Chi legge
Il Piccolo Principe?

In Italia si sono moltiplicate le edizioni con diversi editori. Del libro si sono fatti film di animazione e serie tv. Persino il grande Orson Welles pensò di farne un film anche se poi vi rinunciò. E’ tradotto in oltre 250 lingue. Nel mondo ci sono musei (Giappone), statue e monumenti ad esso dedicato. Parliamo di Il Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupery, un libro che ha venduto milioni di copie, un classico (per l’infanzia?) che anche in Italia è spesso ai primi posti nelle classifiche dei libri per ragazzi più venduti.

Eppure nei miei frequenti giri per scuole e biblioteche a incontrare ragazzi e bambini non l’ho mai sentito citare. Citano i libri di Bianca Pitzorno (le bambine), il maghetto Potter, il diario di una Schiappa, l’onnipresente Geronimo Stilton, il fantasy come genere. Ma mai e poi mai Il Piccolo Principe. E allora un giorno ho voluto girare la domanda ai miei amici librai, bibliotecari, editori, animatori. Insomma, al mondo che si occupa di libri e che incontra i ragazzi. Chi entra in libreria e compera Il Piccolo Principe? Solo zii, nonni, genitori o anche bambini? E in biblioteca mai avuto la richiesta di un prestito di Il Piccolo Principe?

La risposta – via social – è stata unanime. Mai e poi mai un bambino è entrato in libreria per comperare il best e long seller. Sono soprattutto mamme e maestre. O se un bambino lo chiede per acquistarlo è perché “la maestra lo vuole come lettura per l’estate” o perché l’insegnante lo vuole leggere in classe. La stessa storia si ripete in biblioteca, tra gli scaffali dove trovare il libro che appassiona, Il Piccolo Principe non è richiesto.
E allora ci si interroga sul suo successo, sul suo valore, sulla sua attualità. Qui le fazioni si dividono, chi lo considera un libro sopravalutato e chi un classico assolutamente di valore pieno di simbolismo. Chi pensa che vada letto e chi ritiene che sia un libro che gli adulti amano alla ricerca di un sé bambino, un vero libro “culto” per molti. O, ancora, perché “con il suo forte simbolismo” veicola messaggi che un adulto vorrebbe trasmettere ma non si sente in grado di farlo.

Forse proprio qui sta una delle chiavi di lettura del suo successo: il mondo degli adulti con la sua ricerca di un sé bambino. Un’opera che forse vive su un equivoco perché – come dice Alice Campanelli Bigli, libraia di Rimini, tra le fondatrici del festival Un mare di Libri (cito solo lei ma tutto ciò che ho fin qui scritto mi proviene da consigli e opinioni di moltissimi altri amici e amiche “esperti del settore”) – l’età giusta per leggerlo non sono le elementari ma le medie quando lo si può meglio apprezzare, quando ai ragazzi piace annotarsi le frasi sul diario.
Libro citato, è vero, ma a mia memoria soprattutto per una frase, forse l’unica. La si trova nella dedica dell’autore all’amico Leone Werth: “tutti i grandi sono stati bambini una volta. (Ma pochi di essi se ne ricordano)”.
Dopo aver sentito tanti pareri, ho ripreso in mano la copia del libro che ho nella mia mia libreria. E’ un libro che ho trovato, che non è mio, arrivato chissà come in casa moltissimo tempo fa. Lo apro e, a matita, c’è una dedica di mano adulta: “All’impareggiabile Tommi con il desiderio di fare delle belle cose assieme, oltre a dei propositi poco mantenuti da entrambi”. Eh si, è proprio vero, è un libro che gli adulti regalano come promessa di affetto, di crescita, per nostalgia, per far sapere che anche loro sono stati bambini.