Caro Zingaretti, basta lamenti. Il governo deve cambiare

Nicola Zingaretti, si legge su Repubblica, “si sfoga con i suoi” a causa di un governo che è privo di una linea, approssimativo e inadeguato su tutto, dall’immigrazione alla scuola. Il Segretario di un partito centrale nella coalizione di governo, ha commentato Ida Dominjianni sulla sua pagina Facebook, sembra parlare di un governo del quale non è parte e “si sfoga con i suoi” dando ai cronisti l’impressione, da molti caldeggiata già durante il lockdown, di voler rompere gli indugi e rimettere tutto in mano agli elettori.

Alle origini dello sfogo del Pd

E’ così che va inteso questo “sfogo”? Se sì, allora si mostri determinazione, ma senza lamento per le cose che non vanno – anche perchè qui si parla di un partito di governo che lamenta se stesso.

Zingaretti ha ragione di essere insoddisfatto, su molte cose, e soprattutto sulla questione dell’immigrazione, che la pandemia ha solo congelato. Il Mediterraneo è tornato ad essere un luogo di smarrimento, delle vite di chi lo attraversa e delle idee di chi lo dovrebbe governare dalle coste europee. Ricordiamo che questo governo è nato la scorsa estate con la promessa solenne di cancellare i vergognosi decreti Salvini subito, entro il 2019. E ad un anno esatto dal Papeete siamo ancora governati dal volere di Salvini congelato in quei decreti. Lo stesso Zingaretti lo dice: “Sono mesi che poniamo questi temi. Ora ribadiamo, occorre lavorare affinché il governo urgentemente e nella sua interezza affronti in maniera adeguata questa complessa materia”. Ci vuole forza e determinazione. Ora, non domani. Non lamento, ma opere.

Giuseppe Conte

 

Cambiare le politiche migratorie

Una svolta netta e senza tentennamenti sulle politiche migratorie sin qui adottate, votate o proposte da questo governo. Il PD non può sottovalutare questo problema e non può sbagliare. Non può confondersi con i suoi avversari. Deve avere il coraggio di tenere la barra dritta in direzione dei diritti umani, non della loro violazione e mercanteggiamento. Per, anche, riportare l’Europa in prima fila – anche questo è parte della strategia post-Covid.

Ora, non alle calende. E’ tempo di marcare una comprovabile discontinuità rispetto al governo di centro destra e di incalzare e superare l’ambiguità (se non l’aperta opposizione) del M5S. La notizia di questi giorni dei migranti uccisi dalla Guardia costiera libica è un pugno nello stomaco per chi si ritiene democratico. E’ anche la conferma del fallimento politico e morale di intese con paesi o fazioni che perpetrano una sistematica violazione dei diritti umani.

E’ ancora fresco il ricordo del voto del PD in parlamento a conferma degli accordi con la Libia. Questa non può essere la politica dei democratici sul Mediterraneo; non può essere accettabile tenere negoziati con paesi che non garantiscono standard minimi di diritti umani, e che, soprattutto, tengono sotto ricatto noi e l’Europa. Non può essere neppure giustificabile associarsi alla campagna indecente contro le ONG.

Si cambi rotta, dunque. Si approntino proposte chiare e fattibili delle misure da prendersi nel Mediterraneo. Zingaretti dice di volerlo. E dobbiamo credergli. E’ arrivato il tempo, dunque: non di lamenti e di annunci, ma di opere per modifiche radicali dei decreti sicurezza e per superare la Bossi-Fini, l’attuale legge sull’immigrazione.