Caudo: “Risaniamo Roma
lottando contro
le diseguaglianze”

Il 29 aprile, nella settimana del “grande ponte”, c’erano alcune centinaia di persone all’incontro organizzato nel Municipio 3 con Fabrizio Barca. Posti in piedi per parlare di disuguaglianze. Cominciamo da quell’appuntamento la chiacchierata su Roma con Giovanni Caudo, presidente del Municipio 3, professore a Roma 3 e ex assessore all’Urbanistica con Ignazio Marino.

Può apparire inusuale, nel parlare della nostra disastrata Roma, partire dai temi sollevati dal Forum delle disuguaglianze. Ma forse non è sbagliato se si vuole ragionare su cosa abbiano da dire le forze di sinistra in un progetto per Roma, ti pare?

“L’approccio di Fabrizio Barca, e delle associazioni che partecipano al Forum, corrisponde anche a quello che noi cerchiamo di fare nel Municipio: attivare le persone e le risorse sul territorio. E c’è un grande tema di governo della capitale nel lavoro del Forum, lavorare sulla ricchezza e sulla redistribuzione. Come si redistribuisce la ricchezza che la città produce? Un altro tema è quello della centralità del pubblico. È in corso una riflessione storica sul ruolo svolto dall’IRI nello sviluppo dell’Italia. Io penso che si debba rivalutare il ruolo pubblico, che la sinistra abbia bisogno di radicalità e di pragmatismo. Penso ad esempio al lavoro e ai libri di Mariana Mazzucato. Pragmatismo significa per esempio aiutare il lavoro della commissaria europea sulla concorrenza, perché i giganti del web fanno montagne di soldi sulle informazioni che noi gli forniamo gratuitamente.  Mi aspetterei che questa radicalità e la ricerca di nuovi terreni per l’agire fossero le sfide per l’impegno del PD ma non mi pare che lo sia, così come non c’è ragionamento su quale dovrebbe essere il ruolo rinnovato della Capitale”.

Giovanni Caudo

Il quadro di Roma che disegni è di una grande vivacità ma frammentaria…

“È sorprendente la ricchezza di iniziative e la frammentazione che c’è a Roma in questo periodo. C’è una grande fame di discussione, Roma è un corpo vivo e palpitante, da studiare. Anche la Chiesa sta facendo questo, con una metodologia che è opposta a quella che animò nel 1974 il convegno sui mali di Roma. Quello fu un modo di raccogliere programmaticamente i disagi della città. Ora, la chiesa di papa Francesco procede al contrario. È un movimento verso il basso, senza una finalità prefissata ma con una volontà di capire, di tessere reti e rapporti non previsti.  Interpreto come un segno di vero e profondo cambiamento che può aiutare la nascita di cose nuove, improbabili fino a poco tempo fa, che la holding dell’Opera Romana Pellegrinaggi sia stata affidata a un parroco, Don Remo che è del mio quartiere. Giuseppe De Rita notava, a proposito della via Crucis, che se lo scenario è Roma, il potente messaggio del papa guarda oltre, ad altri popoli, ad altre sofferenze e ingiustizie”.

Intanto Roma vive una stagione di degrado e di abbandono.

“Tutte queste energie non trovano un riferimento verso cui convogliarsi. Anche i partiti possiamo rappresentarli un po’ come chiese, con una loro logica interna, un loro rituale. Ma se guardi alla struttura della città, ovunque c’è la piazza e c’è la chiesa, non sono spazi separati, sono spazi che si compenetrano. Chi esce dalla messa entra nella piazza, dove sono gli altri. Ecco, a mio avviso questa porosità è ciò che serve oggi, per aggregare sul nuovo devi favorire l’incrocio fra le chiese grandi e piccole rappresentate dai partiti e il luogo fisico della piazza, anche contando sull’associazionismo – non sul singolo comitato di cittadini che spesso sorge su una questione molto specifica – ma sulle aggregazioni del Terzo settore, ad esempio. Quando un anno fa ho deciso di correre per il Municipio l’ho fatto con questo spirito e ritengo che sia ancora oggi la ricetta giusta e tanto più per la città di Roma, ma se devo giudicare questi mesi dico anche che non vedo la disponibilità a cogliere le opportunità all’apertura che si sono realizzate. Insomma ho il timore che “la chiesa” è considerata ancora la “comfort zone” dei partiti, la piazza invece viene evocata ma poco praticata e la contaminazione ancora meno”.

Milano ha avuto un ventennio di sindaci di destra e di sinistra che, è opinione diffusa, hanno tutti lavorato su una base condivisa per la città, sono stati espressione di una classe dirigente. A Roma questa visione comune sembra mancare.

Ignazio Marino

“Anche Napoli sta vivendo una stagione di capitale culturale. Ma forse la frattura di governo che Roma ha subito, prima con la liquidazione dell’esperienza Marino e, poi, con l’arrivo della giunta a 5 stelle, che lascia intatti i poteri di veto che operano su Roma, lascia campo a un messaggio libero e aperto, purché si riesca a dare peso politico, a dare un punto di riferimento. La popolarità di Salvini comincia a mostrare la corda, la gente comincia a pensare che la sicurezza non si garantisce con una pistola in mano, oltre ad essere evidente che Salvini ha sempre lavorato e lavora contro la città, lui Roma la vuole uccidere. Mi chiedo come fanno gli esponenti romani della destra a sbarcare sul porto di Salvini”.

Facevi riferimento a Marino. Qual è il bilancio che trai da quella esperienza?

Quando la Cassazione ha assolto definitivamente l’ex sindaco, ho dichiarato che qualcuno nel PD deve chiedere scusa a Marino, non solo per l’uomo ma per sanare la ferita inferta alle istituzioni. Ecco, io penso che il PD a Roma non si ricostruisce finché non ragiona su ciò che è successo”.

Virginia Raggi, nonostante la perdita costante di pezzi della giunta, l’arresto di Marcello De Vito, lo stato penoso della pulizia e dei trasporti – tre stazioni della metropolitana chiuse da mesi – sembra impermeabile a tutte le critiche. Durerà?

“Non sono nel coro di quelli che chiedono le dimissioni un giorno sì e l’altro pure. Quello che va fatto è sfidare la sindaca. Stanare questa giunta. Prendi la vicenda del bilancio AMA. Per più di un anno l’assessore Lemmetti ha fatto andare a vuoto la convocazione dell’assemblea dei soci per l’approvazione. Perché? Che cosa non viene raccontato alla città? AMA e ACEA sono due giganti economici di Roma e sono in mano pubblica. La giunta Raggi è in carica ormai da tre anni. Sarebbe legittimo e forse anche auspicabile avviare un grande piano di ristrutturazione delle aziende di servizi pubblici, ma perché non rendono trasparenti i loro disegni?”