Cina vicina?
Non esageriamo

Ho notato reazioni inusuali di recente, viaggiando. Un albergatore di Lisbona che, in cambio di non scrivere una recensione negativa della sua struttura su Booking e Trip Advisor, si offre di ripagarmi il soggiorno, dopo che avevo manifestato dei disagi cui non era stato in grado di porre rimedio. Un fattorino a Milano che si scusa infinitamente, fradicio di pioggia, per avermi portato la cena con due minuti di ritardo rispetto all’attesa promessa dalla app per cui lavora, Glovo. Sia mai che mi venga l’idea di dare quattro stelle alla sua prestazione invece che cinque. Una collaboratrice domestica trovata tramite Helpling che lavora mezz’ora più del concordato e non vuole un centesimo extra, “basta che mi dai il massimo sulla app”. 

Più siamo connessi, e più siamo soggetti a recensioni di tutti su tutto. Ogni cosa ha un punteggio, chiede un giudizio. da cui far derivare una media numerica, un numero di stelle o pollici in su o “mi piace”.

Ne “Il cerchio” Dave Eggers ha messo in scena tutti gli eccessi di colossi come Google e Facebook; un mondo appena diverso dal nostro, in cui gli oligopolisti dei dati personali diventano un unico monopolista che tutti li ingloba, e la privacy è fatta a pezzi. Tutti i casi in cui l’annientamento dell’individuo, l’intrusione del potere politico ed economico nella sua sfera più intima configurano un vero e proprio totalitarismo digitale: sorveglianza perenne, distruzione dei diritti fondamentali del singolo, discriminazioni e abusi arbitrari, opacità assoluta del potere. I mezzi cambiano, ma i fini sono gli stessi che abbiamo ben conosciuto nel Novecento.

Più complesso è capire come ci si libera dalle catene che già oggi ci imprigionano, a causa del digitale, ma a cui manca l’invadenza necessaria per farsi percepire come tali. Ci sono ma sanno come nascondersi. Dal caso Snowden a quello Cambridge Analytica, l’utente medio dice: No, non riguarda me; e poi, ”se non hai niente da nascondere, non hai niente da temere”. Ma il fatto è che le catene sono invisibili: lo sono davvero, a chi le stesse cercando. Molti dei numeri che ci definiscono ci sono sconosciuti, in categorie computate da soggetti che ignoriamo secondo criteri e per fini che ci sono ignoti. Siamo numeri, certo, ma poi in quanto persone abbiamo ancora diritti e doveri. E sì, questo dovrebbe essere. Ma è sempre meno vero. Soprattutto, non è nemmeno detto che se l’oppressione dovesse diventare più palese, totalizzante, noi reagiremmo cercando di liberarci. Potrebbe darsi che aprire ogni porta della nostra vita ad algoritmi che scelgono per noi e computano medie di giudizi altrui ci faccia sentire così bene, così liberi, da indurci a credere che non ci sia alcun bisogno di liberarsi. 

Del resto un mondo in cui gli assistenti vocali intelligenti, le case intelligenti, le auto intelligenti, i telefonini intelligenti scelgono continuamente al posto nostro, ed esattamente come avremmo fatto noi nel nostro migliore interesse. è un mondo comodo, in cui nessuno è mai obbligato a scegliere davvero. “Con le tecnologie intelligenti” dice uno spot Nissan che è anche il motto di una generazione, “hai sempre la soluzione giusta”. Portata all’estremo, la quantificazione degli individui in score e punteggi produce soggetti irresponsabili, mai adulti, mai in diritto di godere delle proprie vittorie e piangere le proprie sconfitte. Ma anche individui leggeri, sollevati dal peso di escludere una strada a ognuno dei tanti bivi che costituiscono l’esistenza umana.

In Cina stanno provando a realizzarlo davvero, un mondo simile. In cui ciascuno è un numero assegnato dallo Stato, e tutta la tua persona, i tuoi diritti, dipendono da quello. Il regime lo chiama punteggio di “crediti sociali”, e sarà completato nel 2020. La propaganda, i documenti  ufficiali parlano di sviluppo di una “società armoniosa”, di “premiare la sincerità e punire i bugiardi”, di ridurre le “contraddizioni sociali” e promuovere la “fiducia reciproca”. Mangi più snack che cibi sani? Passi i pomeriggi a videogiocare o cambiare pannolini? Scrivi qualcosa di falso e disonorevole sul partito e il paese in rete, oppure fai volontariato, aiuti i poveri, paghi le tasse in tempo, mantieni le promesse? La risposta a ciascuno di questi quesiti cambia chi sei, per lo Stato; quali diritti hai, cosa puoi permetterti, chi puoi frequentare. 

Chi sa tutto di te, decide. Già oggi milioni di cinesi usano sistemi di pagamento via smartphone per ogni cosa, consegnando ai colossi cinesi, da Tencent ad Alibaba, informazioni sanitarie, sulle abitudini d’acquisto, sull’affidabilità creditizia, sull’obbedienza politica e sull’aderenza del proprio stile di vita ai canoni etici del partito. Alcune amministrazioni locali hanno cominciato distribuire punteggi per classificare i cittadini in categorie con diritti e doveri precisi, a seconda del proprio score; i sistemi di pagamento Alipay e Zhima Credit hanno a loro volta degli score che riassumono interamente i loro clienti. Come dice Lucy Peng, chief executive di Zhima Credit, l’obiettivo è “garantire che i cattivi non abbiano posto nella società, mentre i buoni possano muoversi liberamente, senza ostacoli”.

Inquietante se si pensa che l’algoritmo per distinguere gli uni dagli altri è protetto da segreto industriale.

(Fabio Chiusi, “Io non sono qui”, 2018)