Chi cena con risotto al salto e Merlot
e chi non arriva alla fine del mese

Un nostro conoscente, dirigente di una grande azienda statale, ci raccontava ieri che essendo venuto l’altro giorno a Milano con cinque importanti signori stranieri, in visita presso varie industrie italiane, aveva offerto loro una “piccola cena” presso un ristorante dal nome noto in tutta Italia. I sei avevano consumato il seguente pasto: risotto al salto, cotoletta alla milanese (due piatti per cui il locale va giustamente famoso, ci dicono), due insalate miste, sei pesche cotte giulebbate. Bevande: due bottiglie di acqua minerale, due bottiglie di un ottimo vino Merlot, quattro caffè e due cognac. Prezzo: lire 24 mila a testa, vale a dire, con la mancia, lire 155 mila in totale, per sei a tavola.

Non è che in questo ristorante cenassero soltanto, quella sera, il nostro conoscente con i suoi cinque invitati e laggiù, lontani e mesti, il senatore Agnelli con il senatore Gava e in mezzo il deserto. No. L’amplissimo “dehors” era al completo, c’era gente che mangiava anche all’interno e addirittura qualcuno, in piedi, nell’attesa falsamente disinvolta che si liberasse un tavolo.

All’udire questo breve racconto, siamo riandati con la mente a un saggio e sentenzioso articolo del Corriere della Sera di domenica, in cui figuravano, tra le altre, queste parole: “ogni modifica della scala mobile è impopolare presso i sindacati: per ragioni di giustizia sociale bisognerebbe agire simultaneamente contro l’evasione fiscale e aggravare se necessario l’imposizione sui redditi più alti”.

Ecco in quale paese viviamo (ma ancora per quanto tempo?). Esistono molte, moltissime persone che possono cenare (in realtà, neppure sontuosamente) spendendo venticinquemila lire. In sei, come i personaggi del nostro raccontino, sborsano quanto non guadagna in un mese un bracciante (se lavora) e fino a ieri certi operai. Ebbene, la lotta contro l’evasione fiscale comporta sempre i verbi al futuro (“verrà combattuta” l’evasione fiscale. Sono decine d’anni che i nostri governanti cantano: “partiam”) o i verbi al condizionale (“bisognerebbe agire”). Quanto poi all’imposizione sui redditi più alti, il Corriere scrive che occorrerebbe aggravarla “se necessario”.

Ma signori, come potete immaginare una crudeltà simile? Come potete infierire su un poveretto che cena, bisogna ben nutrirsi, per sole venticinquemila lire? E vorreste anche aumentargli le tasse? Accresciamo le tasse, sì, “se necessario”; ma quelle sui redditi più bassi ai quali, essendo bassi, si arriva più facilmente. Il nostro fisco, più di ogni altra cosa, ha sempre temuto le vertigini.

(da l’Unità del 1 settembre 1976)