Chi nella sinistra deve fare un passo indietro

Io credo, e l’ho scritto più volte, che la mia generazione debba fare non uno ma molti passi indietro. Penso esclusivamente ai passi indietro dai ruoli di direzione, non solo politica. Nessun passo indietro invece dalle attività intellettuali che rispondono solo al fatto che il cervello ti funzioni o no.

Il passo indietro è d’obbligo per chi ha avuto ruoli pubblici e di governo, per chi ha interpretato, ben o male, stagioni intere della vita repubblicana spesso con scelte contraddittorie e contrapposte. Si può restare testimoni, suggeritori, più semplicemente scrittori di cose che possono piacere o no. L’accantonamento di una o due generazioni, in forme più civile e etiche della “rottamazione”, avviene da che mondo è mondo. Non è escluso che la scimmia che di poco precedette l’uomo disse “largo ai giovani” allo scimmione più antico e resistente all’evoluzione.

La mia generazione però non ha alle spalle solo errori. Non penso solo agli errori inevitabili, anche agli errori fatti con scienza e coscienza.

Ognuno è figlio del proprio passato. Dal proprio passato la generazione nella quale mi trovo, settantenni, poco più o poco meno, ha avuto in eredità straordinarie esperienze di vita e di cultura politica. Oltre che una abitudine a selezioni severe per arrivare a diventare classe dirigente. Scrivo “selezioni severe” ma non scrivo “selezioni giuste”. Talvolta la cooptazione ha favorito i meno meritevoli, talvolta i “geniacci” sono stati considerati inaffidabili, per le donne c’è stata più fatica ad emergere.

Il Pci è stata comunque una straordinaria scuola di politica e di civismo. Si narrano molte leggende sulla sua unità interna, le correnti ci sono, invece, sempre state, ma il partito era una parte del nostro essere, della nostra vita, della nostra famiglia, della nostra sicurezza e di quella che davamo al nostro popolo. Renzi, Di Maio e Salvini non avranno mai idea di che cosa parlo.

Nella classe dirigente che ci ha preceduto ci sono stati personaggi eccellenti. Ciò che colpisce oggi è la cultura media del dirigente comunista, non penso solo ai membri della Direzione del partito, che era molto alta.

Tuttavia, e qui viene il nodo, la generazione che ha preceduto la nostra ci ha lasciato, appena scalfito da Enrico Berlinguer, il nodo del socialismo sovietico. Quando c’è Tien An Men e casca il Muro di Berlino e poi dopo l’intera Urss, quella classe dirigente giovane scopre di aver ereditato lo sfacelo non un “tesoro”. Molti nostalgici del prima o molti sopravvissuti della generazione gloriosa del vecchio Pci dimenticano che hanno lasciato, a poco più che quarantenni, il compito immane di dover gestire il crollo di un mondo e di aver lasciato loro, da soli, ad affrontare il tema della ragion d’essere di nuovi miti sociali. Va anche detto che la generazione che precedette la mia lasciò abbastanza soli i ragazzi che sollevarono il mondo nel ’68 e quelli del successivo ’77.

Voglio dire che noi dobbiamo avere una visione più oggettiva e generosa della esperienza di coloro ai quali oggi chiediamo di lasciare la scena.

Gli errori sono stati un solo errore: i “nuovi”, ormai quasi settantenni, hanno talmente recepito dai vecchi di essere figli di un dio minore che invece di riconnettersi con la storia socialista hanno insistentemente, pervicacemente, spesso servilmente cercato di farsi accogliere nella buona società sposando tutte le cazzate che la cultura neo-liberista forniva a ridosso dell’enfasi per la fine del comunismo.

Invece di ricostruire l’accampamento per il nostro popolo abbiamo piantato le tende vicino ai grattacieli del nemico.

Faccio queste considerazioni perché mi angoscia molto leggere o ascoltare discussioni impostate sugli anatemi verso questo o verso quello senza una visione della storia d’assieme, senza l’indulgenza per il tempo difficile che c’è stato, con la brutalità di chi vuole stare solo sul presente e di chi insegue rivoluzioni che sono invece contro-rivoluzioni.

I vecchi devono scrivere la storia. D’Alema e Veltroni, ad esempio non ci hanno mai raccontato che cosa trovarono quando, crollato il comunismo, ebbero a che fare con un Pci che rivelò d’improvviso la sua vecchiezza.

Noi siamo ad un passaggio difficile per la sinistra, non trasformiamola nell’ennesima guerra civile.