Una logica di guerra
dietro gli attentati
dei razzisti in Europa

Esiste un’unica organizzazione terroristica strutturata dietro agli attentati razzisti, antisemiti e xenofobi che si vanno moltiplicando da qualche mese in Europa? Le azioni criminali, secondo questa ipotesi, non sarebbero fenomeni isolati, compiuti da lupi solitari magari indotti all’azione da disturbi della personalità o dal fenomeno dell’emulazione, ma sarebbero parte di un piano eversivo con una sua propria logica politica. Qualcosa di simile alla strategia dell’Isis.

È l’ipotesi sulla quale stanno lavorando gli inquirenti del Bundeskriminalamt (BKA), la FBI tedesca, e dell’Interpol dopo l’attentato di Hanau, nel quale sono rimaste uccise dieci persone: nove tra turchi e curdi, colpiti a fucilate in due shisha-bar, caffè dove si fuma il narghilè, e l’attentatore, che è stato poi trovato morto, forse suicida, a casa sua insieme con il cadavere della madre. La strage era stata programmata con accuratezza da Tobias Rathien, 43 anni, impiegato di banca e nessun precedente, e “spiegata” con un vero e proprio manifesto politico diffuso in Rete. Un testo costruito su una tesi ben precisa: gli stranieri che non si possono cacciare dalla Germania e dai paesi dell’Europa “bianca” vanno uccisi tutti perché sono gli agenti di un disegno di “sostituzione di popolazione” che è già in atto. Infatti gli invasori fanno più figli, si impadroniscono di pezzi dell’economia e sono gli agenti di un complotto mondiale che mira a distruggere dall’interno le società occidentali. Gli attentati, perciò, non sarebbero altro che i primi atti di una guerra per la salvezza della razza bianca in cui le avanguardie rivoluzionarie mirano a coinvolgere gli stati e tutta la società civile dell’Europa. Rathien, veramente, ha messo in rete anche un “appello urgente agli americani” perché anch’essi si difendano da una guerra che è già cominciata sul loro territorio, alimentata da cellule di combattenti nascosti nel sottosuolo. Sembrava il delirio di una personalità malata, ma si è scoperto che follie simili sono sostenute seriamente da alcuni gruppi suprematisti americani, con i quali Rathien è evidentemente entrato in contatto.

I precedenti

Le stesse idee dell’attentatore di Hanau animavano il Gruppo S, la rete segreta di parecchie decine di persone scoperta qualche settimana fa e che faceva capo a una cellula segreta di Augusta, in Baviera: Gli investigatori sono arrivati appena in tempo  prima che i terroristi potessero mettere in atto un articolato piano di attentati alle moschee e ai luoghi di ritrovo degli immigrati. Avevano armi pesanti ed esplosivo, piani d’azione e un preciso elenco di obiettivi. Del gruppo faceva parte anche un dirigente amministrativo della polizia della Renania-Westfalia, a conferma del fatto che i movimenti eversivi godono di simpatie e di connivenze in certi ambienti delle forze di polizia in diversi Länder.

Ma, ancor prima, nell’ottobre scorso, un testo politico con le stesse tesi era stato postato sui social media da Stephan Balliet, il ventisettenne che con una telecamera fissata sul casco cercò di compiere una strage nella sinagoga di Halle, in Sassonia-Anhalt. Per fortuna l’assassino non riuscì a entrare nel tempio, ma lasciò sul terreno due morti. Anche in quel caso l’obiettivo era quello di uccidere con una classica azione di guerra, messa in scena con il massimo di spettatori possibili. Pure Balliet si diceva convinto che fosse in atto un tentativo di sostituzione etnica. Da buon nazista  ne attribuiva l’iniziativa primordiale agli ebrei, “i nemici di sempre del popolo tedesco”. Poi gli immigrati islamici avrebbero completato l’opera.

E anche il terrorista che nel giugno scorso uccise con un colpo di pistola alla testa nella sua casa di Wolfshagen Walter Lübke, un esponente della CDU particolarmente impegnato nell’accoglienza ai rifugiati politici, nel suo interrogatorio si autodefinì un “combattente” nella guerra per evitare che la Germania cada in mani straniere. A spingerlo ad uccidere Lübke era stato, in particolare, il duro contrasto che a Kassel aveva opposto il politico cristiano-democratico agli esponenti locali del Pegida, il movimento xenofobo che vorrebbe proibire le moschee e limitare l’immigrazione di persone di fede musulmana. Dopo quello scontro Lübke era stato fatto oggetto di una pesantissima campagna di insulti e di minacce sui social.

Continuità e matrici comuni

È evidente che esistono una continuità e una comune matrice dietro tutti questi episodi. D’altronde, non si tratta di evidenze solo degli ultimi tempi. Dall’inizio degli anni ‘2000 è stato attivo in tutta la Germania un gruppo terroristico che si autodefiniva Nationalsozialistischer Untergrund (NSU) e che ha ucciso almeno dieci persone, per lo più turchi gestori di locali tipici, e compiuto attentati dinamitardi contro moschee e sinagoghe. Al processo, i tre capi del NSU, Uwe Mundlos, Uwe Böhnhardt e Beate Zschäpe hanno rivendicato le loro azioni sostenendo che le consideravano operazioni di guerra il cui obiettivo era spaventare gli immigrati perché lasciassero la Germania. Pure in questo caso sono emersi contatti con ambienti della polizia e testimonianze di una colpevole connivenza da parte di ambienti dei servizi di sicurezza.

Sono evidenti le analogie e i collegamenti con altri gruppi e personaggi della galassia razzista e suprematista di altri paesi, come Anders Breivik che nel 2011 uccise 77 persone in Norvegia perché socialisti che “tradivano” il paese favorendo l’immigrazione, il suprematista neozelandese Brenton Tarrant autore della strage nella moschea di Chrstchurch che sul mitragliatore aveva inciso, tra gli “eroi” cui si ispirava, il nome dell’italiano Luca Traini, autore del raid in cui furono feriti sei africani nel febbraio di due anni fa a Macerata. È molto probabile – ed è l’ipotesi sui cui i servizi di vari paesi stanno lavorando – che fra questi personaggi ci siano stati contatti anche organizzativi, che non si sia trattato solo di emulazione, ma che esista, magari nella rete segreta di Internet, una struttura di coordinamento se non di comando dei diversi gruppi.

Non c’è dubbio, comunque, che questo tipo di terrorismo antistranieri abbia una sua matrice molto “tedesca”, testimoniata, fra l’altro, dalla ricorrente deriva antisemita e dai richiami all’eredità del Terzo Reich. Anche questo spiega l’affanno con cui i dirigenti del partito tedesco di estrema destra che raccoglie un certo consenso popolare specie nelle regioni dell’est Alternative für Deutschland si sono precipitati a prendere le distanze dall’attentato di Hanau. Si è trattato del gesto di un pazzo – ha dichiarato subito il presidente Jörg Meuthen – non di un attentato politico di destra o di sinistra. Peccato che poco dopo tutti abbiano potuto leggere che le tesi “politiche” contenute nel messaggio postato da Rathien a proposito della “sostituzione etnica” che sarebbe in atto in Germania siano esattamente le stesse proclamate nei documenti di propaganda di AfD