Caso Balotelli,
è una scelta
l’impunità ai razzisti

Domenica 3 novembre, Stadio Bentegodi di Verona, minuto 54 del match tra Hellas e Brescia: Mario Balotelli scaraventa il pallone contro la curva e minaccia di uscire dal campo. È accaduto ancora una volta che dagli spalti piovessero contro di lui “buuu” razzisti e questo ha innervosito l’ex-attaccante di Inter e Manchester City, bersaglio sin da quando era ragazzino dei beceri ululati per il colore della sua pelle.
Lasciano sbigottiti le dichiarazioni dell’allenatore del Verona Ivan Juric che, pur essendo stato anch’egli vittima di episodi di razzismo, ha negato di aver sentito i cori, così come quelle del presidente Setti, che ha derubricato l’episodio a “ironia” dei veronesi, una tifoseria che si è sempre contraddistinta per la propria intolleranza nei confronti di calciatori di colore e meridionali e il cui capo ultrà, Luca Castellini, ha esplicitamente detto ad una radio locale che Balotelli in quanto “negro” non sarà “mai del tutto italiano”. Alla faccia dell’ironia.

C’è l’obbligo di telecamere per registrare i razzisti

balotelli verona
Ben venga, allora, la condanna del Ministro dello Sport Spadafora. Il punto, però, è che perfino le società finiscono per divenire vittime di tutto questo: per quanto sia esecrabile la posizione di Juric e Setti, è difficile pensare potessero andare oltre il simbolico comunicato stampa di condanna.

Il problema, infatti, è legato principalmente alle regole federali in materia di razzismo perché il nuovo art. 62 delle norme organizzative interne contiene ancora due grandi falle. La prima è la non tassativa presenza negli stadi dei responsabili dell’ordine pubblico nominati dal Ministero dell’Interno, mentre la seconda è il non far nemmeno cenno all’obbligo da parte dei club di installare dispositivi tecnologici che consentano di individuare i soggetti che si macchiano di episodi di razzismo. Una novità che in Inghilterra è già largamente in uso e che in Italia è lasciata alla totale discrezionalità di qualche presidente un po’ più sensibile.

Il filo nero del tifo organizzato

verona hellas
Insomma, la Figc scarica tutto sulla responsabilità oggettiva delle società, permettendo che resti impunito chi scrive striscioni o canta cori razzisti.

E i club difficilmente denunceranno, perché non è semplice mettersi contro il tifo organizzato: il più delle volte ci troviamo dinnanzi a gruppi influenti, che hanno rapporti con la criminalità organizzata e le cui ritorsioni possono anche essere pesanti (ne sanno qualcosa Andrea Agnelli e Aurelio De Laurentiis).

L’unica certezza è che non ci sarà alcuna copertura politica da parte del governo. E difatti, se l’ex-Ministro degli Interni Salvini parlava di semplice goliardia a proposito del razzismo negli stadi e si faceva fotografare tranquillamente in compagnia degli ultras, la ministra Lamorgese risulta non pervenuta sulla questione.

Balotelli non deve restare solo

balotelli a verona
Allora si smetta con discorsi banali tanto del tipo “non sono tifosi”, quanto “sono cose da stadio”, qui si tratta di un fenomeno radicato endemicamente nelle tifoserie di tutta Italia.

Questo governo, seppur con molti limiti, è nato su basi programmatiche di netta discontinuità rispetto al passato.

Il premier Giuseppe Conte ha più volte ribadito la necessità di un “nuovo umanesimo”, così come il Pd nell’ultimo anno si è contraddistinto, dall’opposizione, per la lotta ad ogni forma di fascismo e xenofobia: se è necessario intervenire sul punto, lo si faccia partendo dalla questione annosa del razzismo nelle curve, si costituisca un tavolo di intesa con la Figc per favorire una volta per tutte certezza del diritto e cultura della prevenzione, due concetti che fino ad ora sono stati totalmente esclusi dal dibattito pubblico, in modo da aiutare anche i club nella selezione della tifoseria che viene allo stadio.
Quella di un ragazzo di ventinove anni come Balotelli – trattato da estraneo nel suo Paese ed insultato per le sue origini ghanesi – frustrato in campo e sui social e lasciato solo nella sua lotta al razzismo è una scena che non vogliamo più vedere.