Sondaggi, programmi e servizio in camera

Che alla stragrande maggioranza degli italiani non interessi quasi nulla dei programmi elettorali dei partiti sembra assurdo ampiamente dimostrato. Nella patria della malizia, ogni parola pronunciata dai rappresentanti delle forze politiche in queste settimane di avvento del voto viene destrutturata dall’ascolto di massa. E, ridotta a puro andamento armonico, suona, questo semmai blandamente interessa, ammiccante.


Ogni volta che qualcuno, in un salotto tv, si aggrappa alla ragionevole battuta: “Discutiamo sui programmi, entriamo nel merito”, a milioni di italiani viene in mente la mamma e i ricordi hanno il sopravvento. Non ci credono e non perché siano cattivi e nemmeno perché siano convinti di essere rappresentati da degli inaffidabili farabutti. Sanno che una volta lì devi saperla raccontare su. Sanno che loro, i cittadini, non farebbero miracoli per uscire dalla spesso mediocre traccia seguita dagli attuali interpreti del confronto politico pubblico.

Magari questa chiave è tutta sbagliata, ma sembra la sola in grado di spiegare anche com’è che i Cinque Stelle siano in testa ai sondaggi e di più e di più mentre ogni giorno è teatro lampante, elementare, di loro enormi contraddizioni. Non robetta, macigni che smentiscono i fondamenti di quella parte politica. Per esempio: poche ore fa, Di Maio se n’è volato a Londra dai signori della finanza mondiale per rassicurarli. E rassicurarli non vuol dire, solo questa volta, che i ragazzi di Grillo si presentano come possibili titolari del governo in condizioni tecniche e politiche di splendida, asettica, “affidabilità”. Vuol dire come sempre che i cinque stelle sono in grado di far girare gli affari speditamente e senza tante rotture di scatole come il sistema economico esige. Quindi, Di Maio è andato a Londra per consentire al suo partito di stare sul mercato.

Per un pensiero politico che si è fondato sull’opposizione stradaiola ai “signori della terra” e ai loro perfidi interessi, l’immagine di Di Maio genuflesso a Londra dovrebbe pesare come una lapide. E invece no. Grillo ha già dimostrato che l’altro assunto fondante a proposito dell’”uno vale uno” è carta straccia: esiste lui che se vuole ti accetta in lista sennò stai a casa, eventualmente ti espelle. Esistono i leader, eccome: quel che dice Di Maio conta, quel che sputakkia un qualunque grillino nel suo blog conta una mazza. Insomma, sono la rappresentazione ininterrotta della contraddizione, della doppiezza, della falsità, assunte a fondamento, queste sì, di una autorevole presenza politica che “se ne frega”. Ma restano primo partito, a galla sulle macerie delle loro brevi radici.

Questo accade certamente grazie alle morbidezze che un buon ombrello comunicativo ha garantito e garantisce alle esplosive bizzarrie dei cinque stelle, per cui è davvero difficile assistere, in tv, ad un rappresentante grillino incalzato come si dovrebbe da un alveare di giornalisti senza riserve. Ma il primato viene molto probabilmente assicurato da una opinione pubblica che, a sua volta, “se ne frega” delle contraddizioni e della loro pessima vestibilità. O forse ha poca voglia di leggere queste contraddizioni, perché ciò che le interessa non è la credibilità dell’interprete, quanto piuttosto il racconto che sta portando avanti, al prezzo di molte o poche o enormi contraddizioni non importa granché.

Su cosa deve contare l’ultramaterna Casaleggio associati se non su questi presupposti nelle dinamiche della comunicazione di massa ormai verificati? Il pubblico pretende buone storie, il resto si vedrà. Qualcosa che scaldi gli animi, che aiuti a resistere al livellamento verso il basso delle emozioni. E se la materia in questa fase della storia sembra poco disposta a collaborare, pazienza: si salvi il racconto, si salvi la scena, si salvi il teatro grazie ai suoi interpreti più loquaci e desiderosi di raccontare una vicenda nuova. Pare che Di Maio abbia sfidato i signori della terra a Londra assicurando loro che se i cinque stelle ci si mettono sono in grado di fornire a tutti i bilderberg della terra anche il servizio in camera. Modernità e antiche tradizioni: così decolla il mito dei cinque stelle.