Claudio Lolli, zingaro felice:
la sinistra è senza amore

Ha qualcosa di strano la grande avventura artistica di Claudio Lolli. Perché, quando meno ci pensi, ti accorgi che è presentissimo nella memoria attuale di una quantità di gente di cui non avresti sospettato il feeling per un artista schivo, niente accomodante, tutto fuori dal circo delle visioni televisive. Il creatore di “Ho visto anche gli zingari felici” è prototipo di autore ”di culto”, e su questo non ci piove, tuttavia celebre e amato in luoghi mentali che del culto non hanno passione, e questo non è normale. Lolli ha quindi rotto gli argini della sua poetica scontrosità, e questa credo sia la radice della sua anomalia.

Ed è accaduto mentre, forte – da bolognese –  di una formazione che affonda nei gangli culturali e politici dell’aspro ’77, scriveva testi, interpretava poesie e scriveva libri. Come quello dedicato interamente alla sua compagna di una vita, un libro di lettere d’amore. Oppure mentre, proprio quest’anno, componeva un disco dal titolo esorcistico, “Il grande freddo”, edito da Tempesta Dischi, in cui mette a punto distanze e fioriere ammaccate del nostro tempo con lo spirito di chi sa che niente è più digitale e convenzionale del pessimismo; cioè, ha scritto e registrato questa strepitosamente bella impresa poetica proprio con lo spirito di uno “zingaro felice”. E ha dedicato questa bellezza al vecchio amico di sempre, al compagno Flavio Carretta, che lo segue da decenni e ne cura l’esposizione. Eccovi il confronto in una chiacchierata con Claudio, giusto per non parlar del disco nuovo – che conviene ascoltare, più che dibattere – ma scivolando lievi su un tappeto di massimi sistemi che ci piacciono tanto e che danno senso alla vita in tempi di grande freddo.

La vita

“E’ stata una meravigliosa roulette alla quale ho vinto”.

In che modo?

“Puntando sul rosso…”

E cosa ti fa pensare che il rosso abbia vinto?

“… è in difficoltà, ma storicamente punto fondamentale della mia vita. Motore di immaginazione, d’amore, di tutto, di ogni cosa io abbia contattato…”

Questo lo capisco. Ma converrà ammettere che i tempi non sono generosi con il rosso…

“Abbiamo perso, sì. La sinistra è morente, se non morta, si autodistrugge, sembra incapace di vita autonoma. Pare un organismo che si riproduce per partenogenesi, ma intanto si distrugge, è un fenomeno impressionante. Anche se gli strumenti interpretativo-elaborativi novecenteschi sono inservibili per comprendere la dinamica di questo ciclo che produce polverizzazione e settarismo. Come quando vai nella casina del nonno, vedi il cavallo, il fieno. E te ne sfugge l’ordine, la ragione attuale…”

Forse è il caso di adottare altri strumenti di indagine…

“Sì, ma dobbiamo cominciare ad elaborarli, temo che non sia gradito ora mettersi a riflettere senza recinti…”

L’amore

“Ci sono case da gioco in cui si può giocare su due tavoli contemporaneamente. Bene, ho avuto la ventura di giocare proprio in una di questa e ho vinto anche al tavolo dell’amore. Sono stato fortunato. Sembra poetico dirlo, ma l’amore lotta con me… nella vita di tutti i giorni, accanto alla mia compagna, nelle piazze. Muovo da amore e stima nei confronti del genere umano…”

Amore è potere?

In un certo senso sì, molto, il potere e l’amore sono due forze che muovono il mondo…

Cosa divide l’amore dal potere?

“Il piacere, forse; ma c’è piacere anche nel potere… difficile distinguere. Beh ecco, nel piacere che viene dal potere non c’è generosità, non c’è nemmeno quella condizione che ti permette di condividere tutto senza che questa condivisione entri nel bilancio ragionieristico del dare e avere… ma per rispondere severamente servirebbe una mente superiore…”

La politica

“E’ l’arte più nobile dell’uomo. Non sono politologo, ma mi affascina la polis, il processo della convivenza; son convinto che guidare una comunità sia cosa meravigliosa e nobile.”

