Caso De Luca, problema politico per il Pd

Premessa comprensiva di conclusione: se la presunta “condotta delittuosa” di Roberto De Luca è riferita alle cose che dice e fa nell’ormai famoso video messo in rete da Fanpage, i suoi avvocati non dovranno faticare molto per ottenerne un rapido proscioglimento dall’accusa di corruzione. Anche grattando il fondo del barile, più di un’ipotesi di millantato credito i magistrati napoletani non riuscirebbero a tirare fuori. Il figlio del governatore non ha alcun incarico ufficiale in Regione. Ergo si occupa del tutto impropriamente della questione ecoballe: è questo il cuore, esclusivamente politico, della vicenda. Perché, volendo fare la parte dell’avvocato del diavolo, saremo pure in presenza dell’ennesimo caso di cortocircuito mediatico-giudiziario a orologeria (forse). E l’inchiesta di Fanpage sarà anche viziata all’origine da sospetti di dubbia conformità alle norme deontologiche (il giornalismo che costruisce i suoi scoop spiando dal buco della serratura o, peggio, tendendo tranelli, lasciamolo alle Iene che fanno spettacolo e lo dicono). Ma il Pd, in Campania, ha un problema politico gigantesco. La famiglia De Luca fattasi partito e sistema di potere. Quel video lo dimostra in maniera incontrovertibile. E definitiva.

Negli anni Settanta, analizzando il sistema Gava in due volumi che avrebbero riscritto la storia recente della Campania, Percy Allum, studioso inglese trapiantato a Napoli, indicava nel familismo di una potente dinastia veneta trapiantata a Castellammare di Stabia l’elemento fondativo di un sistema di potere esemplare, pur in un panorama di generale decadimento morale e civile qual era quello del democristianissimo Mezzogiorno dell’epoca. Fingere, come fa Renzi, di ignorare che il Pd in Campania si avvia pericolosamente a replicare quel modello, spazzato via dalle inchieste giudiziarie che travolsero il personale politico della Prima Repubblica, non porta lontano. Anzi.

D’accordo: la famiglia che si sostituisce alla politica, riempiendo il vuoto che essa ha lasciato negli ultimi due decenni, non è un’anomalia solo campana, e nemmeno solo del Pd. Ma in nessun altro caso (almeno dimostrato) i membri della famiglia si muovono, come fa Roberto De Luca in quel video, su un crinale lungo il quale si mescolano e si confondono ruoli istituzionali esercitati per implicita “delega paterna”, intermediazioni affaristiche e opacissime contrattazioni economiche.

Il clima che emerge dall’inchiesta di Fanpage, insomma, va parecchio oltre lo specifico penale che, essendo come sempre “assorbente” di tutto il resto, paradossalmente si trasformerà anche stavolta, come altre in passato, in un insospettato alleato del Pd e dei De Luca. La probabile (allo stato degli atti che conosciamo) certificazione dell’irrilevanza penale della condotta di Roberto, infatti, genererà anche l’assoluzione politica. Di proscioglimenti e assoluzioni per vicende “borderline” in cui però il Codice penale alla fine gli ha dato ragione il patriarca, Vincenzo, è collezionista. L’ultima, quella relativa al famoso “discorso delle fritture”, con cui consegnava pubblicamente a Franco Alfieri, suo capostaff ed ex sindaco di Agropoli, la palma di campione mondiale della pratica clientelare. Invitandolo a mettere a disposizione della causa del SI al referendum costituzionale questa sua “specializzazione”.

Sappiamo tutti com’è finita: l’accusa di voto di scambio è caduta in istruttoria. La “depenalizzazione” è servita a passare un colpo di spugna politico sulla vicenda. E Franco Alfieri corre per un seggio alla Camera nel collegio uninominale del Cilento. Chi avrà pazienza (e, al di là della sua natura pirotecnica Vincenzo De Luca ne ha da vendere), assisterà anche alla “riabilitazione” di Roberto, vedrete. Renzi, magari, tirerà un sospiro di sollievo. Ma stavolta potrebbe essere troppo tardi per cercare di riacciuffare i buoi nel frattempo scappati dalla stalla…