Caro Serra, c’è anche
il bullismo dei ricchi

Caro Michele Serra, a me è dispiaciuto il can can sollevato attorno alla tua “amaca” dedicata al bullismo nelle scuole, agli alunni che aggrediscono gli insegnanti. Ti accusano in sostanza di essere passato dall’altra parte, dalla parte delle persone ricche, colte e perbene, contro i poveri ignoranti. Hanno in un lampo cancellato la tua vita precedente, quella che abbiamo condiviso. Quando abbiamo trascorso la nostra infanzia politica negli stanzoni dell’Unità di Viale Fulvio Testi a Milano.

Invano hai cercato di dimostrare che tu, in sostanza, volevi solo affermare che anche la nostra attuale società è divisa in classi. E che i figli di famiglie non benestanti, in ragione del classismo imperante, ricevono un’educazione meno elevata. Sono costretti a frequentare di più le scuole professionali che i licei. Spinti dalla speranza di più facili sbocchi lavorativi. Sono più portati alla scarsa acquiescenza, anche nei confronti dei professori. Apriti cielo. Ho letto una moltitudine di testimonianze di amici e compagni di famiglie operaie che ripercorrevano le proprie biografie in gran contrasto con le tue impressioni. Insomma molti hanno testimoniato di aver saputo riscattare le proprie “umili” origini.


La tua fotografia sociale, insomma, risulta imprecisa. Forse risale ai tempi di quella nostra antica infanzia politica. Quella in cui si parlava di “aristocrazia operaia” e Sergio Garavini suggeriva ai delegati di fabbrica di andare alle trattative indossando la cravatta. E Giuseppe Di Vittorio non invitava i cafoni meridionali, come scrivi tu, a mettersi il cappello, bensì a non levarselo quando passava il padrone.

Eppure, anche in quei tempi, non erano tutte rose e fiori. Io ricordo il coro potente che percorreva i cortei dei metalmeccanici milanesi, negli anni sessanta-settanta, con un collerico “Padroni, padroni del buco del cul, vaffan…”. Non proprio un omaggio a Monsignor della casa. E come non ricordare Umberto Eco che a proposito dei ragazzi di “Cuore” elogiava Franti che aveva “dietro di sé una condizione sociale, e una stamberga malsana, e un padre sottoccupato”. Franti che “lancia sassi contro i vetri della scuola serale e cerca di picchiare Stardi che, poverino, gli ha fatto solo la spia”.

Altri tempi. Le statistiche, a dire il vero, non assicurano, del resto, che più si è poveri e più si è maleducati. L’Istat, in un’indagine sul bullismo, ha affermato, ad esempio, che le azioni vessatorie sono più frequenti nel Nord del Paese, rispetto alle regioni meridionali. Eppure non si può negare che le terre del Sud ospitino livelli di povertà assai maggiori rispetto al Nord. E semmai sarebbe da notare con rammarico, come quei giovani del Sud (in compagnia, in questo caso, con quelli del Nord) non siano in grado di produrre una rivolta di massa contro le condizioni dilaganti di precarietà. Magari risolvendo, invece, il tutto con un affidamento avventuroso ai 5 stelle. Chiamiamolo pure “populismo”, ma non basta.

La stessa società del nord si è del resto molto trasformata. Lo stesso Serra si sarà accorto della presenza di famiglie arricchite che educano i figli non alle buone maniere, ma alla violenza, all’odio sociale, spesso rispetto agli immigrati. E’ più facile trovare rispetto, solidarietà, “educazione” in famiglie che hanno conosciuto e conoscono il disagio. E quegli operai che gridavano slogan volgari nei cortei milanesi oggi, magari, trattano, come succede all’Alcoa, dopo sette anni di una lotta dura e responsabile, per avere un ruolo nella gestione della fabbrica.

C’è infine un altro aspetto, in questa polemica, che è stato nascosto, dimenticato. Riguarda gli insegnanti. Ne ha scritto su queste pagine di strisciarossa, Igor Piotto che è dirigente in Piemonte del sindacato della conoscenza aderente alla Cgil. Le maestre, i maestri, i professori, hanno perso in questi anni autorevolezza. Non godono più di quella stima sociale che avevano un tempo, non godono più di quel ruolo riconosciuto nel passato. Anche perché i vari governi via via, hanno contribuito a questa opera di demolizione. Il bullismo è frutto a anche di tale deprezzamento dell’apparato scolastico.

Caro Michele Serra, questo volevo dirti. Con l’amicizia di sempre.

Bruno Ugolini