Civati: l’alleanza Pd-M5S
precoce e contraddittoria
L’Umbria non sorprende

Una personalità politicamente molto interessante, ma anche un uomo capace di scelte personali non scontate e in nome di convinzioni non negoziabili.
Pippo Civati, che oggi gira l’Italia per promuovere la casa Editrice People, ma che è stato parlamentare del Pd , protagonista di una lunga stagione politica e poi fondatore di Possibile “una piccola lepre – come lui racconta – che corre verso questioni che riguardano i prossimi anni, le prossime generazioni e cerca di raccontarle e di approfondirle come si deve fare”, ci sorprende da tanto tempo per l’indirizzo che ha voluto dare alla sua carriera politica e per le svolte significative che ha deciso di dare alla sua vita quando il contesto si allontanava dalle istanze care alla sinistra dei diritti, dell’ecologia, della lotta alle disuguaglianze e al disagio sociale.

La rottura con Renzi

Gli chiediamo se è stato così anche con Renzi, quando, dopo la prima Leopolda, ha deciso di non continuare il sodalizio con il senatore di Firenze: “In realtà – ci dice Civati – le nostre strade si sono separate quasi subito, dalla prima Leopolda, perché il suo disegno politico era molto diverso dal mio. Era stata quella, l’occasione per verificare la possibilità di costruire un fronte di centrosinistra rinnovato. Ma, al di là dell’esito mediatico, dal punto di vista politico, l’operazione non riuscì. Conoscendo Renzi, capii molto presto, prima di altri, che stava prendendo una direzione molto diversa rispetto alla mia. La sua intenzione era quella di concentrare tutto intorno alla sua leadership, di costruire un suo profilo moderato, cosa che a me non interessava, per non dire che non mi piaceva sul piano sia dei contenuti che della forma. Cosa che si è poi vista per ciò che ha combinato con la riforma costituzionale, con la legge elettorale, le grandi questioni politiche e strategiche del paese, tutte questioni sulle quali non eravamo d’accordo. Nessuna discussione, né rancore personale, come invece è stata rappresentata per anni la nostra separazione, ha determinato la scelta di prendere strade differenti, ma la semplice presa d’atto dell’esistenza di interpretazioni diverse, inconciliabili, di una persona rispetto a quello che avresti fatto tu. E in politica succede. I binari, dalla stazione della Leopolda, hanno iniziato ad andare in direzione diverse”.

L’alleanza mancata con i Verdi

Questa decisione per Pippo Civati, è la prima di una lunga serie di scelte non convenzionali fatte in momenti particolarmente significativi della sua carriera politica. Per esempio, la rinuncia a candidarsi alle ultime elezioni del 2019. Cosa spinge un giovane politico a ribaltare percorsi che sembrano lineari e sembrano andare tutti verso una direzione prestabilita?
“Non mi sono tirato indietro con Possibile – ci dice Civati – ma con i Verdi che in quella lista avevano candidato persone di un movimento di estrema destra. Io chiesi ai Verdi di ritirare quelle candidature inopportune, ma i verdi preferirono rinunciare a me. Non sono io che abbandono i percorsi lineari, anzi, io mi sento il più lineare di tutti. Dico sempre le stesse cose da anni”.
Il fondatore di Possibile rappresenta una personalità importante per il panorama della sinistra. Ma sembra imprendibile alla stessa stregua di Bianconiglio quando, alla domanda di Alice: “per quanto tempo è per sempre?” risponde: “A volte solo un secondo!” E’ di questi ultimi tempi, infatti, l’ufficializzazione della scelta di dedicarsi all’editoria e di aver abbandonato la politica, o almeno quella delle cariche istituzionali e delle cariche elettive.

“No all’eterno ritorno”

“Ho smesso di far politica un anno e mezzo fa. Mi ero candidato con i Verdi per dare una mano, ma voglio fare altro nella vita. Ho lasciato il campo ad altri. Le cose non sono andate bene ed io non sono per l’eterno ritorno. Non so cosa posso dare in questo momento così confuso, né tanto meno la mia figura è stata valorizzata. La politica ha un corso che non mi riguarda più. Non ci sono più le condizioni”.
E questo, in un momento in cui, al governo tutti si spalleggiano tra loro per sopravvivere e a sinistra c’è l’assoluta necessità di forze determinate e di progetti coraggiosi. “Ci sono stati – illustra Civati – dei passaggi molto duri da affrontare e per mille ragioni sono andati in un certo modo. Continuerò a far politica come cittadino comune, a fare battaglie per le cose in cui credo, ad incazzarmi per le cose che non vanno bene. Però la rappresentanza credo che sia una stagione conclusa per me a meno che non ci siano novità che per il momento non vedo”.

