Quando il potere cade
nelle mani irresponsabili
di stregoni e fattucchiere

In uno studio organico dedicato alle filosofie del populismo, Nicolao Merker faceva rientrare l’ostilità alla conoscenza critico-sistematica tra le specifiche caratteristiche dei movimenti populisti. Con la dimestichezza multidisciplinare vantata dal presidente del consiglio, a suo agio oltre che con i rituali di padre Pio anche con il metodo stamina, e con il pasticcio del governo sulla questione dei vaccini, la tesi che Merker ricavava dalla storia delle idee sembra essere confermata anche empiricamente.

Con il dilettantismo della tastiera, che in nome del principio uno vale uno contrappone l’opinione di chiunque al sapere specialistico, l’incompetenza giunge al potere di una società occidentale. Dall’alto della sovranità del legislatore, il politico nuovo, espresso con i riti delle parlamentarie, pretende di rendere coercibili atteggiamenti scettici, sull’obbligo dei vaccini nella scuola pubblica, che lo scienziato Burioni non esita a stigmatizzare come pericolosi e irresponsabili segni di oscurantismo antiscientifico.

L’accanimento della nuova politica che, su questo e altri campi della ricerca, intende dettare la propria legge, incurante delle acquisizioni scientifiche, viene giustificato in nome di verità superiori a quelle raggiunte a fatica nei laboratori e naturalmente affidate alla rivelazione dispiegata tramite il profetismo di un comico. Non si tratta solo di pittoresche esibizioni di sapere alternativo nel cuore della società della conoscenza, ma della estensione dell’onnivoro paradigma populista che in nome del semplice, intende demolire ogni complessità, in nome della libera doxa aggredire ogni comprovata episteme, in nome della sapienza degli oracoli del popolo sospendere qualsiasi autonomia del sapere.

Già contro le cure mediche previste contro l’Aids, il comico pretendeva di saperne ben più della scienza. Senza remore, Grillo definì l’Aids come «la più grande bufala di questo secolo» e negò che il virus dell’Hiv potesse trasmettersi sino a danneggiare il sistema immunitario. La stessa esibizione di una conoscenza superiore, diversa da quella empirica e di laboratorio, Grillo la provò proponendosi come nemico inflessibile dei test e della prevenzione del cancro. In lotta contro il sapere accreditato nei centri di ricerca, il comico scendeva in sostegno del metodo di Bella. Raffigurando Di Bella come un novello scienziato eretico, ingiustamente perseguitato dal sapere ufficiale in nome di interessi inqualificabili, il comico pretendeva di avere in dote l’autorità di attestare la veridicità delle procedure conoscitive. E sosteneva: «Come fa ad essere un ciarlatano un ometto così? Da trent’anni fa questo lavoro!». In difesa dell’eresia, era giusto curare il cancro con il latte di una capra.

La storia del grillismo è piena di questi atteggiamenti ostili al paradigma scientifico, di proclami incendiari contro i protocolli medici. La novità di oggi è che questi arroganti esercizi di un sapere alternativo non sono più le corbellerie di un comico che sui palcoscenici rivendica di possedere una illuminazione misticheggiante da riversare su ogni campo dello scibile ma sono diventate il fondamento ideologico dell’azione del governo. La trasparenza solo illusoria della rete che attraversa il cyberspazio produce un oscurantismo effettuale che minaccia il corpo reale delle persone che con-vivono nello spazio sociale. Ci voleva un comico al potere per riabilitare il grido di Platone contro la retorica degenerata che in nome dei molti annichilisce la conoscenza verificabile.