia avanzata ha reso facile seguire e anche prevedere grandi perturbazioni come i cicloni e i tifoni, non permette certo di bloccarli. E il fatto che negli ultimi decenni del secolo gli organismi di soccorso siano stati in grado di fare arrivare rapidamente aiuti in grande quantità nelle zone colpite ha dato un esempio importante del grado di sviluppo raggiunto dalle capacità umane; d’altra parte proprio le devastazioni create dalle catastrofi naturali mostrano i limiti di quelle stesse capacità. 

Relativamente agli ultimi decenni del secolo, si possono poi utilizzare i dati satellitari per rilevare la deforestazione, un mutamento fondamentale per l’habitat animale con rilevanti effetti sul clima. Tra il 1970 e il 1995 si è perso circa il 10% delle foreste naturali del globo; tra il 1960 e il 1990, nel mondo in via di sviluppo sono andati perduti circa 450 milioni di ettari di foreste. I tassi più elevati di perdita di alberi  si sono avuti ai tropici: nel 1999 si sono utilizzate le forze speciali paramilitari della polizia cilena contro gli indiani Mapuche, in lite con la potente industria forestale.

Il dibattito sul riscaldamento globale ha messo in luce un processo secolare di causa ed effetto. Eppure per molti governi né quei processi causali secolari né la decisione politica informata dalla conoscenza scientifica erano una realtà.

(Jeremy Black,  Il mondo nel ventesimo secolo , 2002)