Casa-Calenda, una “cosa”che nasce con il trattino

Casacalenda è un piccolo paese, poco più di duemila abitanti, vicino Campobasso in cui ogni anno si svolge una festa del cinema molto bella. Non a caso è nato qui Flavio Bucci e da qui vengono i progenitori di due attori italo-americani, il sanguigno Paul Sorvino e la bellissima figlia Mira. Ma Casa-Calenda col trattino può diventare o è già diventata il rifugio di quanti nell’area centrista del centro-sinistra vogliono costituire un polo moderato serio, diverso dalla sinistra ma anche distante dal confusissimo protagonismo di Matteo Renzi. Il ministro ha mostrato competenza, capacità di tenere il video, è stato, sempre in video, molto più bravo di quelli del Pd a contrastare Salvini e i grillini, ha dato e preso schiaffi da Michele Emiliano a proposito dell’Ilva di Taranto. Non si presenta alle elezioni.


Siamo di fronte a un personaggio che sta costruendo il proprio successo in modo singolare rispetto a tutte le carriere politiche. Lui non viene dal basso, è figlio e nipote della grande famiglia Comenicini, la classe ce l’ha nel sangue, ma soprattutto non tenta queste operazioni confuse che hanno ammorbato la vita della Seconda repubblica.
In questa tragica esperienza italiana, tragica per ora solo politicamente, la confusione dei ruoli è stata sovrana: ad un certo punto erano tutti per la globalizzazione, a Berlusconi si è contestato qualche ipotetico rapporto con la Cosa nostra e poi un magistrato lo ha condannato per “pruderie”, nel frattempo nessuno ha messo occhio su come stava allevando una destra pericolosa.
La sinistra si è innamorata di Clinton e Blair, poi si è accorta, quando i buoi erano scappati, che forse bisognava correggere ma non aveva in mano lo strumento per questa svolta perché il Pd nasce moderato e il prodismo attua il primo tentativo di liquidazione del post-comunismo che poi Renzi realizzerà. Ovviamente i rottamatori, sia quello dolce sia quello aggressivo, dicono che hanno agito perché vittime di complotti per i quali è pronto sempre lo stesso nome che neppure cito per la banalità di questa polemica.
Calenda, almeno finora, si è sottratto a questa disputa fra comari. Sta sul pezzo. Le sue posizioni sono quelle di un moderato non contemplativo, di uno che ha in testa lo sviluppo dl paese, di un front man contro razzismo-fascismo-estremismo. E’ anche uno che non si è fatto dominare da Renzi e ha avuto lo sguardo lungo di sottarsi al gioco micidiale delle liste orchestrato dall’ex premier.


Fare un partito iniziando da una personalità è impresa lunga e difficile. O nasce nel fuoco di una rivolta di popolo, come è accaduto con Grillo e i milioni di lettori anti-sistema dei 5 stelle, oppure si tratta di costruzioni che hanno bisogno del loro tempo e che si logorino tutti i “personaggetti” che ambiscono ad occupare il centro della politica italiana.
Calenda non dice quello che vuol fare. Dice dove sta e sta esattamente dove può nascere, sulle ceneri del Pd renziano, una nuova cosa, piccola o grande, che attragga moderati riformisti o riformisti moderati.
Credo che il ministro di cui Renzi ha paura sia la migliore dimostrazione del fallimento del Pd. Il Pd è stata una idea generosa ma anche, e forse soprattutto, una costruzione a tavolino. Qualcuno, come Walter Veltroni l’ha idealizzata, a molti è piaciuta la formula dei riformismi che si univano, tanti hanno temuto il sovrastare della nomenklatura comunista, i più furbi hanno capito invece che era l’unica trappola per imprigionare la sinistra. Insomma il Pd non è nato perché il paese ne aveva bisogno.
Il paese ha bisogno di una sinistra robusta priva della sindrome del “dio minore” e di una o più Casa Calenda abitate da gente seria che non ha fatto il boy scout perché in quelle ore domenicali studiava economia o storia e nel tempo libero giocava a calcetto o andava a scopare. Insomma quelli normali.