L’ultimo colpo alla Città della scienza, un presidente da tennis club

Quante ne potrà sopportare ancora Città della Scienza? Dopo la devastazione di una sua parte causata da 8 bombe incendiarie nel 2013, il dissesto finanziario che ha lasciato senza stipendio per mesi i lavoratori, l’ultimo colpo in ordine temporale allo science center campano è la nomina del nuovo presidente: Riccardo Villari.

Villari, chi era costui? Chi cerca il suo nome tra quello degli scienziati italiani non lo troverà. Riccardo Villari ha formazione da medico, però da circa quarant’anni è dedito alla politica, con un’abilità particolare nel cambiare casacca. Il suo profilo su Wikipedia la dice lunga: fino al 1994 è stato con la DC; poi col PPI fino al 1995; poi con la CDU fino al 1999; poi con l’UDEUR di Mastella fino al 2002; poi con DL (la Margherita) fino al 2007; è passato poi al PD dove è stato fino al 2008; poi è andato col siciliano Raffaele Lombardo nel MpA fino al 2010; nel 2013 lo troviamo nel Partito delle Libertà di Berlusconi e poi, fino al 2016, in Forza Italia.

Dal tennis club alla scienza

Nel 2017, Villari approda all’incarico di presidente del Tennis Club Napoli. Ma invece di lasciarlo lì, Vincenzo De Luca ha deciso di nominarlo presidente del consiglio di amministrazione della Fondazione IDIS – Città della scienza.

Naturalmente la nomina è un diritto del presidente della regione Campania previsto dallo statuto, ma il problema è la scelta del nome che ha fatto esclamare a Vittorio Silvestrini, il fisico che quella struttura l’ha fatta nascere e che oggi ne è presidente onorario: “E’ una condanna a morte per Città della Scienza”. Nella dichiarazione di voto, Silvestrini ribadisce inoltre che “la designazione è avvenuta senza un confronto e un dialogo preventivi e in chiara lesione di un metodo che ritengo imprescindibile nelle scelte che riguardano Città della Scienza”.

Vecchi vizi della vecchia politica

E’ un giudizio duro, ma il fatto è che la nomina riflette tutti i vizi della vecchia politica. Il maggiore centro di divulgazione scientifica del Mezzogiorno d’Italia, il primo science center italiano, uno dei musei considerati dal MIUR di interesse nazionale, dove si fa didattica per le scuole e comunicazione scientifica viene lasciato alla gestione di un politico che non ha competenza alcuna in questi delicati settori.

La cosa, come ha sottolineato il filosofo della scienza Telmo Pievani in un’intervista rilasciata a Repubblica, è tanto più grave perché “queste strutture hanno un equilibrio molto delicato, che si basa moltissimo sulla reputazione e sulla credibilità. Che sono fondamentali e sono, come nella ricerca scientifica, la moneta più preziosa. E reputazione e credibilità non possono essere garantite da un politico scelto per logiche di convenienza. In quel ruolo serve una grande personalità del mondo della scienza”.

E invece sembrerebbe che la logica della scelta sia proprio quella della convenienza politica: probabilmente Villari è stato messo lì in cambio di una lista d’appoggio al presidente De Luca alle prossime elezioni regionali, come suggerisce espressamente la Repubblica. Una logica antica, soprattutto in Campania, ma che non ha smesso evidentemente di essere perseguita.

L’economia della conoscenza

La scelta è tanto più criticata perché viene dopo un periodo di commissariamento. Il museo è nato nel 2001 come science center e nel 2003 il progetto si è completato con l’apertura del “Centro Congressi”, del “Centro di Alta Formazione” e del “Business Innovation Centre”, l’incubatore di aziende innovative.

Lo scopo era quello di costruire un’economia basata sulla conoscenza, capace di creare lavoro di qualità e maggiore coesione sociale. Insomma, un’oasi in un territorio distrutto come quello post-industriale di Bagnoli.

Città della scienza, tutte le foto dal sito ufficiale

Tuttavia, negli ultimi anni sono sorti gravi problemi. Non si tratta di problemi di contenuto: la proposta culturale di Città della Scienza è stata sempre riconosciuta valida anche da osservatori internazionali.

I problemi sono stati di natura finanziaria, le cause di questo dissesto vanno ricercate all’interno del gruppo dirigente, ma anche all’esterno, per le promesse mancate, come ad esempio i soldi dovuti e spesso non conferiti degli organismi statali, soprattutto dalla Regione. A novembre del 2017, Città della Scienza è stata quindi commissariata dalla Regione. Il commissario scelto: Giuseppe Albano.

Durante questi difficili mesi, Città della Scienza ha continuato a funzionare, sia pure con gravi difficoltà, soprattutto grazie ai lavoratori che hanno continuato ad essere presenti anche se per molti mesi senza stipendio. Ora anche i sindacati dicono la loro: “Nella vicenda di Città della Scienza c’è un’unica priorità: la salvaguardia dei lavoratori ed il rilancio di una struttura fondamentale e riconosciuta a livello internazionale” recita una nota congiunta dei segretari generali di Cgil Campania, Cgil Napoli e Filcams Cgil Campania e Napoli, Nicola Ricci, Walter Schiavella e Luana Di Tuoro.

Ma è possibile un rilancio se la struttura perde credibilità? Sicuramente abbiamo gli occhi della comunità scientifica internazionale puntati addosso, cerchiamo di non deluderli.