Cittadinanza onoraria ad Ezio Greggio, sussulto contro l’indifferenza

I “bizzarri” argomenti della destra

Il figlio di Liliana Segre, avvocato a Milano, in un’intervista, ci ha messo in guardia dalle strumentalizzazioni. Per affetto e con senso di responsabilità vuole difendere la madre (così saggia, peraltro, così attenta, da sapersi ben difendere da sé, come ha dimostrato in queste ultime vicende). Con il cinismo e la miseria che lo contraddistinguono, anche Salvini ha tirato in ballo il rischio delle strumentalizzazioni, armando così della sua stessa argomentazione alcuni sindaci a lui vicini, come il sindaco di Sesto San Giovanni, di Forza Italia con simpatie e parentele in casa leghista. Il sindaco, ispirato evidentemente da alcuni suo colleghi, ha aggiunto un’altra spiegazione al rifiuto di concedere la cittadinanza onoraria alla senatrice, deportata ad Auschwitz e scampata per miracolo alla morte. Ha spiegato il sindaco che Liliana Segre “non ha a che fare con la storia della nostra città”.

Argomento assai bizzarro che rivela la scarsa dimestichezza del sindaco sestese non solo con il significato di un riconoscimento del genere, ma anche con la storia della sua stessa città. Evidentemente, ad esempio, il sindaco non ha mai letto che centinaia di suoi concittadini, più di mille, operai che animarono i grandi scioperi contro l’occupazione nazifascista, oppositori del regime di Salò, ebrei, furono rastrellati e spediti nei campi di concentramento e di sterminio, anche ad Auschwitz. Pochi tornarono. Basterebbe ricordare questo, basterebbe quel nome, Auschwitz, per capire che la senatrice Segre ha molto “a che fare con la storia della nostra città”. Il sindaco, però, non sa. Ma in tanta, colpevole, ignoranza si deve riconoscere al primo cittadino (ahimè) anche forme di coerenza, come dimostra, ad esempio, la sua scelta di sfrattare tutte le associazioni democratiche di Sesto da sedi comunali, compresa l’Aned (l’associazione nazionale ex deportati), pure multata per l’esposizione di alcuni manifesti che avrebbero offeso il decoro urbano. Invece lo stesso sindaco ha trovato il modo di ospitare Casa Pound, organizzazione con la quale evidentemente avverte sintonia.

Il buon senso di Ezio Greggio

Si sa già che il sindaco di Biella si è autodefinito pubblicamente “un cretino”. Evidentemente Ezio Greggio, l’attore, lo ha costretto ad un ripensamento: Greggio, con un padre lui pure reduce dai campi di sterminio, ha respinto, con dignità e buon senso e non comune generosità, la cittadinanza onoraria, che era stata in precedenza negata alla Segre. Il sindaco di Sesto non mi pare si sia spinto sulla strada dell’autocritica imboccata dal collega piemontese. Non si è dichiarato “cretino”. Ma si è adoperato perché altri lo pensassero. Francamente non lo penso. Penso molto di peggio. Ma non strumentalizzo.

Non strumentalizzo neppure se esprimo la mia solidarietà a Liliana Segre, in ricordo dei milioni di persone deportate e sterminate nei campi nazisti, degli ebrei, degli omosessuali, dei sacerdoti, dei comunisti, degli zingari, e prima, prova generale, dei bambini malati, dei matti, dei portatori d’handicap, tutti considerati “pesi” per la società nazista, in base ad un accurato calcolo ragionieristico, come si racconta dettagliatamente in un bel libro di Marco Paolini, Ausmerzen. Vite indegne di essere vissute. Ausmerzen: sopprimere i deboli. Credo che nel pensiero di Auschwitz, nella vicinanza a quanti soffrirono quella pena infernale, si vada oltre qualsiasi possibilità di strumentalizzazione. Qualcuno può pensare di “strumentalizzare”, ma la storia nella sua dimensione più tragica provvede a ridurlo ai margini, al di là di ogni appartenenza. Per questo il diniego del sindaco di Sesto e della sua maggioranza di destra lascia increduli (confesso: avevo pensato ad una fake news), desolati, tristi: in quel gesto si legge il degrado culturale e morale di questo nostro paese, la fine della memoria, il tramonto davvero della ragione e persino della pietà.

Reagire contro l’indifferenza

Il sindaco di Sesto però non è solo. Altri, pochi, sindaci hanno agito come lui. Magari ispirati da quei senatori e da quelle senatrici che non solo hanno votato contro della mozione presentata, da Liliana Segre, per istituire una commissione straordinaria contro odio, razzismo e antisemitismo, ma non si sono neppure degnati di alzarsi in piedi, in aula, in segno di rispetto per una donna costretta a subire dopo la prova della deportazione, della morte dei suoi, dell’orrore dei campi, anche l’aggressione via internet di migliaia e migliaia di connazionali autori dei più volgari insulti. Di che cosa ci parla la penosa scena di quei senatori e di quelle senatrici tranquillamente seduti nelle loro poltroncine parlamentari? Ci dice della rimozione, dell’ignoranza di chi crede che non siano mai stati compiuti delitti così atroci, dell’ignavia di chi assiste inerme, pur sapendo che tutto o molto si può ripetere (e si sta ripetendo: vedi i lager libici). Atteggiamenti, non scelte, egoismi, ipocrisie che ci riportano a quella “zona grigia” che rappresentò la sostanza popolare del fascismo, l’atteggiamento di chi forse non condivideva, ma che di certo non si opponeva. Non si oppose neppure a mostruosi provvedimenti come le leggi razziali. Raccontava Liliana Segre del giorno in cui, bambina di otto anni, scoprì d’essere stata espulsa da scuola perché ebrea, della maestra, cui era particolarmente affezionata, che la salutò, scusandosi: “Non è colpa mia”, delle compagne che “non fecero a gara per mantenere rapporti con me”. Che cosa teme di più Liliana Segre: “L’indifferenza”.

Per fortuna che gli anticorpi esistono e si vedono piazze che ancora si riempiono di persone che rifiutano quest’aria infetta. Come quella sera sotto la pioggia, un paio di settimane fa, quando migliaia di milanesi si radunarono a pochi metri dal binario della Stazione Centrale da cui partirono i treni per Auschwitz.