Le mancanze della sinistra

Quali novità potrebbero cambiare il corso di queste decisioni? “Che si apra per esempio una discussione su cosa fare per i prossimi anni, che non mi pare si stia aprendo. Non è però un problema mio. E’ un problema di come va la politica. Vedo scelte che non mi paiono importanti per il futuro del nostro paese, non sono rilevanti. C’è attualmente una grande confusione e questa nuova alleanza Pd-5Stelle che si è presentata alle elezioni regionali è stata assolutamente precoce e per molti versi contraddittoria. Non siamo nell’orizzonte giusto. Tanto è vero che il risultato non sorprende. Non si può catapultare a livello territoriale un’esperienza di governo già di per sé problematica e ignorare le gravi mancanze che hanno determinato l’allontanamento, in quella regione, dai partiti della sinistra”.
Ma, cosa manca, secondo Civati? Progetti, personalità politiche lucide e coraggiose?
“Non è un problema di progetto, né di personalità. E’ un gioco che ha delle regole precise. Un gioco fatto di super tattiche, di strategie di corto respiro. Sono premiati e sono protagonisti coloro che sanno muoversi in modo molto spregiudicato. Ormai la politica in Italia è fatta così. E’ una stagione che dura da un po’ di tempo. Dalle larghe intese con Berlusconi a tanti altri passaggi, è una stagione in cui si può affermare tutto e il contrario di tutto. Questo disordine allontana le persone, non rende chiaro il discrimine tra una cosa e l’altra. Oggi vale tutto”.
Ma se il Pd, come era nelle intenzioni di Zingaretti, fosse andato alle elezioni anziché accettare un governo con i 5 Stelle, avrebbe fatto la cosa giusta?

Politiche di centro per non scontentare nessuno

“La questione è come ci arrivi e come le sostanzi, le decisioni! A me sembra un governo in cui i più influenti siano i 5 Stelle anche per ragioni ovvie, visto che hanno un presidente del consiglio, un ministro degli esteri, mentre dall’altra parte Zingaretti non ha voluto prendervi parte. Mi sembra inoltre, che la presenza della sinistra, soprattutto su alcune questioni (la Libia, la Siria, la manovra finanziaria), non ci sia e che questo governo sia l’eterna riproposizione di un meccanismo che fa politiche di centro e che non vuole scontentare nessuno. Non sono molto ottimista. Oltretutto ci sono le elezioni regionali che purtroppo vincerà la destra e questo sarà un segnale brutto per tante ragioni. Perché darà fiato ad un personaggio orrendo come Salvini e soprattutto darà fiato all’eterna discussione sul mantenere o far cadere il governo. Tutto avviene su un piano superficialissimo ed è pericoloso quando non c’è sostanza. il rischio è che si perdano anni anche rispetto alle scelte di fondo e le cose da fare in questo paese. Che vengano sempre rinviate”.

La sinistra rischia di non ritrovarsi più

Ma la sinistra in tutto questo?
“Dal momento in cui loro continuano a cambiarne il significato, la sinistra rischia di non trovarsi più. Davvero pensiamo che questa impostazione che hanno dato all’alleanza di governo, riduca le disuguaglianze, cambi i rapporti di potere che è poi la cosa che dovrebbe fare la sinistra. A me non sembra e lo dico con dispiacere, perché penso a mia figlia e alle nuove generazioni”.
Come se ne esce? Come si rimette insieme un progetto di sinistra?
“Bisogna ricreare un contesto culturale, prima che politico – ci spiega il creatore di Possibile. Un senso di comunità. Costruire relazioni che oggi non ci sono, ricominciare a fare un lavoro che avrà bisogno di tempo e che inevitabilmente deve ripartire da tanti punti di vista: dalle città, dalle forze sociali. Bisogna avere pazienza e fare un lavoro di fondo. Come non è stato fatto negli ultimi tempi. Altrimenti le contraddizioni diventeranno sempre più pesanti sul piano sociale ed economico e questa cosa qualcuno la dovrà rappresentare. Bisogna avere pazienza – suggerisce Civati”.

Avere pazienza

Avere pazienza certo. Ricostruire un senso di comunità certo. Ma oggi veniamo soppiantati dalle comunità virtuali. Da un sistema politico che si interfaccia nel web: “Sì, ma il problema è come le usi le comunità virtuali. Perché, anche se non ci fossero i social network, oggi avremmo solo grandi discussioni da bar, nel nostro paese. Il punto è capire se dentro le dinamiche della rete ci si riesce a mettere anche delle grandi battaglie”.
Ma le grandi battaglie hanno bisogno di corpi, gli chiedo. E il corpo non c’è in queste comunità virtuali: “E’ un momento molto difficile dove non riesci ad organizzare le persone se non c’è una finalità molto alta, appassionata e appassionante. E’ tutta lì la questione. Se ci sono grandi questioni e grandi battaglie e le persone che le vogliano rappresentare per quello che sono, secondo me torna anche la partecipazione , la voglia di vedersi e fare insieme le cose”.
Così come succede alla sua creatura Possibile: “il percorso di Possibile è ciò che bisogna fare, e lo stanno facendo benissimo i ragazzi e le ragazze che hanno preso la guida del gruppo e che portano avanti le battaglie. Perché soltanto intorno a grandi questioni e al coraggio di raccontarle si costruisce qualcosa. E’ chiaro che si tratta di una lepre che corre piccola, anche se pure gli altri non sono grandissimi e non mi pare che nella sinistra italiana ci siano grandi numeri, una lepre che corre verso questioni che riguardano i prossimi anni, le prossime generazioni e cerca di raccontarle e di approfondirle come si deve fare. Se questo metodo e questo stile fossero condivisi anche da altri, sarebbe già un bel segnale. Si lavora per il futuro e per qualcosa che possa crescere o addirittura nascere quando i tempi saranno più maturi”.