Eppure, anche questa condizione, anche questo contesto non sembra oggi godere dell’apprezzamento che gli dedichi tu…

“È il nostro problema. Da un lato, abbiamo avuto un fiume di esempi negativi, dall’altra, si è sviluppata una propaganda molto accesa che ha reso non solo facile ma addirittura civicamente indispensabile insultare il politico, la politica. Assistevo, tempo fa, all’esultanza per l’abolizione dei vitalizi. Per quanto mi riguarda, un conato di vomito per l’adozione di una misura populista, per la vittoria della logica deprimente che la sostiene. Ho visto gli osceni cinque stelle che si abbracciavano per le scale celebrando quella che a loro sembra una personale vittoria. Odio i moralismi da qualunque parte vengano, se poi pretendono di farsi cultura di governo…”

Si può far politica senza amore?

“Ecco, è probabilmente proprio per questo che la politica italiana oggi è tanto triste. Anzi, sì: è venuto meno l’amore nella sinistra. Questo è il punto. La sinistra ora mi fa venire in mente un puzzle impazzito, nessun pezzo trova posto, il quadro non riesce a ricomporsi… La sinistra ha dimenticato la parola unità da cui è nato quel bel giornale che non c’è più al momento. Non so se sbaglio, ma ho la sensazione che sia attivo il celebre gioco al massacro, quello che si accende quando tutto appare perduto e le biglie corrono disperate di qui e di là cercando motivazioni all’esistenza, non alla resistenza: ecco l’ossessione di puntare alla maggior purezza; io sono sempre quello più puro ti scavalco, sono il fedele. Caccia all’ortodossia incontaminata, una sorta di corsa con le ampolline alle sorgenti del Po: non riesco a sopportarla, mi hanno rotto i coglioni con questa ossessione del migliore…”

Inutile chiederti come se ne esce, anzi no: forse utile

“Basterebbe ricordare che in politica, nel contatto, nella relazione, le differenze vanno smussate, arrotondate. Quindi, se ne esce evitando la trappola, l’ossessione di essere i più puri, fedeli alla linea migliore. La politica è arte del possibile, del compromesso, Machiavelli lo abbiamo letto tutti, dovremmo ricordare…”

La poesia

“E’ ragione di vita. Senza poesia e senza parola non si può fare amore, politica, vita, niente. E’ la poesia che ci rende uomini”.

Abbiamo un pubblico convinto di questa necessità? (infatti, ho i miei dubbi…)

“Oggi gran parte del pubblico è pronto a riconoscere la morte della poesia, e cioè la lapide del cinismo. A questo stato si affidano, da questo pensano di trarre sapere di vita e divertimento e consolazione. Non sanno che hanno bisogno della poesia, lo scopriranno quando le condizioni saranno utili per un ripensamento delle fondazioni dell’esistenza; intanto, perdonali perché non sanno quel che fanno, quel che dicono…”

Però, contraddizione per contraddizione, quel pubblico ascolta i tuoi dischi, segue le tue parole. Ti dò una notizia: sei più amato e stimato e condiviso di quel che pensi…

“Vengono alla mia riserva dove vivono gli ultimi panda in via di estinzione… I panda sono parole, visioni vestite di parole e di musica. Alla fine, ma non è merito mio, la gente le parole le ascolta, le “guarda”, ne ha bisogno. Le parole si usano ancora, magari male ma si usano”.

Ma tu guarda: passi per essere un macigno caduto dal cielo a miracol mostrare senza consolare ed ecco che sei ottimista rispetto alla realtà, mentre tuttavia ne parli male…

“Sono stato un privilegiato, sarei ignobile se non dichiarassi i miei vantaggi. Poi, c’è un detto che non ricordo testualmente ma in sostanza stringe questo ritratto: ‘una persona molto gentile che dice cose molto crudeli’, ecco è un po’ questo che mi viene in mente se penso a me e al mio modo di raccontare. Come fossi un Artaud della poesia cantata”.

Diabolico: così eccoti pronto per introdurre il tema della poesia e del suo doppio…

“Allora: la canzone è un genere, ma la parola poetica ha in sé la musica ed è altro genere. Quindi, la canzone è un genere di linguaggio poetico, ma la parola poetica è del tutto autonoma, ha nel suo bagaglio ritmo, musicalità e tutto quello che le serve, mentre la parola della canzone deve affidarsi al bordone musicale, sennò non regge. Ci sono canzoni senza musica che sono meravigliose, altre invece non esistono proprio, non stanno in piedi”.

Hai per caso incassato qualcosa delle tue attese rispetto alle sorti progressive dell’umanità?

“Non è ancora scoppiata la terza guerra mondiale, è già un buon risultato”.