Striscioni e Gran Sasso
montagna dimenticata

Cento (o poco più) manifestanti, uno striscione, una fisarmonica, due trattori e due pale da neve, contro un grande mucchio di ghiaia che blocca una strada di montagna dell’Appennino. E’ successo ieri mattina ai piedi del Gran Sasso, a Santo Stefano di Sessanio, uno dei borghi al margine del “piccolo Tibet” d’Abruzzo. Il motivo della contesa è semplice. La strada, che sbuca sulla piana di Campo Imperatore al Lago Racollo, dà accesso a meravigliosi itinerari sulle ciaspole o sugli sci da fondo, in vista della piramide del Corno Grande. Santo Stefano, dopo decenni di abbandono, sta iniziando finalmente a riprendersi grazie a una rete di alberghetti, bed & breakfast e botteghe di qualità.

La strada che sale all’altopiano, anche d’inverno, è una parte importante dell’offerta turistica del borgo. “Lavorare solo d’estate non basta, la montagna ci serve tutto l’anno” spiega Stefano Cardelli, un operatore economico locale. Da qualche inverno, però, la ex-Provincia dell’Aquila non ha fondi e mezzi per tenere aperta la strada. La chiusura, prima con una sbarra e poi con la ghiaia, è un colpo durissimo per l’economia della zona. Il rifugio del Lago Racollo, da due inverni, ha dovuto rinunciare all’apertura invernale. Causa dei danni ancora più gravi la mancata apertura della strada che sale da Castel del Monte alla piana di Fonte Vetica, base per magnifici itinerari di scialpinismo, dove in passato venivano tracciati dei piacevoli anelli di fondo. Rende ancora più drammatica la crisi del turismo sul Gran Sasso la chiusura per ritardi di vario tipo delle stazioni sciistiche tradizionali di Campo Imperatore e dei Prati di Tivo, rispettivamente sul versante aquilano e su quello teramano del massiccio. Alcuni maestri di sci di discesa, il 3 dicembre, hanno partecipato alla manifestazione contro la chiusura della strada.

Nella zona di Castel del Monte, Santo Stefano di Sessanio e Calascio, alla mancanza di fondi e mezzi della Provincia si è aggiunta un anno fa la paura di tutte le amministrazioni locali abruzzesi dopo la valanga che ha ucciso 29 persone a Rigopiano, sul versante opposto del Camicia. Per questo motivo la strada di Fonte Vetica, che pure sale tra bonari dossi arrotondati, nel 2017 è stata riaperta solo a metà marzo, due mesi dopo la tragedia. A organizzare la manifestazione del 3 gennaio contro il mucchio di ghiaia è stato il comitato #iovivoilgransasso, nato qualche giorno fa sui social network, e che ha raccolto in breve oltre 2000 adesioni. Tra loro, accanto ai residenti di Sessanio, Castel del Monte e Calascio, sono guide alpine, accompagnatori di media montagna, e frequentatori del Gran Sasso arrivati da molte parti d’Italia.

Dopo la manifestazione, un incontro con i sindaci dei borghi della zona ha permesso di approfondire il problema. “Basta polemiche, l’apertura delle strade è una priorità anche per noi” ha esordito Fabio Santavicca, primo cittadino di Santo Stefano di Sessanio. “La Provincia ci ha finalmente assegnato un nuovo spazzaneve a turbina, nei prossimi giorni ci metteremo al lavoro” ha aggiunto Luciano Mucciante, sindaco di Castel del Monte”. Nelle prossime settimane, grazie a nuove convenzioni con la Provincia, la strada di Fonte Vetica potrebbe essere aperta tutti i giorni, e anche quella da Sessanio al Racollo potrebbe essere liberata dalla ghiaia. Anche grazie alla pressione di operatori locali e appassionati sulle amministrazioni locali, il problema sembra avviato a soluzione.

La questione di fondo, invece, resta aperta. I nuovi Parchi nazionali italiani, nati dopo la legge-quadro del 1991, non hanno tra gli obiettivi indicati dal legislatore quello di facilitare le attività degli escursionisti e degli altri appassionati di natura privi di motori o fucili, siano essi arrampicatori, ciclisti, scialpinisti o speleologi. Per questo motivo, dai Sibillini alla Majella e dalle Foreste Casentinesi all’Aspromonte, i frequentatori della montagna che si avventurano fuori dai brevi sentieri-natura si sentono spesso tollerati, e non accolti a braccia aperte. Per questo motivo il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, di cui Santo Stefano di Sessanio e Campo Imperatore fanno parte, non ha mai preso posizione contro le chiusure inutili delle strade, che impediscono ai visitatori di raggiungere le zone più belle dell’area protetta.

A Fonte Vetica e nei pressi del Lago Racollo non ci sono tane d’orso, nidi d’aquila, fioriture di piante endemiche o altri elementi che rendano potenzialmente dannoso l’afflusso di visitatori rispettosi. Per questo, dispiace che alla manifestazione di ieri non abbiano partecipato associazioni ambientaliste come Legambiente e il WWF. Nemmeno il CAI, il Club Alpino Italiano, che pure era presente con decine di soci, ha ritenuto di partecipare ufficialmente. E’ ancora lunga la strada perché i Parchi nazionali italiani, che pure interessano buona parte dell’Appennino, riescano a fare davvero l’interesse della natura e di chi la frequenta con passione.