Chi ha a cuore il futuro del centrosinistra?

Qualche considerazione (purtroppo lunga) a proposito dell’articolo di Pietro Spataro sul voto utile e il sistema elettorale intitolato icasticamente: “E’ una favola che chi vota a sinistra aiuta la destra”. Per prima cosa mi chiedo: ma come è spuntato fuori il Rosatellum? Quello che diversi articoli di Strisciarossa definiscono come un sistema strambo e confuso ha alle spalle una storia politica prima ancora che una tecnica elettorale.

Il Rosatellum emerge dopo che il cosiddetto sistema tedesco – su cui si erano orientati Pd, M5S e FI – è stato abbandonato. Formalmente a bloccare questa ipotesi è stato un incidente d’aula, il voto su un emendamento marginale che cambiava il testo su cui i tre partiti si erano messi d’accordo e che fece emergere la possibilità di una guerriglia fatta di modifiche e di trappole. Il tema c’era, ma credo che a frenare sul tedesco sia stato soprattutto il Pd e per un motivo politico. Proprio in quei giorni, infatti voci autorevoli e importanti si erano espresse contro l’idea di un sistema che non contemplasse le coalizioni. A parlare per primo era stato Prodi e poi era intervenuto Veltroni. A quelle parole si era unito Andrea Orlando e si erano mostrati sensibili Pisapia (sinceramente) e anche Mdp (molto meno sinceramente). La logica di quelle prese di posizione – che avevano raccolto una grande attenzione mediatica e che avevano toccato profondamente l’animus dell’elettorato di centrosinistra – era quella di ricercare un campo unitario che non disperdesse la parola stessa centrosinistra. Non era la prima opzione di Renzi e probabilmente neppure di Berlusconi, che avrebbe preferito andare al voto non ingabbiato in una alleanza. Ma, una volta tanto, Matteo Renzi si fermò e decise di ascoltare chi lo criticava.

Scartato un sistema che non era davvero tedesco ma decisamente proporzionale, in cui ogni partito si misurava da solo col consenso dei cittadini e le alleanze si costruivano dopo il voto, era praticamente inevitabile che si puntasse ad una legge con due requisiti. Il primo è che riuscisse ad avere una maggioranza in Parlamento (dove non c’erano i numeri per il doppio turno e il ritorno sic et simpliciter al mattarellum). Il secondo che prevedesse delle coalizioni e in qualche modo le premiasse. La formula del Rosatellum ha la componente maggioritaria legata ai collegi che ha proprio questa funzione. Ovviamente a patto che le coalizioni esistano.

La destra si prepara ad usare al meglio la nuova legge (e l’impatto che i meccanismi elettorali hanno sull’opinione pubblica, perché il “voto utile” non è una invenzione di Renzi ma un noto effetto psico-politico) mentre il centrosinistra ha fallito l’obiettivo. E lo ha fallito perché – senza neppure esplorare le condizioni – la scelta di Mdp, Si e Insieme è stata quella di andare da soli dopo che avevano agitato il tema “sopravvivenza del centrosinistra” e accolto positivamente gli interventi di Prodi e Veltroni. Non sto discutendo qui di colpe (non mi interessa) ma delle conseguenze politiche che hanno le scelte che si compiono. Credo che dentro LeU qualcuno queste valutazioni le abbia compiute. L’obiettivo non è tanto quello del radicamento di questa che non appare come una forza politica ma un cartello elettorale (che credibilmente ha come obiettivo massimo il 6-7 per cento nel proporzionale e che non vincerà nessun collegio maggioritario) quanto quello del fallimento della “piccola coalizione” costruita attorno al Pd. Non è un caso che Bersani dichiarandosi disposto a discutere “con tutti tranne la destra” abbia in realtà fatto una apertura diretta solo ai 5 Stelle.

L’effetto sicuro della divisione tra la coalizione costruita dal Pd e LeU è la perdita di non pochi collegi uninominali, dove basta un voto a far vincere un candidato. La coalizione col Pd non è stata neppure presa in considerazione e mi colpisce che nell’articolo di Pietro l’idea di una alleanza elettorale non sia valutata neppure come ipotesi analitica mentre si continua a sostenere che l’obiettivo resta quello di una ricostruzione del centrosinistra. Questa ricostruzione evidentemente esiste ad una unica condizione. Non che nel Pd si affermi una diversa posizione politica (perché una battaglia simile si può fare solo all’interno di un partito), ma che quel partito esploda.

Se devo fare un paragone mi sembra la posizione di Craxi dei primi anni Ottanta quando il Psi si pose l’obiettivo di un rovesciamento dei rapporti di forza a sinistra, insomma una rottura dell’egemonismo esercitato fino ad allora dal Pci per affermarne uno nuovo di marca craxiana. La forza dell’operazione (che pure fallì nelle urne fino alla crisi radicale degli anni Novanta) era nel fatto che il Psi, un partito minoritario ma comunque del 14%, poteva contare su un leader forte e su una rendita di posizione che ne faceva il perno del sistema politico del pentapartito. Ora invece LeU si pone lo stesso obiettivo da una posizione debole non solo in termini di consenso, ma anche di collocazione nel sistema politico in cui ha un ruolo marginale salvo nell’ipotesi illusoria di una alleanza necessaria e sufficiente con i 5 Stelle per governare.

Nel 1996 l’Ulivo ebbe il suo momento elettoralmente migliore grazie a due condizioni oggi irripetibili. La prima era la divisione negli schieramenti elettorali del fronte delle destre, la seconda era un gioco di prestigio nell’uso del Mattarellum. Quel gioco si chiamava desistenza, motivo per il quale Rifondazione non presentandosi nell’uninominale e valorizzando invece il meccanismo dello scorporo per il proporzionale permise all’Ulivo di avere un successo notevole ma si garantì contemporaneamente una forte capacità di condizionamento che infatti portò alla rottura del 1998 e al cambio di premier (D’Alema al posto di Prodi) e di maggioranza (Cossiga al posto di Bertinotti). Il Rosatellum non contempla questa possibilità, se ci fosse stata – come poteva essere interesse di Pd e di Mdp insieme – con il meccanismo del voto disgiunto o della doppia scheda la legge non avrebbe avuto i voti parlamentari di Forza Italia e quindi semplicemente non sarebbe stata approvata.

Anche l’idea che la lista capeggiata da Grasso riporterà ai seggi molti elettori delusi si scontra con due elementi: nessun sondaggio ci dice che l’incertezza nell’elettorato stia diminuendo e sicuramente l’idea che il campo di centrosinistra sia litigioso e diviso lascerà a casa molta gente che percepirà il voto come inutile. In conclusione LeU è una operazione che forse non è nata per favorire le destre o i 5 Stelle ma una operazione politica che punta alla disarticolazione del Pd (e la vittoria della destra o dei grillini è quindi un effetto collaterale inevitabile ma non fondamentale) sperando che questa “esplosione” apra uno spazio politico a sinistra. E’ un po’ come tirare una bomba e dirsi: chi vivrà vedrà. Io spero che la bomba faccia cilecca, ma se dovesse esplodere davvero mi pongo una domanda: chi vivrà?