“Tolo Tolo”, quegli stereotipi italiani
e l’empatia verso il mondo dei migranti

Allora, sono andato a vedere Tolo Tolo, con un pizzico di curiosità e di diffidenza in più, dopo la tempesta di polemiche, articoli e dichiarazioni politiche. Invece ho ritrovato il solito Checco Zalone, “nato per sognare”, ma soprattutto bravo a giocare con i nostri stereotipi, per accentuarli fino a renderli insopportabili e/o quasi simpatici.

Così mi sono divertito, quasi come al solito. Mi sono divertito soprattutto alle spalle di chi aveva proposto (scherzando? ) “Zalone senatore a vita”, forse in opposizione ai troppi scienziati che compongono il ristrettissimo club, ma anche alle spalle dei tanti giornalisti che hanno scritto e dibattuto – Zalone è di destra o di sinistra? quasi fosse Giorgio Gaber – su un film che non avevano ancora visto.

Checco Zalone, ormai, è una “maschera italiana“, come lo è stato Alberto Sordi, ma in sedicesimo, senza – almeno per il momento – la sua drammaticità , anche perché Sordi era guidato da ben altri registi. Comunque non è vero che Luca Medici, nelle storie che racconta, sia “trasversale”, soprattutto questa volta, perché – anche se è indulgente verso i suoi e nostri stereotipi, nel caso specifico gli italiani “furbi” che evadono il fisco e si lamentano delle tasse e della burocrazia – si immerge nel mondo dei migranti, raccontati con semplicità, sincerità e una buona dose di empatia.

Poi, certo, prende in giro quel certo politico, senza arte né parte, che fa una carriera fulminea, e anche chi proclama “prima gli italiani“, sul barcone in mezzo al mare, e c’è anche Nichi Vendola, che si prende in giro da solo. E così, Tolo Tolo si rivela un film carino e divertente, tenero con i bambini – come sempre i film di Luca Medici – che però non rinuncia a ricordarci, “l’eterno fascismo italiano“, come direbbe Carlo Levi, trattato come una malattia ricorrente (la candida).

E poi – forse grazie alla complicità di Paolo Virzì – dichiara, qua e là, il suo grande amore per il cinema. Alla fine, Tolo Tolo ci fa ridere, sorridere e anche un po’ pensare, e si spera che il grande pubblico, che sta andando a vederlo, stracciando tutti i record di incasso, esca un po’ migliore di come è entrato…