C’era una volta
il centro destra, ora
c’è la destra e basta

Sono sotto gli occhi di tutti le imponenti trasformazioni che si stanno sviluppando in questo periodo nel sistema politico italiano: andrebbero perciò analizzate in modo specifico e ravvicinato. Vorrei in questo intervento concentrarmi però solamente su un punto e, precisamente, su quello che sta avvenendo nel campo della destra. Uso in modo consapevole questa espressione: destra, non centro-destra.

Parto da una considerazione di ordine generale che però in questo caso mi sembra particolarmente utile: nel nostro paese è sempre esistita una forte componente etichettabile come destra; viene da molto lontano; si può dire che è una vera e propria struttura della nostra storia. Dopo l’esperienza fascista si è rivelata in primo piano con Berlusconi e con il berlusconismo, quando il Movimento sociale di Gianfranco Fini venne, per così dire, istituzionalizzato e riconosciuto come una possibile forza di governo, con una conseguente frantumazione, quindi, di quello che si chiamava “arco costituzionale”, che comprendeva i partiti che si rifacevano alle culture politiche dell’antifascismo.

Nei cinquant’anni precedenti la destra era stata messa ai margini della vita politica italiana, con l’eccezione del Governo Tambroni che fu, come si sa, alle origini dei moti di Genova. Questo però non significa che la struttura di destra della nostra storia fosse venuta meno nel periodo precedente; era stata, per così dire, metabolizzata e rimessa in circolazione, anche sul piano politico, dalla Democrazia cristiana. C’è una efficace espressione di Giulio Andreotti che aiuta a comprendere cosa sia accaduto prima dell’epifania della destra con Berlusconi: la Democrazia cristiana, disse una volta Andreotti, è come una grande cozza che ripulisce le acque nere e le rende potabili. In termini politici essa spostava le forze della destra su un terreno democratico e le rendeva quindi utilizzabili anche in una politica che volesse tenere fermi i princìpi dell’antifascismo.

Non c’è dubbio che Andreotti su questo punto abbia rappresentato in modi convincenti la situazione italiana e il ruolo svolto anche su questo piano da quel grande partito di massa che è stata la Democrazia cristiana: un ruolo nazionale di notevole importanza che, sia pure con compromessi e cadute spesso assai gravi, ha impedito alla destra di organizzarsi in modo diretto, e di rivelarsi con il suo volto più rozzo e più violento, facendole avere certo una rappresentanza politica e parlamentare, ma mediata da un partito che gettava le sue radici, comunque, nell’antifascismo.

Questa situazione è oggi completamente mutata; e sta qui la differenza fondamentale fra Berlusconi e la Lega di Salvini, che non ha niente a che fare con la Lega Nord di Bossi il quale è stato, certo, un politico fortemente realista ma anche, a suo modo, un visionario. Molti ricordano, credo, le sue invettive contro la “porcilaia” fascista e la sua visione di una Repubblica del nord sganciata dal resto dell’Italia e proiettata, anche attraverso l’uso sapiente di simboli e miti – il dio Po – nella nuova prospettiva di una Europa dei popoli.

La Lega di Salvini non ha niente in comune con il centro-destra di Berlusconi ed è distantissima dalla visione di Bossi. È invece la rappresentanza politica e parlamentare della destra italiana nelle sue componenti sociali, antropologiche, culturali. La destra oggi si esprime sul piano politico e parlamentare in maniera diretta, per quella che è, senza alcuna mediazione.
Non è un caso, da questo punto di vista, che soprattutto nel Mezzogiorno siano schierate con la Lega forze provenienti direttamente dal fascismo o dal Movimento sociale; se si pensasse però che la Lega è semplicemente la reincarnazione di fatti ed eventi del passato si commetterebbe un grave errore. Anzitutto questa Lega intende continuare a muoversi su un terreno democratico e non è poca cosa; rideclina, ma in modi originali, motivi del tradizionale nazionalismo italiano; intende muoversi su una dimensione europea e in questo senso, transnazionale.

Essa intende dare riconoscimento culturale, politico e parlamentare alle pulsioni e agli istinti più conservatori e reazionari della destra italiana, ma rivitalizzandoli e attualizzandoli alla luce di nuovi problemi identitari che coinvolgono, in primo luogo, la negazione dei diritti individuali che si sono affermati in Italia a partire dagli anni ’80 sfociando nella contrapposizione, netta e radicale, a tutto ciò che è estraneo, diverso: tutto ciò che è incarnato, sul piano simbolico, da quel vero e proprio mito politico che è diventata, nelle mani di Salvini, la questione dei migranti.

Non utilizzo a caso questo termine, mito, perché come è noto miti, simboli e bandiere sono un aspetto fondamentale della lotta politica in generale e particolarmente oggi anche attraverso un sistematico uso dei mezzi di comunicazione di massa, secondo una linea avviata da Berlusconi che però, anche in questo caso, è stato ampiamente superato dal leader attuale della Lega che è in primo luogo un grande costruttore di miti, di simboli che trovano piena corrispondenza in ampi strati della popolazione italiana.
Quando Salvini insiste nel dire che il centro-destra è finito e che oggi bisogna parlare di destra, cancellando il riferimento al centro, ha dunque ragione anche perché con quella specificazione – centro – Berlusconi alludeva ad una ispirazione liberale che è totalmente estranea a Salvini, il quale si muove in una traiettoria che si può incrociare con una democrazia concepita in termini autoritari ma mai con posizioni o tematiche di carattere liberale.

La destra si è dunque riorganizzata nel nostro paese in modi nuovi ed è proprio attraverso questa ridefinizione del suo profilo che sta avendo un grande successo anche sul piano elettorale. Con questa destra bisognerà fare i conti nei prossimi anni: non è un fenomeno transeunte ed è, effettivamente, l’avversario con cui le forze di sinistra sono destinate a confrontarsi – naturalmente quando saranno riuscite a riorganizzarsi e a capire che cosa effettivamente sta accadendo nel nostro paese. Questa destra e una sinistra rifondata, con la stessa radicalità di cui è stata capace la destra, saranno a mio avviso i protagonisti principali della lotta politica in Italia. Ma né l’una né l’altra cosa saranno, a mio giudizio, possibili se non si scioglierà quel grande garbuglio – come direbbe Manzoni – che sono i Cinque stelle. Ma questo è un problema di cui converrà parlare in altre occasioni e che gli elettori hanno già cominciato a risolvere.